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20 Gennaio 2017
17:07

Sanremo 2017, primo ascolto delle canzoni dei 22 Big: vince la tradizione, poche le novità

Abbiamo ascoltato per la prima volta le 22 canzoni del prossimo Festival di Sanremo e queste sono le prime impressioni di un lotto che è molto tradizionale, ma può contare anche su qualche acuto.
A cura di Francesco Raiola
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L'amore, il passato, gli errori e i ricordi. Sono questi i temi principali delle canzoni che saranno suonate al prossimo Festival di Sanremo. Come ogni anno, infatti, alcuni giornalisti hanno potuto ascoltare in anteprima le canzoni per farsi un'idea di quello che succederà dal 7 all'11 e come ogni anno si sono trovati di fronte ad alcune conferme e qualche (non tantissime, per la verità) sorpresa. Alcuni hanno chiaramente proseguito sulle sonorità che li hanno rese tali e così D'Alessio, Zarrillo, Al Bano, sono esattamente quelli che vi aspettate, mentre altri hanno proseguito quello fatto in questi ultimi anni, come la Mannoia, Moro e Clementino. Qualche sorpresa dagli esordienti, come Raige e la Luzi, Gabbani che porta uno dei testi più complessi e da un Ermal Meta che presenta il pezzo probabilmente più intenso e sociale, mentre si tengono sul ‘classico' alcuni nuovi come Elodie. Sanremo è Sanremo ed è giusto così, la tradizione vince (e il direttore artistico lo sa, anche se ha dovuto affrontare la mancanza di proposta da parte delle band e si un sound più ‘nuovo' almeno nel pop dello scorso anno), qualche applauso sincero per alcuni, qualcuno più ironico per gli altri. Ovviamente resta la difficoltà di descrivere una canzone e un mood, più in generale, soprattutto a seguito di un solo ascolto e di una versione base, quindi senza le complessità e il plus dell'Orchestra. Queste, comunque, sono le primissime impressioni dei 22 Big (nell'ordine scelto da Conti in questa sua speciale playlist). Ci risentiamo tra qualche settimana per capire se erano ben calibrate.

Ron – Ottava meraviglia

"Un ritorno importante al festival" dice Carlo Conti dando il la agli ascolti delle 22 canzoni. E Ron con "L'ottava meraviglia" torna con un brano melodico, su una base di piano, che sa di operistico, parla di amore e del tempo che passa, tema ricorrente quest'anno, di "io e te", sanremese fin nel midollo e perfetto nel curriculum del cantautore di Dorno.

Paola Turci – Fatti bella per te

Il titolo è esplicativo di quello che andremo a sentire, gli arrangiamenti virano verso il pop rock andante di questi anni, quelli che guardano un po' all'elettronica e un poco all'estero e che ha influenzato tanti dei nostri, esplodendo nel ritornello. La Turci con "Fatti belle per te" canta la bellezza di essere se stesse, dell'età che avanza, perdonando il tempo che passa.

Sergio Sylvestre – Con te

Ancora l'amore e ancora il lasciarsi. Anche Sergio Sylvestre, ultimo vincitore di "Amici", non rinuncia al tema prediletto di Sanremo e mette su un pezzo che parte come una ballad, prima di puntare sulla voce del cantante americano in una canzone che pare essere stata pensato dal Tiziano Ferro di qualche anno fa. Pezzo radiofonico, orecchiabile, che si apre nel ritornello e ci racconta di come "Adesso ci sta un altro con te".

Giusy Ferreri – Fa Talmente male

Un titolo che ha una doppia lettura per un altro pezzo che ci racconta di un amore finito, di un silenzio "già fatale". Per "Fa talmente male" di Giusy Ferreri la produzione è affidata a Ketra e Takagi, autori, tra le altre, di Roma-Bangkok, che non spingono quanto potrebbero, ma danno comunque vita a uno dei pezzi che movimenta il lotto. Sarà interessante capire come suonerà accompagnata dall'orchestra.

Michele Bravi – Il diario degli errori

Michele Bravi con "Il diario degli errori" torna all'italiano dopo "I Hate Music", il suo ritorno dopo la sosta youtuber e lo fa con un pezzo pop melodico che svolta un po' dalle sue ultime uscite pur mantenendo il tappeto elettronico. Bravi canta i propri errori e "la pelle già strappata". Ecco, dopo la svolta "bowiana" forse si poteva rischiare un po' di più.

Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso

Partono gli archi, c'è il violino e il crescendo per un altro pezzo che, come successe lo scorso anno, gioca con la dance, esplode nel ritornello, getta un po' di "eeeehhhhh" e "ooooohhhh" per un momento in cui l'ex Dear Jack capisce che "la felicità non è per sempre".

Fabrizio Moro – Portami via

Ancora una ballad e ancora una base di piano per Fabrizio Moro con la sua "Portami via". A farla da padrona per un pezzo che fila via liscio, senza infamia e senza lode con un testo che ancora una volta parla degli errori e una richiesta di essere portato via proprio da questi, ma anche dal vuoto e dagli anni invadenti.

Raige e Giulia Luzi – Togliamoci la voglia

Forse "Togliamoci la voglia" di Raige e Giulia Luzi è uno dei pezzi che ha maggiormente spiazzato durante la sessione degli ascolti. Accolti freddamente nelle scorse settimane i due riescono a mescolare bene le voci con una partenza a 1000 e gioca tra il rap e una chitarra blues (sic) che accompagna l'ascoltatore in una canzone che parla di amore e di "io e te", ma riesce a non annoiare, mantenendo un'ambientazione notturna, senza nascondersi e dando seguito a quello che pensate leggendo il titolo.

