Claudio Baglioni (LaPresse)
in foto: Claudio Baglioni (LaPresse)

I primi ascolti delle canzoni del Festival di Sanremo 2019 sono andati e ve li abbiamo raccontati ieri con tutti i limiti che possono avere dei primi ascolti (dove per "primi" si intende un ascolto a brano e una o più – ma veloci – lettura al testo) e così oggi sappiamo qualcosa in più di quello che vedremo e ascolteremo sul palco dell'Ariston, dove il Direttore artistico Claudio Baglioni ha tentato di portare una ventata di novità guardando più del solito a quello che sta girando in radio in questi mesi e anni e sacrificando qualcuno dei nomi "da festival" e cercando di pescare nel mondo di una generazione non proprio vicinissima al target sanremese di questi ultimi anni, ma vediamo qualche punto.

Perché Baglioni ha provato a parlare a un altro pubblico

Da qualche settimana Claudio Baglioni sta parlando di Sanremo come locomotiva e non come vagone del sistema musica italiano, l'ha fatto in conferenza stampa e lo ha ribadito ai giornalisti a cui ieri sono state fatte ascoltare le canzoni sanremesi. Se il Festival da tempo dà l'aria di qualcosa di vecchio, nonostante in questi ultimi anni siano stati vari i "giovani" che hanno trovato una strada, è vero che serviva qualcosa di più sistematico e così Baglioni ha cercato si allontanarsi dal discorso "quote" (quaota rock, quota rap) cercando una strada che avesse come target chi ascolta la musica oggi. E chi ascolta la musica oggi lo fa ascoltandola in streaming e guardandola su Youtube, più che acquistandola fisicamente. Era impossibile, quindi, non tener presente, ad esempio, alcuni dei fenomeni di questi anni, dai Boomdabash ad Achille Lauro, senza dimenticare l'It-Pop, ma anche il nuovo cantautorato italiano, gli echi folk rock e il rap, certo, fino alla black music che assume diverse forme. Ovviamente a questi ha accostato anche qualche nome più rodato.

Perché si parla di migranti, Salvini e non solo

Qualche giorno fa avevamo anticipato che sul palco dell'Ariston sarebbe arrivato anche un testo che aveva come protagonista Matteo Salvini e in effetti, pur senza nominarlo, i Negrita parlano di lui, facendo riferimento al "comandante" e subito si scalda l'ambiente per quello che succederà quando questa e altre canzoni a tema migrante faranno irruzione sul palco dell'Ariston. Quello dei migranti, oltre a essere un tema di questi ultimi anni, quindi, è anche un tema trattato da più parti nelle canzoni del Festival, con rimandi più espliciti, come quello dei rocker, degli Zen Circus o in maniera più sussurrata, come avviene in Motta. L'argomento, inoltre, è caldo soprattutto dopo le dichiarazioni fatte in conferenza stampa proprio da Baglioni, dichiarazioni che gli hanno provocato non pochi grattacapi e una lite a distanza con il Ministro degli Interni Matteo Salvini. Ma vale la pena anche perché l'amore c'è sempre, ma ci sono anche un po' di temi sociali affrontati dai vari cantanti, che quest'anno hanno voluto "rischiare" un po', forti anche di quanto avvenuto lo scorso anno.

Perché Sanremo è uno show televisivo

Sarà importante guardare Sanremo anche per uno dei motivi per cui vale la pena guardarlo ogni anno, ovvero per l'aspetto televisivo che resta, nonostante quello che va ripetendo da oltre un anno Baglioni, uno degli aspetti principi della kermesse. Il Festival è una macchina enorme che non si riduce alla musica ma ha un indotto enorme e soprattutto non si può fingere che non sia uno dei programmi di punta della Rai: gli ospiti, le scenografie, i cambi d'abito, i monologhi, la tenuta del palco, le ospitate pre e post, i servizi dei Tg, gli approfondimenti e insomma, tutto quello che va oltre le tre ore e più della competizione canora.

Perché scoprirete cos'è l'autotune e chi è Charlie Charles

E per voi, che forse non avete molta dimestichezza con le novità della musica italiana e ancora cercate di raccapezzarvi tra quelle parole come Trap e rap, sulle differenze, sui messaggi e ci mettete la testa solo quando le polemiche escono dai confini di genere raggiungendo anche il pubblico vasto della tv, ecco è per voi che questo Sanremo sarà interessante, perché vi darà la possibilità di scoprire un altro pezzetto di Italia musicale, quello che usa il vocoder (che è un effetto vocale molto usato dalla trap) – lo si sentirà con Livio Cori e Sfera e anche con Mahmood, ma solo nella versione radiofonica, visto che il cantante ha annunciato che non ne farà uso sul palco. Si sentiranno effetti trap (non tanti, per la verità), sicuramente sonorità black (l'urban e soul) e poi qualcuno potrà chiedersi chi c'è dietro le basi di Mahmood appunto e se non ve lo chiedete prendetela come curiosità: c'è anche Charlie Charles al Festival, ovvero il produttore che sta dietro alle produzioni di successi di trapper come Sfera Ebbasta e Ghali.