Opinioni
1 Giugno 2020
19:57

L’industria musicale contro l’ingiustizia, il razzismo e la discriminazione. No justice, no music

La lotta alla discriminazione, al razzismo e all’ingiustizia è arrivata anche nella musica. Le major discografiche con le più note etichette di musica nera si sono unite alla protesta contro la violenza che ha causato la morte di George Floyd. Il 2 giugno sarà un giorno di black out, non da intendersi come sciopero, ma come momento dedicato alla riflessione e in cui la comunità musicale si unisce, come mai era accaduto prima d’ora, per dire basta.
A cura di Enzo Mazza

La rivoluzione contro la discriminazione, il razzismo e l’ingiustizia è arrivata. L’industria musicale si è unita nella protesta contro la violenza che ha causato la morte di George Floyd. Le tre major discografiche con le etichette di musica nera come Motown e Atlantic in testa hanno annunciato un giorno di black out con #TheShowMustBePaused, un’iniziativa senza precedenti che vede l’intera comunità musicale dire basta.

Columbia Records, un'etichetta di Sony Music, ha annunciato che il 2 giugno non sarà un giorno di sciopero ma un'occasione per riflettere e ripensare le strade per la solidarietà, oltre che per stare vicino alla comunità nera, allo staff e agli artisti. Il CEO di Universal Music, Lucian Grainge, ha scritto una mail all’intera casa discografica annunciando la nomina di Jeff Harleston, capo dell’area legale, alla guida di una task force per la “social justice”, oltre al sostegno dello sciopero del 2 giugno.

In Italia Marco Alboni, CEO di Warner Music Italy, ha ricordato che il 2 giugno, festa della Repubblica, sarà per l’azienda anche un momento di riflessione sui valori di libertà, giustizia e uguaglianza. Sarà “un momento di pausa per dirci tutti quanti cosa dobbiamo fare per concretamente contribuire alla fine delle ingiustizie che non rispettano la vita”.

Tutto il mondo della musica è unito in questa mobilitazione che coinvolge tantissimi artisti, manager e professionisti della black community che in un grande Paese come gli Stati Uniti ancora oggi si trova di fronte a discriminazioni, atti di razzismo e violenza inaudita. È venuto il momento di dire basta. È giunto di momento del cambiamento. Come ha scritto Universal Music riprendendo le parole di Martin Luther King: c’è un momento nel quale il silenzio significa tradimento.

Tradire milioni di persone, un’intera comunità di cittadini e tanti, tantissimi artisti che hanno fatto grande la musica americana e che ancora oggi si trovano di fronte a gesti di ostilità e di discriminazione. Noi tutti abbiamo scelto da che parte stare perché black lives matter.

Con una laurea in Scienze Politiche, inizia la propria attività come addetto stampa presso un importante istituto bancario e, dopo un'esperienza in un’agenzia di pubbliche relazioni, diventa responsabile per l'Italia di BSA, Business Software Alliance. Nel 1996 viene nominato Segretario Generale di FPM, la Federazione contro la Pirateria Musicale, di cui ricopre poi i ruoli di Direttore Generale e di Presidente. Oggi è CEO di FIMI, la Federazione dell’Industria Musicale Italiana, e presiede il Comitato Proprietà Intellettuale della Camera di Commercio Americana in Italia. Dal 2010 è anche Presidente di SCF, Società Consortile Fonografici, la collecting dei diritti musicali connessi.
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