Si è parlato molto delle derivazioni musicali che quest'anno hanno caratterizzato il Festival di Sanremo, in molti hanno parlato di Festival del rap, definizione riduttiva, ovviamente, sicuramente allargabile a quella di Festival black, se teniamo conto della natura di alcuni brani che mescolavano sonorità urban, soul, trap e hip hop, appunto. Un suono attuale, internazionale, che farà bene anche al nostro Paese nella competizione europea dell'Eurovision Song Contest e che deve molto soprattutto alla produzione di Dardust e di Charlie Charles, due nomi che a chi non è addentro alla materia potrà dire poco, ma che, al contrario, sono fondamentali per capire il perché questa canzone è entrata nelle teste delle persone.

Chi è Dario Faini, in arte Dardust

Una canzone pop è un incastro di elementi: le strofe, senza dubbio, ma anche il pre ritornello, il ritornello, il bridge, l'eventuale outro (l'uscita, insomma) o elementi come l'hook (ovvero quel gancio che serve a piazzarsi nella testa delle persone e che può essere un suono o un pezzo del testo) sono elementi che vanno studiati alla perfezione e che talvolta nascono da un'intuizione del momento, nata da un brainstorming davanti a un aperitivo o in via di definizione durante le varie session di registrazioni. Nell'intervista a Fanpage.it lo spiega bene Mahmood che era al lavoro su un vecchio beat su cui ha lavorato con Dario Faini (Dardust, appunto) che è uno dei produttori e autori più noti del panorama, con cui ha sviluppato il bridge e, vista l'importanza del piano, forse anche del pre-ritornello, e che è l'ideatore del doppio clap, diventato un tormentone nel tormentone. La storia di Faini è difficilmente riassumibile in poche parole, dal momento che oltre al progetto Dardust, che a breve tornerà con un nuovo lavoro discografico, ha collaborato con i Thegiornalisti, con Marco Mengoni, Luca Carboni, con Elisa e tanti altri.

Chi è Charlie Charles

Eppure mancava ancora qualcosa: "Mancava quel suono moderno in più e Charlie Charles era perfetto, gliel'hanno proposto e ci ha dato una mano con le sonorità e anche con la ritmica, rendendola più incisiva, più moderna, quindi è stato proprio un lavoro di squadra" ha dichiarato sempre a Fanpage.it che lo ha intervistato prima della vittoria sanremese. Ma perché Mahmood ha chiesto aiuto proprio Charlie Charles? Chi bazzica il rap non può avere dubbi sulla risposta: è Charlie, infatti, una delle menti dietro il successo che la trap italiana ha raggiunto in questi ultimi anni, colui che, volente o nolente, ha definito un suono, il suono contemporaneo che ha dato successo a tanti ragazzi, due su tutti Ghali e Sfera Ebbasta. Schivo quanto basta, Charlie – il cui vero nome è Paolo Monachetti – è presente in tantissime delle produzioni contemporanee, è lui che si nasconde dietro ai successi di "Ninna Nanna" e di "Rockstar" (l'album) di Sfera: "Solo il pensiero di mettermi a parlare da solo alla videocamera del telefono mi prende male. Ma anche l’idea di farmi un selfie è una cosa che non concepisco. La mia timidezza si esterna soprattutto in queste occasioni. Però, sai una cosa? Credo che in realtà questa cosa — che ripeto essere molto naturale — ha giocato a mio vantaggio. Ho preso anche una fetta di persone che apprezzano il mio modo di essere, che capiscono il mio viaggio" ha dichiarato in un'intervista a Rivista Studio.

La costruzione di una canzone pop

Il suo tocco, arrivato in corsa, a gennaio, quando la canzone che avrebbe vinto il Festival era stata già quasi completata, pare abbia dato un tocco speciale che conosce solo chi ha ascoltato le varie versioni della canzone. Una canzone che è una costruzione pop curata nei minimi dettagli, nelle batterie, nel delay della chitarra come nota anche il giornalista Federico Pucci in una spiegazione della canzone su Medium: "Le contaminazioni urban, il contesto politico-culturale, quello che volete. Ma Soldi è semplicemente un brano scritto, studiato e sviluppato con estrema intelligenza e gusto. E ogni tanto, queste canzoni vincono i festival". Alla faccia di chi ascolta la musica per una settimana all'anno.