Achille Lauro e Terry Gilliam a Venezia (Getty Images)
in foto: Achille Lauro e Terry Gilliam a Venezia (Getty Images)

Solo qualche anni fa sarebbe stato quasi impossibile immaginare la svolta totale di Achille Lauro, che da nuova speranza della trap italiana è diventato un'icona di stile, bowiano nel suo atteggiamento, super glam nel suo abbigliamento. Non solo la svolta rock di Rolls Royce, insomma, per il cantante romano che ha usato la carta Festival di Sanremo per giocarsi un cambiamento che aveva in qualche modo messo radici già nella sua evoluzione musicale e si era amplificato in "Pour l'amour", l'album del 2018 uscito pochi mesi prima dell'annuncio della sua presenza sul palco del Teatro Ariston: musicalmente ci aveva messo dentro tutta una serie di influenze che evidentemente lo avevano colpito nei mesi di scrittura, cercando di spostarsi di lato rispetto al mondo trap che ha invaso il Paese in questi ultimi anni.

Achille Lauro a Venezia per "Happy Birthday"

Tutto il suo ultimo album, "1969", è una sorta di racconto del suo continuo cambiamento, che a Venezia – dove era presente per il cortometraggio ‘Happy Birthday' di Lorenzo Giovenga, film che parla del fenomeno degli hikikomori, ovvero coloro che si isolano dal mondo circostante chiudendosi nelle proprie stanze immersi nella realtà virtuale di videogiochi e social – si è concretizzato definitivamente. Tanta attenzione per i suoi abiti (Gucci), ma anche per i temi sociali affrontati e se in queste ore sta girando il video in cui stringe la mano a un senzatetto, per quanto riguarda il tema del film ha spiegato: "Sono onorato che mi abbiano chiesto di far parte di questo progetto – ha detto in un'intervista a Repubblica – è la mia prima volta alla Mostra e devo dire che tutto l'ambiente è ‘super pro'. Ho detto subito sì perché c'era di mezzo un tema sociale. È un tema a cui mi sento sensibile, io durante i miei concerti chiedo sempre di spegnere i telefoni perché la tecnologia va usata il giusto, l'abuso può essere pericoloso. Con l'esperienza si forma il proprio carattere. Rinchiudersi in casa o in se stesso non va bene perché la vita vera è fuori".

Da Michael Kors a Gucci

Ha citato artisti come Amy Winehouse, Elvis, Hendrix, Rolling Stones, Sid Vicious ma anche icone non musicali come Paul Gascoigne e Van Gogh: "Sdraiato a terra come i Doors, vestito bene, Michael Kors" cantava in Rolls Royce, ma subito aggiustava la mira e in "Cadillac", invece, intonava "Uh, la mia Cadillac, la mia Rolls Royce, oh yeah Marlboro Blue, jeans Gucci" dando il la a una collaborazione, evidentemente, che a Venezia lo ha portato ad essere uno dei personaggi più discussi, anche per la sua mise.

Terry Gilliam ai suoi piedi

Qualche anno fa non avremmo mai immaginato un Achille Lauro che oltre a citare costantemente icone pop e rock poteva anche vedere un mostro sacro come Terry Gilliam inginocchiato ai suoi piedi, come avvenuto proprio durante il red carpet di Venezia. Una trasformazione totale quella del rapper che insieme a Boss Doms sta cercando una nuova via, perché è evidente che questa è ancora una fase di passaggio per lui.

