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Crisi del live e boom dello streaming: che Sanremo sia l’inizio di una nuova fase per la musica

A pochi giorni dal Festival di Sanremo ecco un bilancio sul 2021 appena trascorso e sullo stato del settore musicale nel secondo anno di pandemia.
A cura di Enzo Mazza
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Mentre fervono i preparativi e le prove degli artisti in vista del prossimo Festival di Sanremo proviamo a fare un bilancio sull’anno appena trascorso e sullo stato del settore nel secondo anno di pandemia. La situazione nel mondo della musica dal vivo e in generale dello spettacolo resta tuttora molto critica: la nuova recrudescenza dei contagi a causa di Omicron ha portato a rinvii e stop di date invernali, e allo stato attuale anche la pianificazione della stagione primaverile/estiva resta sotto una nube di incertezza.

Il settore della musica live ha pagato in Italia un prezzo altissimo: di recente il Presidente di SIAE, Mogol, ha scritto una lettera aperta alle istituzioni ricordando la gravità della situazione e gli impatti occupazionali. Il coordinamento di Bauli in Piazza parla di un 30% di professionalità che negli ultimi due anni ha abbandonato il settore, cercando occupazione altrove: un danno enorme che avrà un forte impatto sul futuro.

La musica live è di fatto in uno stato di crisi: le associazioni Arci (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana), Assomusica (Associazione Italiana Organizzatori e Produttori Spettacoli di Musica dal Vivo) e KeepOn LIVE (Associazione di categoria Live Club e Festival italiani), alla luce delle nuove limitazioni imposte dal Governo con il Decreto Festività, hanno chiesto adeguate misure per i live club, per tutte le strutture adibite a musica dal vivo e spettacolo, per gli operatori e per tutti i lavoratori del settore necessarie alla loro sopravvivenza quali ammortizzatori sociali e prolungamento della cassa integrazione, indennizzi per la nuova improvvisa chiusura a favore di artisti, maestranze, produttori e organizzatori, prolungamento della moratoria mutui e leasing, sostegno ai costi fissi di locazione e utenze.

Una situazione molto complessa solo in parte compensata dallo stato dell’industria musicale sul fronte discografico, dove il digitale è stato uno degli elementi determinanti per evitare che l’impatto della pandemia potesse avere conseguenze ancora più disastrose.

Il 2021, così come l’anno precedente, ha visto le case discografiche continuare l’attività di investimento in ricerca e sviluppo e nelle pubblicazioni di nuove uscite e del rilancio del catalogo, che durante la pandemia ha visto un forte incremento. I consumi di musica in streaming sono cresciuti e oggi, in Italia, si ascoltano in media un miliardo di stream alla settimana. Gli abbonati alle piattaforme sono cresciuti e il segmento premium ha visto tassi di sviluppo vicino ai mercati più maturi. In questo contesto l'Italia ha davanti prospettive di crescita legate alla transizione dal free al premium di molti consumatori, proprio grazie alle sempre più diffuse competenze digitali.

Secondo i dati di Engaging with Music, l’Italia ha visto una crescita del 54% rispetto al 2019 in coloro che hanno utilizzato un servizio a pagamento di musica in streaming. In generale il tempo dedicato all’ascolto di musica, grazie alle opportunità del digitale e alla necessità di disporre della musica come di un’importante compagna nella vita quotidiana, è cresciuta arrivando a oltre 18 ore e mezza alla settimana. L’80% degli italiani intervistati nel 2021 ha affermato infatti che la musica è stata importante nel sostenerli a livello mentale durante la pandemia.

L’ultimo anno è stato anche decisivo per l’ulteriore affermazione del repertorio italiano e del successo internazionale arrivato con i Måneskin. Grazie ai costanti investimenti realizzati dalle case discografiche nel nostro Paese, con riferimento al repertorio locale, l’intera top venti degli album più venduti è stata occupata da artisti di vari generi musicali, ma tutti italiani. Da rilevare anche il forte ricambio generazionale che ha accompagnato la musica italiana negli ultimi anni: tra il 2012 e il 2021 la media dell’età degli artisti in top ten è scesa di oltre il 38%. Si è passati infatti da un’età media di oltre 40 anni (dato di dieci anni fa) a poco più di 26 anni nel 2021.

Molto rilevante anche il segnale sulla maggiore capacità offerta dal digitale, e in particolare dallo streaming, di raggiungere vendite rilevanti per una fetta più ampia di artisti. L’abolizione di fatto delle barriere all’ingresso e la maggiore democratizzazione dei consumi ha fatto si che nel 2021, in Italia, 479 album abbiano superato la soglia di 10 milioni di streaming: si tratta di 302 artisti in totale, per una crescita di grande rilevanza rispetto a dieci anni prima. Nel 2011 solo 134 album per 105 artisti avevano infatti superato l’equivalente soglia delle 10.000 copie vendute (fisico + download).

Un segnale importante anche per la sostenibilità economica del mercato: molti più artisti stanno raggiungendo il successo grazie al digitale e ciò ha un effetto anche in termini di maggiori royalties versate a un numero sempre più ampio di artisti.

È pertanto evidente come sia fondamentale che a questi numeri positivi sul lato discografico si affianchi un veloce ripresa del settore della musica dal vivo: le istituzioni devono assolutamente prevedere una strategia di azione che accompagni il rilancio dello spettacolo dal vivo non appena questo sarà in grado di ripartire con la massima capacità. Il prossimo Festival di Sanremo, che anche quest’anno si terrà in condizioni complicate – ma ancora una volta con l’obiettivo di tenere in piedi un evento live come segnale per il settore – ci auguriamo possa essere lo spartiacque verso una nuova fase per il comparto.

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Con una laurea in Scienze Politiche, inizia la propria attività come addetto stampa presso un importante istituto bancario e, dopo un'esperienza in un’agenzia di pubbliche relazioni, diventa responsabile per l'Italia di BSA, Business Software Alliance. Nel 1996 viene nominato Segretario Generale di FPM, la Federazione contro la Pirateria Musicale, di cui ricopre poi i ruoli di Direttore Generale e di Presidente. Oggi è CEO di FIMI, la Federazione dell’Industria Musicale Italiana, e presiede il Comitato Proprietà Intellettuale della Camera di Commercio Americana in Italia. Dal 2010 è anche Presidente di SCF, Società Consortile Fonografici, la collecting dei diritti musicali connessi.
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