Solo qualche mese fa, mentre tutto il Paese era in lockdown e ci si chiedeva in che modo la musica sarebbe potuta ripartire, una delle domande era anche come sarebbe stata l'estate discografica. I mesi estivi, infatti, sono quelli del tormentone, della canzone da spiaggia, spensierata, spesso latineggiante, con alcune caratteristiche precise nei testi e alcuni protagonisti che ogni anno da qualche tempo a questa parte si giocavano la corona della hit dell'estate. Più o meno sempre gli stessi, come confermato anche quest'anno, con le radio e le playlist invase dai nomi noti e i suoni a cui le nostre orecchie hanno fatto l'abitudine.

La voglia di normalità

La voglia di normalità ha preso il sopravvento, almeno in questo segmento e con la fine del lockdown e la possibilità di tornare sulle spiagge, con tutte le regole che conosciamo, è tornata anche la voglia di brani dal suono latino (dal reggae al reggaeton, con sprazzi di urban) con testi che parlano di mare, sole, vento, bersi un cocktail in spiaggia, con qualche riferimento neanche troppo velato ai viaggi, qualcosa di meno esotico di Roma-Bangkok, visto che le frontiere sono ancora in parte chiuse, ma comunque brani da cantare mentre si è in auto, nel caldo, coi finestrini aperti e il mare in lontananza.

Takagi, Ketra, Lamborghini, Ferreri, ci sono tutti

Insomma, il tormentone del 2020 praticamente segue in maniera pedissequa quello del 2019, e tutto quello che era stato pensato prima del Covid-19 è stato potuto riutilizzare, con qualche piccola modifica. I testi, infatti, sono tutti abbastanza standard, con qualche canzone a far riferimento al periodo di isolamento e alla voglia di riabbracciarsi e riassembrarsi. Sono tornati Takagi e Ketra, che in un modo e nell'altro sono dietro ad alcune delle canzoni candidate alla vittoria estiva, con "Ciclone" sono tornate Elettra Lamborghini e Giusy Ferreri con La Isla, i Boomdabash e Alessandra Amoroso con Karaoke, Baby K, assieme a una comparsata di Chiara Ferragni per "Non mi basta più", ma anche Elodie con Guaranà (e con T&K) e Irama. Insomma, tutto cambia affinché nulla cambi, in attesa degli ultimi colpi di coda, che ci saranno e chissà se cambieranno qualcosa.