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Eminem compie 50 anni: cosa ha rappresentato in Italia una delle icone del rap mondiale

Eminem, uno dei rapper più iconici degli ultimi anni, compie mezzo secolo: ecco cosa ha rappresentato per la cultura hip-hop in Italia.
A cura di Vincenzo Nasto
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Eminem 2000, foto di Kevin Winter per Getty Images
Eminem 2000, foto di Kevin Winter per Getty Images

E adesso è proprio vero: Marshall Bruce Mathers III, in arte Eminem, ha appena compiuto 50 anni. Il rapper di Detroit segna il suo 50esimo anniversario in un silenzio rumoroso, di quelli che raccontano una parte dell'evoluzione culturale italiana dei primi anni 2000, ma che nel folle sistema di accumulazione seriale della musica nel 21° secolo, non riesce a trovare uno spazio, se non amarcord. E invece Eminem ha influenzato una generazione fine anni '80 – inizio anni '90, che in Italia ha respirato quel successo, anche discografico, cercando di trasportarlo oltreoceano: il rapper di Detroit è stato simbolo di una liberalizzazione della musica hip hop che in Italia non riusciva ad avere una dimensione popolare, perché non aveva avuto negli anni un rappresentante bianco (hai capito Vanilla Ice?). E allora quale miglior prodotto americano bianco, come Eminem, poteva aprire una stagione del rap in Italia al Festival di Sanremo nel 2001 con la figura iconica di Raffaella Carrà? Quale simbolo di misoginia, violenza e omofobia poteva far arrabbiare e allo stesso tempo intrigare il pubblico italiano, se non Eminem? E allora basta riprendere il titolo del Corriere della Sera post-ospitata a Sanremo per centrare il contesto mainstream di quegli anni: "Il ciclone Eminem non ha travolto Sanremo". Sì, ma ha travolto una generazione, influenzato le proprie famiglie, e aperto una discussione su ciò che in Italia potesse significare questa musica.

I primi anni di carriera

Eminem compie 50 anni, anche se la sua timeline musicale ha vissuto più vite. Dopo i risultati incerti di "The Slim Shady EP" nel 1997, la sua pietra filosofale risale al rapporto tra Jimmy Iovine, presidente della Interscope Records, e Dr.Dre, producer di fama mondiale grazie agli NWA, con cui formerà una coppia internazionale negli anni. I due, che in seguito fonderanno e venderanno per tre miliardi di dollari l'azienda Beats, scopriranno il suo Ep nel garage di Iovine, dando vita nei due anni successivi a una dirompente crescita del rap anche oltre oceano. "The Slim Shady LP" sarà certificato quattro volte disco di platino, anche con brani come "'97 Bonnie and Clyde" e "Guilty Coscience": sono i primi tentativi del rapper di Detroit di utilizzare la provocazione nella sua arte, episodi distopici in cui la violenza e la misoginia, raccontate con malizia nel testo, riescono a creare quel senso di alienazione nell'ascoltatore. Seguirà "The Marshall Mathers LP" il 23 maggio 2000 e il resto è storia: con quell'album aperto da "The Real Slim Shady", il progetto vende 35 milioni di copie nel mondo. Un successo planetario, ma che aprì la stagione dei problemi legali per il rapper.

L'esercizio folle di Without me

Dagli screzi con la moglie e fidanzata storica Kim, a quelli di dipendenza della madre raccolti nel singolo "My name is", Eminem riesce a incastrare successi come "Stan", in cui campiona "Thank You" di Dido, il racconto di un fan, suo alter-ego, che cerca in maniera così violenta di imitarlo da indurlo alla pazzia, al patologico. È il racconto di una narrazione della scena hip hop che cambia, che finalmente comincia a parlare di sé così tanto, da arrivare su altri lidi. Tutto questo fino a "The Eminem Show". Il disco rappresenta una delle migliori versioni di Eminem per brani come "Without me", in cui la versione più folle di Slim Shady, il suo alter-ego, prende il sopravvento: da Michael Jackson, a Robin e Batman con Dr.Dre.

Quel video e la sua trasmissione fluente su canali come MTV ha segnato non solo la generazione statunitense, ma anche quella europea. Quel progetto vince il Grammy come miglior album, come miglior video e apre le piste al singolo "Lose Yourself". E qui che il pubblico italiano di quegli anni si accorge di quanto Eminem stia spostando il peso non più della sua musica, ma del suo personaggio.

Eminem ospite al Festival di Sanremo 2001

"Lose Yourself" tratto dal film di chiaro stampo autobiografico "8 mile" diventa il regalo per una generazione che ha visto nettamente il rap negli Stati Uniti nella narrazione quasi cavalleresca della faida West Coast – East Cost. Non ci sono più le due icone nere Notorius B.I.G e Tupac Shakur, figli di storie che raccontavano il disagio del razzismo e della brutalità della polizia nel Bronx e della California comptoniana: c'è un ragazzo bianco nascosto dalla felpa, che scrive i propri testi in bus prima di andare a lavorare. Nel biopic viene raccontato il rapporto malandato con la madre, le liti con il patrigno, il rapporto tossico con la fidanzata Kim, l'amore per la musica hip-hop e l'uso terapeutico della stessa, la rivincita sociale dell'uomo bianco, non più colpevolizzato per l'appropriazione culturale, accusa più volte mossa a Vanilla Ice, ma accettato dalle radici del mondo hip-hop nero, da Dr.Dre a Proof, fino a 50 Cent e Jay-Z che lo vorrà nel suo "Blueprint" nella traccia "Renegade".

