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Opinioni
10 Marzo 2021
17:10

La gente parla e noi siamo fuori di testa, i Maneskin hanno vinto con le parole giuste

Che i Maneskin fossero bravi musicisti lo avevamo capito già a X Factor. Che Damiano fosse uno straordinario performer pure, ma che sapessero giocare talmente bene con le parole e l’umore del Paese è stata una scoperta. Questo articolo si propone una spassionata analisi del testo di Zitti e buoni, canzone vincitrice di Sanremo 2021.
A cura di Eleonora D'Amore
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Tutti pazzi per i Maneskin. Il mondo del rock italiano in fiamme, da Vasco Rossi a Piero Pelù passando per il loro mentore Manuel Agnelli, tutti uniti al grido di Rivoluzione! Capeggiano questa insurgencia romana contaminata da studi linguistici e scientifici, Damiano David, frontman del gruppo, Victoria De Angelis basso iperattivo di origini danesi, Thomas Raggi alla chitarra ed Ethan Torchio alla batteria.

I fan non hanno dubbi, ballare a questo Chiaro di Luna è ciò di cui hanno bisogno. È un ballo della vita incessante, nel quale i ragazzi si sentono trascinati da un senso di libertà assoluto. Liberi di essere diversi da loro, da chi vuole imporre i dettami di una cultura che non li rappresenta. Di respirare, parlare, cantare e amare come vogliono, senza i limiti del giudizio, e soprattutto di sbagliare, ché commettere errori oggi è diventato più sbagliato degli errori stessi.

Loro non sanno di che parlo
Voi siete sporchi, fra', di fango
Giallo di siga fra le dita
Io con la siga camminando
Scusami, ma ci credo tanto
Che posso fare questo salto
E anche se la strada è in salita
Per questo ora mi sto allenando

È una ribellione giovanile sì ma per molti versi trasversale. Non chiama in causa solo gli adolescenti, attraversa silenzi e non detti che non conoscono confini anagrafici e nemmeno esplorativi, con lo sguardo rivolto verso l’alto, l'irrefrenabile impulso di sfondare portoni per afferrare il proprio futuro e la voglia di arrivare in cima per respirare a pieni polmoni.

E buonasera, signore e signori
Fuori gli attori
Vi conviene toccarvi i coglioni
Vi conviene stare zitti e buoni
Qui la gente è strana tipo spacciatori
Troppe notti stavo chiuso fuori
Mo' li prendo a calci ‘sti portoni
Sguardo in alto tipo scalatori
Quindi scusa mamma se sto sempre fuori, ma
Sono fuori di testa, ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa, ma diversa da loro

È il volo di un Icaro del nuovo millennio, che non ha paura di avvicinarsi al sole con le ali di cera che gli hanno costretto a indossare. Non è un harakiri, il suo slancio è rivolto alla vita, motivato e pronto al fallimento purché sia solo suo. È un disertore delle regole quando queste ultime si legano a luoghi comuni o alla resa preventiva, quando le imposizioni diventano limite e non coadiuvanti della crescita.

Io ho scritto pagine e pagine, ho visto sale poi lacrime
Questi uomini in macchina non scalare le rapide
Scritto sopra una lapide, in casa mia non c'è Dio
Ma se trovi il senso del tempo risalirai dal tuo oblio
E non c'è vento che fermi la naturale potenza
Dal punto giusto di vista, del vento senti l'ebrezza
Con ali in cera alla schiena ricercherò quell'altezza
Se vuoi fermarmi ritenta, prova a tagliarmi la testa perché
Sono fuori di testa, ma diverso da loro

La lotta alla verbosità inconsistente, il desiderio di donare di nuovo corpo e sostanza alla parola. Un senso di asfissia dovuto all’eccesso, la claustrofobia dei sensi di fronte alle troppe lezioni di vita, la difficoltà di cedere il pulpito nell’impossibilità di poter prestare davvero ascolto a chiunque. Sommersi da opinioni e punti di vista, travolti dall’esercizio di stile di chi crede di possedere verità assolute, si descrivono animali abitudinari: abituati a disobbedire, a reclamare ascolto, a chiedere una zona franca dove potersi sentire diversi da loro e uguali a se stessi, al grido di Achille Lauro: Dio benedica solo noi, esseri umani.

Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cosa parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l'aria
Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cosa parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l'aria
Parla, la gente purtroppo parla
Non sa di che cazzo parla
Tu portami dove sto a galla
Che qui mi manca l'aria

A chi li vorrebbe perfetti, zitti e buoni, rispondono con maschere cupe, smalto nero e smokey eyes, sigarette sempre accese e politica del gender fluid. Ribattono in un tempo rock, che rompe gli equilibri della musica leggera e pop per salire in classifica e attestarsi agli occhi del mondo con la loro grammatica lontana dai libri e dalle cantilene degli studi mnemonici. Puntano alla scoperta e si scusano con le mamme per essere sempre fuori, in un mondo che li ha chiusi in mille modi e in questo momento storico che li sta costringendo a crescere in fretta. Non sarà una rivoluzione nella musica ma di certo lo è stata nel linguaggio e nella capacità di interpretazione di una generazione che vuole essere il filtro di un tempo non coniugato.

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Casertana di origine, napoletana di adozione. Laureata in Lingue e Letterature Straniere all'Università L'Orientale di Napoli, lavora a Fanpage.it dal 2010, anno in cui il giornale è nato. Caposervizio dell'area spettacolo.
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