Achille Lauro, una vita alla ricerca di Hollywood Boulevard

"Oggi che in Italia il rap è in mano a questi che non pensano a chi sei ma solo a come ti vesti!" cantava Lauro De Marinis, vero nome del rapper, in "Young King" (pezzo incluso in "Dio c'è" secondo album, uscito nel 2015). Sembra un controsenso ma non lo è, dal momento che il pezzo era una sorta di critica all'ambiente rap che pare(va) fare attenzione solo a una cosa in particolare (e non è la musica). Nei suoi testi il cantante non era nuovo alle firme e all'immaginario modaiolo, caratteristica del rap e della trap, certo, ma forte di un passato realmente difficile. C'era la droga, appunto ("Tutti uguali a me, è un cliché" è il primo verso del suo terzo album e fa riferimento a come fosse sempre più di moda raccontare una vita difficile non sempre reale), ma anche la voglia di raggiungere la sua America, concretizzata in quella Hollywood Boulevard che ricorre come un filo rosso nei testi (e titoli) delle sue canzoni. Nel 2016 cantava "La cinta, le scarpe le ho in tinta" ("Ulalala" in "Ragazzi madre", album che ad ogni canzone associava una fotografia di Francesco Faraci, fotografo che si occupa di temi sociali), ma anche "Frate' c'ho sette collane la strada si illumina, mi fanno le foto le guardie e la cinta sbrilluccica" (in "Latte in polvere"), "Sto palazzo qua sembra la Tour Eiffel le buste di Hermes, a Champs-Élysées" (la Francia è l'altro suo Paese feticcio), "Al collo ho dei serpenti: Marcelo Burlon, casco in una vasca di Jean Paul Gaultier" (in "Bonnie & Clyde"), ma forse neanche lui immaginava questo tipo di percorso.

La svolta da Sanremo in poi

Insomma, per farla breve, invece di seguire la strada Sfera Ebbasta ha preferito quella à la Ghali, unendo alla sua musica anche una maggiore ricerca complessiva, cercando di svoltare anche la sua immagine. Difficile, appunto, da immaginare quando era una giovane speranza del genere che, però, nel momento di maggior esposizione della trap che aveva contribuito a far crescere, ha puntato su un cambiamento radicale: è sempre stato un po' la scheggia impazzita della trap ("Ragazzi madre", appunto, era un album diverso da molte delle cose che si ascoltavano, e il prequel parlato della title track era una sorta di messa in guardia). Sul palco del Festival si è presentato con uno dei pezzi più rock, con la chitarra di Boss Doms a dare il la al brano e Morgan – lui sì che gioca con l'immagine di artista maledetto contemporaneo – come ospite, dopo aver messo un po' di rock, un po' di elettronica, un po' di pop, rap etc nel suo lavoro precedente ("Pour l'amour", quello di "Thoiry remix" e "Mamacita") e aver anche collaborato al remake di "Ragazza di periferia" di Anna Tatangelo.

Achille Lauro e il Cinema nei testi

Ma oltre a "Happy Birthday", cosa c'entra Lauro col Venezia? Il Cinema ha fatto parte della sua vita e sono vari i riferimenti cinematografici che si possono trovare nei suoi testi. In "Playground Lover", ad esempio, canta: "Amore e odio insieme come una roulette, sesso e violenza come il film di Arthur Penn. La amo senza rimmel, quando la città dorme, sì come il film di Fritz Lang. L'amore confonde, la guerra è pace, libertà di schiavi, l'ignoranza è forza: Orwell. Ho speso molti soldi per macchine e donne il resto l'ho sperperato come George Best Ho tenuto lei sempre distante da me, dal mio sporco mondo criminale come Ross Kemp. Farsi male oh sì, noi sì, more dream, un bacio e una pistola come Robert Aldrich", ma sparsi si trovano riferimenti a Fight Club, David Lynch e Eva Green in "Dio c'è" (dell'omonimo album), a Charlize Theron e "La vie en rose" di "Bonnie & Clyde" o al Divo di Paolo Sorrentino.

Il Rolls Royce Tour

Il futuro immediato, comunque, è nel live e così, dopo l'esibizione in alcuni festival partirà il vero e proprio Rolls Royce Tour, rinviato qualche mese fa: il 3 ottobre Lauro sarà al Tuscany Hall di Firenze, il 4 e 5 ottobre all’Atlantico Live di Roma, il 7 ottobre al Fabrique di Milano, il 10 ottobre al PalaEstragon di Bologna, l'11 ottobre al Teatro Concordia di Venaria Reale (TO) e il 13 ottobre alla Casa della Musica di Napoli. Per adesso l'Italia, ma chissà che sulla via di venezia, Achille non stia per raggiungere la sua tanta decantata Hollywood Boulevard.