Gigi D'Alessio – La prima stella

Gigi D'Alessio è uno di quelli che non può che fare se stesso, senza rischiare, anzi. E così, il cantante napoletano porta un pezzo sulla madre scomparsa e che fa un "recap" dei suoi 50 anni. Classicissimo, melodico e sanremese come te lo aspetteresti a Sanremo, D'Alessio con "La prima stella" non si smentisce nel suono e nel testo che parla alla madre e le dice quanto vorrebbe farle vedere i suoi cambiamenti e le sue rughe.

Bianca Atzei – Ora esisti solo tu

"Ora esisti solo tu" di Bianca Atzei: un pezzo che non mette e non toglie nulla alla carriera della cantante, che è pregno di Kekko dei Modà che, non a caso, ne ha scritto testo e musica per una canzone che cresce piano piano, staccandosi dall'idea di ballad e un testo che, chiaramente, parla d'amore.

Marco Masini – Spostato di un secondo

Quando Masini sente odore di Sanremo quasi si trasforma e succede anche questa volta. "Spostato di un secondo" parte con un parlato che pian piano diventa quasi un rap; lasciate stare l'idea di ballads o la malinconoia, anzi, Masini pesca nel pop elettronico tanto amato in questi anni per un testo che guarda al passato e al presente e a quello che avrebbe potuto essere (ad esempio, come sarebbe stata la sua voce "senza anni di nicotina"?).

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta

"Che sia benedetta" di Fiorella Mannoia potrebbe uscire dritta dritta dalle session che hanno portato a "Combattente", l'ultimo album della cantante che torna dopo molti anni sul palco dell'Ariston e parla di errori, sbagli e scuse non dette e di tenersi stretta una vita che è "incoerente e testarda".

Clementino – Ragazzi Fuori

Clementino con "Ragazzi Fuori" porta il rap a Sanremo, un rap più melodico rispetto a quello di Raige che racconta storie di ragazzi che vivono in condizioni difficili e che non ha paura di arrischiarsi, almeno per un po', nel dialetto napoletano. Una certezza la sua voce nasale.

Chiara Galiazzo – Nessun posto è casa mia

Chiara sceglie la semplicità, ancora il piano che dà il la a questa ballata in cui l'ex X Factor racconta il coraggio "di chi lascia tutto alle spalle e poi ricomincia". Perfetta, pure troppo con "Nessun posto è casa mia".

Francesco Gabbani – Occidentali's Karma

Gabbani è uno che non ha paura, lo abbiamo visto lo scorso anno e lo vediamo quest'anno, con una canzone che dà un calcio all'amore e ai temi sanremesi per addentrarsi nella modernità, nei vizi tecnologici, nelle mode (selfie), con una critica di fondo al web che è "coca dei poveri". Un testo, quelli di "Occidentali's Karma", forse tra i più complessi del lotto e con una varietà maggiore di parole, come sempre ballabile.

Elodie – Tutta colpa mia

Cosa aspettarsi da un esordio a Sanremo? Ecco, non molto, e infatti Elodie con "Tutta colpa mia" si nutre di un testo d'amore scritto (anche) da Emma, un pezzo sul lasciarsi con la sua voce scura che piace e che probabilmente piacerà anche alle radio. Almeno per un po'.

Michele Zarrillo – Mani nelle mani

Anche Zarrillo fa Zarrillo – anche se a volte pare Zampaglione – nel raccontare i ricordi e un tempo andato. "Mani nelle mani" è un  pezzo super sanremese che non metterà granché alla sua discografia, ma ne rafforza il nucleo principale, questo sì.

Ermal Meta – Vietato morire

Ecco che poi arriva uno dei più giovani, una delle scelte più criticate nelle scorse settimane e mette tutti in riga con un pezzo dedicato alla madre ma che ha un registro completamente diverso da quello di Gigi D'Alessio. "Vietato morire" di Ermal Meta è un pezzo sulla madre che è una scusa per parlare di violenza sulle donne, riuscendo a non essere banale, pur ribadendo concetti che in questi anni abbiamo sentito spesso ("L'amore non colpisce in faccia mai"). Merita gli applausi della sala stampa, non fosse altro che per l'impegno.

Lodovica Comello – Il cielo non mi basta

Una selva di autori (bravissimi, tra l'altro) per "Il cielo non mi basta", uno dei testi più brevi che punta tutto sulla voce della Comello ma che non è né carne, né pesce, in attesa di vedere, però, come renderà sul palco accompagnata dall'orchestra.

Al Bano – Di rose e di spine

Come ve la immaginereste una canzone di Al Bano che parla d'amore, da cantare sul palco del festival di Sanremo? Ecco, avete indovinato. Al Bano con "Di rose e di spine" fa Al Bano e ormai sarebbe assurdo fosse il contrario e dà voce alla propria voce. "Non è un inedito di Puccini o Mascagni” scherza Conti rispondendo al vociare della stampa in sala.

Nesli & Alice Paba – Do retta a te

Comincia Nesli con la prima strofa, tocca alla Paba nella seconda, che termina però a due. "Do retta a te" fa il suo – anche se non è che proprio se ne sentisse la mancanza -, corre sulle sonorità care a Nesli che ha mollato il rap da un po' per immergersi nei meandri del pop, anche se il testo gioca in maniera un po' troppo facile per quanto riguarda le rime (Tu-più-blu).

Samuel – Vedrai

Il pezzo di Samuel "Vedrai" è elettronico e pop, come è giusto che sia, gioca con gli stilemi che ne hanno fatto uno dei padri del genere coi suoi Subsonica (da cui riprende alcune impressioni, come quella del "navigare"). È uno dei testi, sicuramente, più interessanti e vari dei 22 e di questo gli va dato atto, in attesa di capire come funzionerà con l'orchestra.

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