Claudio Baglioni (LaPresse)
in foto: Claudio Baglioni (LaPresse)

Sanremo è finito da dieci giorni ormai, e da dieci giorni, circa Claudio Baglioni è tornato in un giusto silenzio, dopo due mesi vissuti sotto i riflettori. Deve riprendersi dalla sbornia di visibilità, quella che, ovviamente, ti porta ad essere un bersaglio più facile, quello più visibile, il direttore artistico, quello che deve rendere conto di tutto, dagli ascolti alla scelta dei cantanti ovviamente. C'era molta attesa per questo Festival, per i numeri che avrebbe fatto, dopo quello da record dello scorso anno, ma c'era molta attesa anche per la musica, quella su cui il cantante romano ha potuto puntare con più calma rispetto al 2018 quando, paradossalmente, ha potuto mettere bocca fino a un certo punto essendo arrivato in corsa.

Un festival pensato

Quest'anno, invece, ha avuto la possibilità di programmare e lo ha fatto guardando quello che è avvenuto nel panorama discografico durante il 2018, cercando di non stravolgere l'ambiente Sanremo ma inserendo una serie di canzoni e un mood più contemporaneo. Fino alla vigilia del Festival avremmo detto che la vittoria di Ultimo sarebbe stata la vittoria del Direttore artistico, che aveva preso questo ragazzo lo scorso anno, esempio di come Sanremo potesse essere un trampolino di lancio ancora valido, al punto da permettere anche a un giovane di dominare le classifiche di vendita e riempire i palazzetti. Col senno di poi, però, possiamo dire che forse la vittoria di Mahmood è stata la vittoria ancora più grande del cantante, il coniglio cacciato dal cilindro.

La vittoria di Mahmood è una vittoria di Baglioni

Non c'è stata scelta diretta per quanto riguarda la sua partecipazione tra i Big – il cantante milanese è uno dei due vincitori della nuova formula di Sanremo Giovani – eppure "Soldi" rispecchia esattamente quella voglia di novità che questo Sanremo voleva portare, quel Pop di cui ha tanto parlato Baglioni, quello in grado di contaminarsi, di modularsi, di meticciarsi. La canzone di Mahmood ha tutta la novità che Sanremo voleva dimostrare: ha un testo diverso, usa i soldi per parlare della famiglia, niente amore classico, ma un altro tipo di amore, un suono "diverso" da quello a cui il festival ci ha abituati, ma contemporaneo, anche grazie a una produzione azzeccata, fatta da due dei protagonisti della musica italiana di questi anni, Dario Faini e Charlie Charles che hanno dato vita al pezzo.

I numeri di Soldi

I numeri e record della canzone hanno confermato che Baglioni ha vinto la propria sfida, alla faccia delle polemiche che pure sono medaglie al petto, perché dimostrano ancora una volta quanto vetusto sia il pensiero di molti osservatori e quanto strumentale sia la Politica. "Soldi" è prima in radio, prima nella classifica Fimi, ha abbattuto record in streaming per quanto riguarda il nostro Paese, facendo capolino anche nelle playlist internazionali e soprattutto ha un suono che potrebbe conquistare anche l'Eurovision Song Contest.

Non solo Mahmood

Ma oltre alla vittoria di Mahmood, questo Festival ha presentato una qualità alta per quanto riguarda la musica e infatti, polemiche a parte, ha confermato Ultimo come uno dei protagonisti, con il voto del pubblico e il secondo posto, ha portato in maniera sistemica una certo suono all'Ariston, quello più urban soul, black, insomma, senza perdere di vista alcune peculiarità del Festival, basti vedere l'accoglienza della canzone di Simone Cristicchi, c'è tanta novità con artisti come Motta, Zen Circus, Ex Otago, riuscendo ad abbracciare anche un pubblico diverso, come quello che ha permesso a Irama di volare in testa alla classifica degli album più venduti della settimana e a Sanremo di dominare la classifica Fimi dei singoli. Non sappiamo se Baglioni farà tris, ma sarà interessante capire che Festival sarà quello del 2020.