È la storia in cui ogni ragazzino italiano, magari proveniente da una dimensione sociale e familiare di enorme precarietà, può rivedersi. Il risultato? In Italia, grazie alla figura iconica di Raffaella Carrà che lo vorrà come superospite del Festival di Sanremo 2001, il rapper riceverà il suo ben servito a causa di una mini-playlist che dovrà cantare in playback: la paura di una dimensione polemica del rapper in prima visione, a un pubblico generalista, la fa ancora da padrone.

Da Vomito in Natale in India fino all'Oscar di Lose Yourself

Ma da lì, Eminem è sdoganato nel pubblico italiano: anche le famiglie più reticenti osservano il suo processo di integrazione, con tutti i limiti che il mondo culturale ha in quegli anni per approcciarsi a un soggetto così divisivo nei contenuti musicali e non solo. In Italia lo vedremo riproposto sui grandi schermi del cinema nel 2003 grazie a Neri Parenti ed Enzo Salvi: la figura di Vomito, alter-ego di Eminem nel film "Natale in India", fotografa la dimensione del rap in Italia, con le scoregge infiammate sul palco e nulla più.

Ma Eminem è così attrattivo che anche quell'esperimento di demonizzazione della figura attraverso la chiave ironica non riesce, e il suo rap entra nelle case di quelli che saranno i rapper del futuro: Gemitaiz e Nayt sono solo alcuni che hanno rivelato di essersi ispirati al rapper di Detroit. L'Oscar per il miglior brano originale nel 2003 per il brano "Lose Yourself" rimane uno dei punti più alti della carriera del 50enne rapper americano, che non ritirerà perché non aveva minimamente speranze per la vittoria finale. Si rifarà 17 anni dopo con un'esibizione su quel palco, chiudendo un cerchio nascosto, un filo invisibile della sua carriera.

La caduta di Slim Shady e il record di Rap God

Con l'uscita di "Encore" e la raccolta "Curtain Call" si assiste alla morte dell'alter-ego Slim Shady e alla necessità per Eminem di prendersi una pausa, anche per la morte di Proof, icona del rap Usa e una delle figure più importanti nella vita del rapper di Detroit, e per il suo continuo abuso di farmaci. Da lì nasce la seconda carriera di Eminem, costellata di successi pop come il doppio episodio di "Love the way you lie" con Rihanna da oltre due miliardi di visualizzazioni su YouTube, ma anche molte cadute: dischi come "Relapse" e "Recovery" contribuiranno all'allontanamento di Slim Shady dalla dimensione rap della sua musica, facendone perdere le tracce. In quel momento, la sua figura precede la sua musica, lo streaming sta arrivando e sempre più artisti stanno surfando sull'onda rap, soprattutto in Canada (c'è qualcuno che sta pensando a Drake?).

L'esplosione di Kanye West e Pusha T sembra portare il gioco lontano da Eminem che cerca di rimediare con "The Marshall Mathers LP 2", suo ottavo album in studio, prodotto in collaborazione con Rick Rubin. È il 2013 e il mondo del rap riscopre "Rap God", un brano che ha riscritto i codici del rap anche per il record di parole inserite in una strofa: oltre 9,6 sillabe al secondo. Dovranno passare sette anni per vederlo di nuovo in quella forma, nell'album "Music to be murdered by": nel progetto si trova "Godzilla" registrata con il compianto Juice WRLD. Nella terza strofa Eminem rappa 229 parole in 30 secondi, con 11,3 sillabe al secondo.

La campagna contro Trump e il dissing con Machine Gun Kelly

Però bisogna fare un piccolo passo indietro e uno in avanti per raccontare al meglio cosa sia diventato in quest'anni Eminem: tra il 2016 e il 2017 i suoi attacchi al candidato e poi Presidente degli Stati Uniti Donald Trump diventano episodi simbolo della faida tra la musica hip hop e quello che sarà la persona più influente al mondo. Dal freestyle "Campaign Speech" ai riferimenti in "The Ringer" in "Kamikaze", Eminem racconta una parte del pensiero americano, utilizzando lo stesso stampo linguistico del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nello stesso progetto, c'è anche la titletrack "Kamikaze", un aperto attacco a Machine Gun Kelly, che diventerà da lì a pochi mesi uno degli episodi più importanti di beef del panorama americano. Alla risposta con le rime di Machine Gun Kelly in "Rap Devil" con allusioni alla figlia Hailie Mathers e al suo mancato successo degli ultimi dischi, Eminem risponde con "Killshot": per gli amanti del rap e dei dissing, questo freestyle rappresenta la pietra tombale per MGK, che non potrà più mettere piede nel genere, lanciandosi in una rappresentazione pop punk della sua musica.

L'intervallo del Superbowl e cosa sarà Eminem

Facendo invece un passo in avanti, il 2022 è l'anno della performance in uno dei templi della musica mondiale: l"halftime show del Super Bowl LVI. Eminem è ospite di Dr.Dre in quello che passerà alla storia come uno degli intervalli più iconici degli anni 2000, con personaggi del calibro di 50 Cent, Mary J Blige, Snoop Dogg e Kendrick Lamar. Eminem, non perdendo il suo proverbiale assetto di guerra, si allontana dalle disposizioni della NFL, che solo qualche anno prima aveva visto allontanare Colin Kaepernick per essersi inginocchiato durante l'inno, facendo lo stesso in solidarietà di una delle icone del movimento Black Lives Matter nel 2016, in aperto contrasto con Donald Trump. La sua presenza, l'unico rapper bianco a essersi preso il palco in mezzo a icone nere, racconta a distanza di 25 anni come la carriera di Eminem sia stata lungimirante, sotto alcuni punti di vista invecchiata male, ma che abbraccia ancora il tema della rinascita dalle ceneri, della fabula dell'araba fenice, che trova nella sua apparente morte, nuova linfa per la propria arte.

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