Sanremo si è chiuso con un clamoroso coup de théâtreconsegnando a Mahmood una vittoria insperata e scatenando il turbamento emotivo di Ultimo, che si è ritrovato nell'assurda condizione di rimanere deluso da un secondo posto. Manco a dirlo, a poche ore di distanza dalla chiusura del Festival, la sua reazione in sala stampa, con gli insulti ai giornalisti (e l'attacco nei suoi confronti di alcuni presenti in sala, bisogna dirlo), tiene banco più di qualsiasi altro tema. Il risultato è quello di un popolo spaccato in due, tra chi reputa indifendibile la maleducazione del cantante e chi è d'accordo con lui nel giustificarne la rabbia verso una giuria e una sala stampa che gli hanno voltato le spalle, ribaltando il televoto popolare che gli avrebbe permesso di vincere.

Lo dico subito, sgomberando il campo da fraintendimenti: Ultimo ha ragione. Essere infuriato per come siano andate le cose è legittimo e lo è ancora di più se si pensa a quanto lui riterrà assurdo, fra qualche settimana e a mente fredda, l'essere stato sottoposto a una tale pressione alla vigilia del Festival da fargli andare stretti un secondo posto a Sanremo e la canzone più ascoltata su tutte le piattaforme video e streaming. Ultimo ha ragione, ma. Perché sorvolando sul tema della maleducazione – dire di aver perso per colpa di 30 giornalisti e 6 persone che non sanno niente di musica non è proprio classificabile tra i colpi di classe – Ultimo dimentica innanzitutto una cosa, ovvero di aver partecipato a una gara di cui ha accettato le regole sin dal principio. Sapeva che la composizione del voto sarebbe stata quella e non ha diritto di lamentarsene dopo. Soprattutto perché, paradossalmente, se la contesa fosse stata solo tra lui e, per dirne una a caso, Il Volo, quello stesso voto di giuria e giornalisti di cui oggi lui dice e peste e corna gli avrebbe probabilmente permesso di vincere.

La deriva gentista

La delusione per la reazione di Ultimo sta negli argomenti che l'artista porta a sostegno della sua tesi, quel gentismo di fondo che anima il suo discorso. Non è andato in sala stampa a dire ai giornalisti e alla giuria speciale "non ce l'ho con voi personalmente, ma in questo momento vi odio perché mi avete fatto perdere". Chi scrive è piuttosto convinto che in quel caso sarebbe stato persino apprezzato per la franchezza.

Lo "sgarro" a Domenica In

Incapace di scusarsi e fare un passo indietro, ha ben pensato di non presentarsi a Domenica In per la tradizionale puntata post sanremese prima e di compiacere il sentimento di indignazione per il voto popolare tradito poi, non rendendosi conto di averla buttata in politica, così come i più che inopportuni interventi di importanti rappresentanti delle istituzioni dimostrano. Sono i contenuti a supporto della sua rabbia a rendere inqualificabile la rabbia stessa di Ultimo, che con altre motivazioni e un pizzico di razionalità in più sarebbe passata per una ragazzata.

L'Ultimo della prima ora

L'enorme delusione per questa svolta populista dell'artista è dovuta anche alla grande stima che chi scrive in questo momento aveva per l'Ultimo della prima ora, quello che nei primi mesi della sua carriera – si intende quelli successivi alla vittoria sanremese del 2018 – si era distinto per un modo molto originale di rapportarsi al pubblico sui social, insolitamente sobrio e moderato. Pochi interventi, ma sempre sensati, periodi di silenzio intervallati da pensieri sporadici. Tornava, poi spariva, e più lo faceva e più piaceva. Metteva in pratica la lezione di chi sceglie di parlare quando ha qualcosa da dire, anziché trovare qualcosa da dire per la necessità di parlare in continuazione. Aveva ribaltato l'assunto di essere sempre presente per essere amato. Poi è cambiato e l'esito è quello che vediamo oggi: un artista che fa un video in cui sottolinea che sia laggente a dover scegliere, manco fosse candidato ad un posto in consiglio comunale.

L'anno di pausa post Sanremo annunciato pochi giorni fa potrebbe avere un effetto salvifico su Ultimo. Confido in lui spero che, sbollita l'incazzatura, smetta i panni del capopopolo per tornare ad essere un cantante.