Non cercare la lunghezza, l'orpello, ma la sostanza, e l'elenco è quanto di più completo e sintetico ci sia: le liste che Achille Lauro mette insieme per il suo ultimo album "1969" sono l'essenza di quello che da qualche anno il cantante romano porta avanti, ma questa volta veste di nuovi abiti le sue canzoni. C'era molta attesa attorno a quello che sarebbe stato l'album della svolta di Lauro De Marinis, conosciuto, fino a qualche mese fa soprattutto per essere uno degli esponenti di punta della trap italiana, anche grazie al successo di "Thoiry" e poi dell'album "Pour l'amour" in cui si potevano intuire già i primi semi di un cambiamento o, quantomeno, la volontà di cercare varie combinazioni sonore: un album esplorativo, appunto, che andava dall'afro trap a cose più elettroniche ma era proprio la chiusura dell'album, "Penelope" a far capire che c'era un potenziale da esplorare.

Rolls Royce e la svolta rock

Il Festival di Sanremo ha spiazzato un po' tutti, "Rolls Royce" è stato un taglio netto in tutto quello che avevamo visto in passato. Il percorso di Lauro, infatti, era approdato verso lidi più rock, con un'attitudine punk, che lo ha sempre caratterizzato, con quel cantato strascinato, con il romanesco a fare da sottofondo, con gli sbuffi a chiudere i versi e diventati, ormai, una cifra stilistica. Tutto questo, ovviamente, non era possibile senza l'aiuto fondamentale di Boss Doms, suo sodale, ormai, che lo ha seguito anche sul palco del Festival di Sanremo e che firma anche le produzioni di quest'ultimo "1969" (con puntate di Frenetik&Orang3, Dj Pitch e Gow Tribe), anno di cambiamento nel mondo, con lo sbarco sulla Luna a fare da sottofondo a quelli musicali. Già in "Rolls Royce" Lauro aveva dato le coordinate di quello che sarebbe stato questo nuovo lavoro e a chi scrive avevano giurato che avremmo visto un Achille Lauro completamente inedito e nuovo e, insomma… era vero.

Cavalcare il rock

Il cantante ha fatto una cosa molto semplice, dopo aver dato un contributo importante alla sviluppo della trap (già nel 2016 con "Ragazzi madre") e averne cavalcato il successo, ha svoltato e adesso ha riportato in auge una parola che da un po' di tempo, nel mondo musicale mainstream, aveva perso appeal: rock. Sì, "1969" è un album rock, nelle sonorità e nell'attitudine, oltre che nei riferimenti, ma quello che colpisce è che è impossibile pensarlo come corpo estraneo nella sua produzione. Col senno di poi (a volte serve) è impressionante vedere quanto sembri l'approdo (uno degli approdi) di un percorso. Lauro ha sempre voluto stupire, "Pour L'amour" era un giro su montagne russe che incrociavano suoni, questa volta il corpo è più compatto (ovviamente si va da ballads a pezzi più up-tempo) ma continua un racconto che lui stesso definisce generazionale: "Voglio fare qualcosa di importante. Voglio fare qualcosa di generazionale" ha detto in un'intervista a Rolling Stone (a cui dichiara anche, candidamente, riferendosi a lui e Boss Doms: "Siamo il cantante e il chitarrista meno talentuosi d’Italia. Abbiamo rispetto di chi studia e conosce la musica, ma da soli abbiamo creato qualcosa di figo e imperfetto").

Lo stile di Achille Lauro

Chi scrive era rimasto un po' freddo dalla scelta di uscire con "C'est la vie" come secondo singolo, ma col tempo le opinioni si diradano, acquistano più consapevolezza e variano, anche grazie alla possibilità di leggerlo all'interno di un corpus unico. Quella di Lauro, sia chiaro, non è una rivoluzione, se non di se stesso e letta all'interno del contesto in cui si muove e si è mosso, eppure l'impressione è quella di svecchiare un po' l'ambiente, anche grazie a un'attitudine strafottente, che strafottente alla fine non è, anzi è molto attenta ai dettagli, anche comunicativi: dal canale Telegram, alle mail ai giornalisti, per esempio. Lauro, dicevamo all'inizio, ha uno stile riconoscibilissimo che oltre agli sbuffi ne caratterizza la scrittura, che spesso procede – come si è visto in "Rolls Royce" – per elenchi, appunto. "Rock and Roll, Blue Suede Shoes, Popstar rock, ah, Sid Vicious, Anni '70, ma rum e cola, Rosa come la Cadillac, la mia camicia a pois" in Cadillac; "È un film, Dogville Punk rock, col kilt Hardrock, coffee New York, Paris È sex, è drugs È weed, è cash, È black, è white, È glam, è Off-White, Fashion, trendy, Basquiat, Bansky, Giungla, Bear Grylls, È Dakar, è rally è Bohemien, è trendy, È Baudelaire, è Fendi È Fight Club, è Brad Pitt, È tragedia, è Shakespeare" in "Sexy Ugly"; "Sto sulla luna di Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone" in "1969"; "Bomber black (come on), Stivaletto (baby, come on), Domenica a messa (come on), Sigaretta (baby, come on), Oh sì, cintura di pelle (oh yeah), Serpente, Camicia aperta (oh Dio), Delinquente, Occhiaie e Porsche Kate Moss Paradiso di Star (oh yeah), Su una Rolls (baby, come on)" in "Delinquente".

Un racconto generazionale

Il gioco può andare ancora avanti, ma in generale quello di Lauro è il prosieguo di racconto generazionale, appunto. Cambia un po' l'immaginario, come quando cita i bar, come facevano Vasco e Liga (attenzione, sono citazioni, non riferimenti musicali), usa sé stesso come una sineddoche, come parte per il tutto. Canta il riscatto in "1969", in cui parla del suo successo e lo fa parlando direttamente alla madre (grande classico dell'immaginario rap), un riscatto che è anche quello economico ("Je t'aime"), non disdegna le proprie origini ("Roma"), ma anche una serie di "Scuse" come cita nell'ultima traccia dell'album. Poi ci sono i giochi interni, con quell'amore per i riferimenti alla Francia e al francese che chi lo conosce sa essere stati sempre un vezzo ("Teatro & Cinema" citava Moulin Rouge – lo fa anche i "Je t'aime" – e Champs Elysées), le citazioni (Tutto il resto è noia, tutto è niente in eterno, figli delle stelle, madre un destino avverso" in "Zucchero") e le autocitazioni ("C'est la vie" presente in "Rolls Royce" e nome della seconda traccia dell'album, o "Ave Maria, Nino D'Angelo, ti compro Castel Sant'Angelo", citazione di "Bvlgari"). Tutto cambia affinché nulla cambi, si diceva nel Gattopardo, con Lauro, invece, tutto cambia ma lui resta se stesso e il risultato è più positivo rispetto a quanto denunciava Tomasi di Lampedusa.