Il rapper Junior Cally (foto di Sebastiano Fernandez)
in foto: Il rapper Junior Cally (foto di Sebastiano Fernandez)

Cacciare Junior Cally dal Festival di Sanremo? No, grazie. C'è un problema sessista nel rap? Sì, c'è. Le due cose possono essere legate? No, altrimenti possiamo fare una lista di artisti che non dovrebbero vedere più il palco del Festival, comprese persone che ci saranno anche quest'anno. Il rischio censura è dietro l'angolo, soprattutto se si comincia a pensare in maniera retroattiva. Il pezzo che Junior Cally ha proposto al Festival di Sanremo, accettato tra i Big, si chiama "No, grazie" e non è al centro delle polemiche sul sessismo e il femminicidio scoppiato in queste ore. Quello di Cally è, anzi, uno dei pezzi più apprezzati da chi l'ha ascoltato in anteprima e al massimo potrà scatenare polemiche per i riferimenti velati ma non troppo a Matteo Salvini (che ha chiesto la sua testa) e Matteo Renzi.

Le polemiche contro Junior Cally

Junior Cally è stato criticato per alcune barre di un pezzo del 2017, tre anni fa, quando Cally vestiva ancora la maschera antigas e non era ancora volato in testa alla classifica con "Ricercato", album con cui ha mostrato il suo volto. La richiesta di cacciarlo, quindi, sarebbe retroattiva, una sorta di censura e, chiaramente, la voglia di colpire il Festival e Amadeus, che in questi ultimi giorni ha avuto non pochi problemi, sollevando polemiche per i Big, le accuse di sessismo, con seguente dietrofront di artisti confermati come Salmo e Monica Bellucci che avrebbero dovuto salire sul palco del Festival.

Il sessismo nel rap

Quello del sessismo nel rap è un tema che chi maneggia la musica quotidianamente conosce bene, ma che ogni tanto, grazie a momenti come questo, arriva anche al grande pubblico. E, ovviamente, un tema serio e importante diventa uno strumento politico, un'arma giocattolo in mano a chi non ha idea di come si maneggia. Non è il sessismo il problema per chi scopre improvvisamente un tema, ma la polemica strumentale in sé e questa cosa fa male a tutto: inquina una discussione seria, fa confusione su un genere che non è sessismo, anzi, negli Usa vince il Premio Pulitzer. Una polemica strumentale perché se il problema è chi ha cantato canzoni controverse allora dovremmo cominciare a fare liste di proscrizione, da Marco Masini e la sua "Bella stronza" a Vasco Rossi. La musica è arte e, come scrive la scrittrice Giulia Blasi, l'arte è immorale. Il problema, semmai, è artistico, ovvero: ha ancora senso raccontare quel mondo? Raccontarlo in quel modo? No, per chi scrive.

Vogliamo Junior Cally sul palco dell'Ariston

Amadeus si è assunto la responsabilità di portare al Festival un pezzo che non c'entra nulla col sessismo, scritto da chi anni fa ha scritto un altro testo, spiegando di averlo fatto in maniera artistica, come quando guardiamo un film di Tarantino. Indipendentemente dal paragone un po' azzardato, l'idea è che scovare nell'armadio di ogni singolo cantante rischia di creare una censura preventiva di cui possiamo fare a meno. Trasformare questa polemica in una crociata contro il rap, poi, rischia di riportarci alla polemica Sfera/Corinaldo, quando si prende un cantante per farne un capro espiatorio di un discorso complesso e dalle mille sfumature. Insomma, che Junior Cally salga su quel palco a portare la sua "No, grazie" e che chi si scopre improvviso paladino contro il sessismo si passi una mano sulla coscienza e soprattutto si informi un po' in più.