Non si placano le polemiche per la querelle su Sergio Sylvestre e l'inno nazionale, almeno per quanto riguarda i commenti che arrivano al cantante americano. È lui stesso a tornare sull'argomento con qualche storia in cui ci tiene a ribadire il suo punto, ma soprattutto a rispondere a chi ancora continua a scrivergli offese razziste. I fatti, ormai, sono noti: l'ex vincitore di Amici di Maria De Filippi, infatti, era stato chiamato dalla Lega Calcio a cantare l'inno di Mameli prima dell'inizio della finale di Coppa Italia tra Napoli e Juventus, svoltasi all'Olimpico di Roma. In uno stadio completamente vuoto il cantante aveva cominciato a cantare l'inno quando, colto dall'emozione, si è fermato per qualche secondo prima di ricominciare. Lo ha potuto fare perché l'esibizione era a cappella, quindi Sylvestre ha potuto tranquillamente fermarsi un attimo e ricominciare.

Sylvestre tradito dall'emozione

Alcuni politici e qualche tifoso ha usato l'accaduto per attaccarlo e attaccare la Lega, rea di averlo scelto. Indipendentemente dalle scelte, che casomai vanno discusse a monte, Sylvestre si era solo un po' emozionato, può capitare anche a un professionista e tempo pochi secondi aveva portato a termine l'esibizione. Lo aveva spiegato lui stesso che il problema non era l'essersi dimenticato le parole: "Mi sono bloccato, non perché mi sono dimenticato le parole, ma semplicemente ti emozionati a vedere uno stadio così vuoto (…) È stata una serata molto emozionante, non ero mai stato così emozionato, neanche quando sono stato ad Amici, a Sanremo. È stata una cosa incredibile incredibile, vedere uno stadio così vuoto e sentire questa eco fortissimo. Mi sono bloccato perché mi veniva una tristezza molto forte".

Gli insulti razzisti

Evidentemente la spiegazione non ha soddisfatto alcuni che, però, hanno continuato a insultarlo con epiteti razzisti, stando a quanto ha detto lo stesso cantante in una storia su Instagram: "Buongiorno ragazzi, vedo che mi date ancora importanza, offendendomi ancora con commenti razzisti. It's ok, ‘cause you know why, I don't give a fuck ("Va bene, e lo sapete perché? Perché non me ne frega niente")" ha detto in un video in cui ha anche scritto "Black Live Matters", che è lo slogan delle proteste americane contro le violenze contro gli afroamericani. Alla fine dell'esibizione Sylvestre aveva anche alzato il pugno chiuso, simbolo di protesta divenuto familiare in tutto il mondo durante le Olimpiadi in Messico nel 1968 quando sul podio lo alzarono i velocisti statunitensi Tommie Smith e John Carlos arrivati primo e terzo nella finale dei 200 metri, facendone un simbolo della lotta degli afroamericani.

La polemica con Matteo Salvini

Sergio Sylvestre ha anche postato un video delle prove del pomeriggio quando lo si vede cantare a cappella, senza problemi, quella parte in cui si era fermato, a dimostrazione di come conoscesse le parole. Al suo fianco, dopo le polemiche, si sono schierati tantissimi colleghi, tra cui Alessandra Amoroso, Emma, Elodie, e tanti altri stanno continuando ad appoggiarlo. Sylvestre è stato anche coinvolto in una polemica politica alla quale ha risposto per le rime. Tirato in ballo da Matteo Salvini, leader della Lega, che aveva scritto sui suoi social: "Sbaglia l’Inno e saluta col pugno chiuso! Ma dove l’hanno trovato?" Sergio Sylvestre gli aveva risposto: "A Salvini dico che forse dovrebbe informarsi meglio. Dovrebbe cercare di capire cosa significa quel pugno o un movimento come Black Lives Matter. Ma in fondo non può, lui non può capire cosa vuol dire essere nero".