È bastato un piccolo fiammifero, anche a migliaia di chilometri di distanza, per provocare un'esplosione nel rap game italiano. Solo pochi giorni fa, in seguito alle parole di Young Thug sulla credibilità della scena europea, Sfera Ebbasta aveva voluto commentare lo stato del rap italiano, che a suo dire avrebbe una marcia in più rispetto agli altri, ma verrebbe rovinata dal pubblico e da tutto ciò che è esterno alla musica. Nei commenti, la giovane youngstar del rap italiano Rondodasosa alludeva ad atteggiamento dei piani alti del rap italiano, che schiacciavano in maniera opprimente la crescita dei più giovani come lui. Come nell'ultimo decennio del rap game italiano, a inserirsi per aizzare il fuoco della polemica è intervenuto Salmo. Il rapper sardo, nelle sue storie Instagram ha voluto chiarire i motivi per cui il rap italiano sembra non riuscire a sfondare all'estero, sottolineando determinati atteggiamenti della nuova scuola.

La polemica di Salmo

Il rap è provocazione e Salmo negli anni decisivi della crescita mainstream del game italiano è stato uno degli artisti più abili ad accrescere l'attenzione nei suoi confronti, attraverso considerazioni che talvolta esulavano anche dalla musica. Da Fedez a Inoki e gli Fsk , passando in passato anche per Sfera Ebbasta e Guè Pequeno, Salmo riesce a inquadrare il momento e il modo giusto per catalizzare le attenzioni attraverso determinate azioni sui social, commenti in grado di scatenare la polarizzazione dei commenti sui social. Bene o male, basta che se ne parli. Questa volta ha voluto porre il proprio riflettore sulla polemica consumatasi negli scorsi giorni, che ha visto protagonista Sfera Ebbasta, in aperta polemica con il pop italiano e con la raffigurazione del movimento rap italiano poco riconosciuto all'estero. Attraverso le sue storie di Instagram, Salmo ha confermato che il motivo per cui gli artisti italiani non sono riconosciuti all'estero è l'appropriazione di suoni dall'estero: "Perché il rap italiano non viene considerato all'estero? Perché non abbiamo un'identità, non siamo originali. Copiamo gli americani, i francesi e i tedeschi". Il rapper sardo ha specificato che questa affermazione si riferisce soprattutto agli esordienti nella scena che stanno avendo una crescita fenomenale negli ultimi mesi: un identikit che potrebbe corrispondere alla figura di Rondodasosa, la giovane stella milanese che era intervenuta nei giorni precedenti anche nella polemica di Sfera Ebbasta, affermando che ci fosse qualcuno ai piani alti del gioco che volesse opprimere le nuove leve della scena.

Dallo screzio alla collaborazione

Non abbiamo avuto bisogno di aspettare tanto per avere una risposta da Rondodasosa, che si è sentito chiamare in causa da Salmo e ha voluto rispondere su Twitter ai suoi attacchi, in forma altrettanto provocativa: "Quando fate le storie abbiate le palle di dire nome e cognome. Facile mandare frecciatine e nascondersi. Ahhh sti rapper italiani". Non sembra averla presa bene Rondodasosa, che potrebbe essersi sentito chiamare in causa di nuovo, quando Salmo ha lanciato un'altra frecciatina verso la new generation: "Il suono italiano è uguale a quello degli altri. La maggior parte dei rapper italiani si lamenta perché non riesce a trovare spazio nel proprio Paese. Questo perché passate tutto il tempo a cercare di essere criminali credibili ma la vostra musica è debole". Ad aggiungere pepe alla situazione, è arrivato chiaro sul proprio profilo Instagram anche il supporto alla tesi di Salmo da un'altra figura giovane ma quanto mai fondamentale nell'evoluzione del rap game italiano negli ultimi anni: tha Supreme. Il giovane rapper e produttore romano ha repostato le storie di Salmo, con cui collabora in Machete, segno che anche lui, pur essendo uno dei più giovani della scena, sta cercando di discostarsi da questo movimento che nel 2020 ha preso il sopravvento. La questione sembra non essersi placata e solo i prossimi giorni ci sapranno dire qualcosa di più su come si comporteranno le parti: c'è da dire che Salmo, aldilà di tutti i commenti sui social, è ritornato sempre sui propri passi per il bene della musica, collaborando con quasi ogni artista con cui c'erano stati screzi verbali. Tranne alcuni, su tutti Guè Pequeno e Luchè.