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7 Marzo 2015
12:58

Leonardo Di Minno, da “Saranno Famosi” al Principe di “Romeo e Giulietta”

Leonardo Di Minno fu uno dei protagonisti della seconda edizione di “Saranno famosi”, talent di Maria De Filippi che in futuro sarebbe diventato il noto “Amici”. Il ragazzo non arrivò sul podio, ma nel frattempo ha costruito una carriera che lo vede impegnato principalmente coi musical.
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La storia dei talent è costellata di cadute più che di successi. Rispetto a quelli che hanno avuto una carriera esaltante e sotto i fari della notorietà e della popolarità, coloro che hanno solo assaggiato il gusto della fama sono molti. Tra la fama e il buio, però, c'è uno spazio ampio di lavoro e testardaggine che raccoglie alcuni dei tanti partecipanti ai vari programmi che permettono ai "talenti" di mettersi in mostra. Non sono tutti Mengoni ed Emma, ma ci sono tanti che hanno una propria storia di successo da raccontare, come abbiamo visto in passato, ad esempio, con Monica Hill che ha scelto una carriera di corista che l'ha portata a girare il mondo con Laura Pausini, una delle nostre artiste più amate nel mondo.

Coloro che parteciparono alle prime edizioni di "Saranno famosi", ovvero quello che in seguito sarebbe diventato "Amici di Maria De Filippi", saranno anche pionieri, ma hanno avuto la sfortuna di capitare in un momento "avanguardistico" che non fu né capito, né abbracciato dal mondo della discografia e oggi ci ritroviamo con Dennis Fantina, capostipite dei vincitori di talent che prova la sua seconda vita artistica partecipando a The Voice of Italy. Non furono fortunati, certo, ma quella notorietà ha permesso ad alcuni di loro di costruirsela comunque una carriera e basterebbe chiedere ad esempio a Leonardo di Minno, che nella scheda di presentazione del programma (era la seconda edizione) scriveva che "i suoi difetti principali sono la testardaggine, la tendenza a stare a centro dell’attenzione". Difetti che, col senno di poi, potrebbero tranquillamente subire il passaggio nella colonna dei pregi, visto che il nostro ad oggi può vantare una carriera che lo vede tra i protagonisti, ad esempio, di uno dei musical più in voga in questo periodo, ovvero quel "Romeo e Giulietta. Ama e cambia il mondo" che ha meritato anche il passaggio al Festival di Sanremo.

Di Minno non raggiunse neanche il podio di quella edizione vinta da Giulia Ottonello, che vide anche la partecipazione di Anbeta e i colleghi Timothy Snell e Lidia Cocciolo, ma la testardaggine, appunto, lo portò evidentemente a mettersi in gioco con qualcosa che andava oltre il canto, passione che gli passò, fin da piccolo, la madre e che studiò da autodidatta portandolo anche a partecipare a Sanremo accademia 2002. Se, però, è vero che la scuola gli diede visibilità e qualche base anche di altre discipline, è anche vero che qualche anno fa, in un'intervista, dichiarò che quella partecipazione, col senno di poi, non fu neanche tanto importante: "Dopo il decimo provino della mia vita ho capito che questo lavoro lo posso fare a prescindere. Ho fatto provini per i quali aver fatto parte di una trasmissione televisiva non importava più di tanto, anzi quasi niente".

Dopo il programma, comunque Di Minno, come altri suoi colleghi sceglie la strada del musical, dove può mettere a frutto anche quello che ha imparato nella scuola e, come dice la sua biografia, "interpreta Chuck Cranstone nel Musical ‘Footloose' seguito da ‘3 Metri Sopra il Cielo' e ‘We Will Rock You' per poi approdare all’Opera Popolare. Inizia un tour di 2 anni nel doppio ruolo di Quasimodo e Clopin in ‘Notre Dame De Paris' di Riccardo Cocciante, è Ulisse ne ‘La Divina Commedia di Don Marco Frisina e interpreta il Dio Marte in ‘Roma, i gemelli leggendari'".

Insomma un curriculum di tutto rispetto che lo porta dritto ad interpretare il Principe Escalus nello spettacolo che racconta una delle storie d'amore più amate. "Per lui diventare famoso vorrebbe dire disporre di un mezzo un pò più grande di un Pub per esprimersi" scrisse sempre in quella famosa scheda. E i Teatri maggiori d'Italia valgono più dei clienti di un pub di periferia. Molto di più.

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