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Il New York Times incorona i Maneskin come “le uniche rockstar della loro generazione”

Il New York Times racconta l’estate dei Maneskin attraverso i due concerti a Roma e Milano e incorona la band come “le uniche rockstar della loro generazione”.
A cura di Vincenzo Nasto
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Maneskin, foto di Jason Kempin per Getty Images
Maneskin, foto di Jason Kempin per Getty Images

Per la terza volta, in meno di due anni, i Maneskin sono protagonisti sul New York Times, in un racconto di Dan Brooks. L'interrogativo questa volta al centro della narrazione del portale statunitense si costruisce attorno alla figura rock della band romana, tra convenzioni musicali e sociali, il caldo di Roma e dello stadio Olimpico, il viaggio europeo e oltreoceano della band, ma soprattutto le dinamiche identitarie degli autori di Honey (are u coming?). A poche ore dalla loro esibizione agli VMA 2023 con il nuovo singolo, ma soprattutto dopo la vittoria della categoria Best Rock con The Loneliest, il New York Times li incorona come "le uniche rockstar della loro generazione" e "quasi certamente la più grande rock band italiana di tutti i tempi".

L'autore statunitense ripercorre i due concerti più importanti dell'estate 2023 dei Maneskin, dallo Stadio Olimpico di Roma allo Stadio San Siro di Milano, descrivendo i caratteri distintivi della band, che attraverso la creazione di "un'atmosfera di ribellione" è riuscita a costruire il proprio immaginario non solo musicale. È stato poi sottolineato il cortocircuito culturale in cui i Maneskin devono proporre la propria immagine e la propria musica, dopo aver realizzato un regno di ascolti europeo, dovuto alla vittoria del Festival di Sanremo e successivamente dell'Eurovision, un'area particolarmente conservativa in questo momento. Dall'altra parte, l'esposizione e il successo, anche se minore, negli Stati Uniti, ha costretto la band a rincorrere un pubblico difficilmente scandalizzabile dalle immagini proposte dai Maneskin sul palco.

L'approfondimento del New York Times cela anche uno dei tratti più marcati nella percezione dell'ultimo album, Rush!, che ha avuto un riscontro altalenante negli Stati Uniti, con una stroncatura di Pitchfork affidata a Jeremy Larson: la ricerca di un tratto identitario rock, legato a uno "snobismo culturale", come sottolinea Brooks, ha portato alla stroncatura della band, che però ribalta, nei suoi componenti, l'obiettivo della critica. E se quindi i Maneskin diventano "le ultime grandi rockstar internazionali", capaci di invertire la narrativa del consenso, in cui è rock "ogni tratto comodante al sistema", nella fase finale del racconto, l'autore comprende il successo della band attraverso due giovani fan romane: "Ci permettono di essere noi stesse: all'inizio non ne sei consapevole, ma poi scopri che ci puoi riuscire".

E il sistema rock perde il suo senso naturale di controcultura, si lega indissolubilmente ai canoni popolari per abbracciare un pubblico più ampio, restando quindi solo nella sua dimensione musicale. I Maneskin sono le "rockstar della nuova generazione" perché normalizzano una richiesta di "fare rock'n roll e festeggiare ogni notte". Non è nella ribellione il loro motivo d'arte, ma la ricerca di un'esperienza di libertà, come quando descrive i fan saliti sul palco di San Siro per muoversi sulle note di Kool Kids. Nel frattempo, la band, dopo l'esibizione e la vittoria agli VMA 2023, partirà per un lungo tour internazionale, tra Stati Uniti, Sud America, Australia e Giappone. La prima tappa sarà, il prossimo 21 settembre, al Madison Square Garden di New York, arrivando dopo due mesi a Manchester, il 19 dicembre, alla AO Arena, dove si concluderà il Rush! World Tour.

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