L'attore e star del K-Pop Cha In-ha è morto a 27 anni, aggiungendosi al numero di decessi che stanno colpendo il mondo della musica coreana. Non è ancora chiara quale sia la causa della morte del ragazzo, ma il suo decesso porta alla mente quelli che sono avvenuti negli ultimi mesi e nelle ultime settimane. Nei mesi scorsi, a poche settimane di distanza, infatti, si sono tolte la vita due star del K-Pop, Goo Hara e Choi Jin-ri, in arte Sulli, entrambe suicidatesi ed entrambe vittime da tempo di cyberbullismo. Le due star erano molto amiche e si sono tolte la vita a due mesi di distanza, in un periodo in cui il mondo dello Spettacolo sudcoreano ha visto altri decessi per suicidio o tentativi di togliersi la vita. Nei giorni scorsi alcuni giornali americani e inglesi hanno cercato di indagare il fenomeno, tentando di capire il perché di questi suicidi tra artisti giovanissimi e sulla cresta dell'onda di un successo che da qualche anno è esploso definitivamente in tutto il mondo. Un successo che dopo aver conquistato i paesi asiatici, dove il bacino di fan è enorme, ha attraversato l'Oceano arrivando anche negli Usa, grazie a band come i BTS. Sono loro, infatti, il fenomeno più chiacchierato del momento, i primi a volare in testa alla classifica americana degli album e i primi a restare in classifica per un anno intero.

Il successo mondiale del K-Pop

L'enorme successo e il faro che si è acceso ancora di più su band e movimento, legato a un problema culturale della società coreana potrebbero essere alla base di queste morti, stando ad alcuni esperti. Si parla, infatti, di enorme pressione, ma soprattutto delle difficoltà da parte delle donne di potersi emancipare e dare un'immagine di sé diversa da quella che vorrebbe una società patriarcale. Sia Goo che Choi, le due artiste suicidatesi nelle scorse settimane, erano state vittime di cyberbullismo e di molestie sessuali da parte del pubblico, durante la loro carriera. Goo Hara debuttò come membro delle Kara, che diventarono in breve tempo – era il 2008 – un fenomeno popolarissimo, e dopo l'esperienza in gruppo si lanciò in un'altrettanta fortunata carriera solista, mentre Sulli, che cominciò più o meno negli stessi anni di Goo, faceva parte delle f(x) nel 2009, costruendosi, nel contempo, anche una carriera come attrice.

Il cyberbullismo a Goo e Sulli

Goo denunciò l'ex compagno Choi Jong-bum per le minacce di revenge porn: il ragazzo l'aveva minacciata di rendere pubblico un video porno che li riguardava. Nonostante l'uomo sia stato condannato l'agenzia non rinnovò il contratto della cantante, nel frattempo la pena è stata sospesa e Choi era tornato in libertà. Sulli, invece, era stata vittima di bullismo online a causa delle sue posizioni femministe e per la sua battaglia pubblica contro la depressione, argomento tabù – come tutte le malattie mentali – nel Paese. "Il mondo del K-Pop è altamente competitivo – ha scritto l'Associated Press – con dozzine di gruppi che escono ogni anno. Gli esperti dell'industria da anni parlano del lato oscuro della medaglia" raccontando un mondo in cui giovanissimi aspiranti cantanti si allenano a far parte di questa realtà dalle regole ferree (diete e allenamenti intensi, divieto di appuntamenti galanti e contratti non proprio d'oro), ma solo in pochi riescono a farne parte e pochissimi ad avere successo: "Fin da piccoli vivono una vita meccanica, passando attraverso un regime di allenamento molto duro. Solo raramente hanno la possibilità di sviluppare una vita scolastica regolare o una normale relazione con i propri coetanei. La loro caduta può essere così improvvisa quanto drammatica al pari della ascesa verso la fama" come ha spiegato il giornalista esperto di K-Pop Lee Hark-joon al New York Times, aggiungendo che la loro "è una professione vulnerabile soprattutto a livello psicologico, sono esaminati minuto per minuto sui social e le fake news sulla loro vita personale esplode istantaneamente".

Il problema della Corea con le donne

Il problema si fa ancora più grave se queste artiste sono donne. Loro, infatti, scontano anche alcune regole della società patriarcale sudcoreana: "Alcuni degli idoli femminili del genere sono state criticate per non aver sorriso abbastanza in un programma televisivo o per essersi fatte vedere con un libro sul femminismo tra le mani" ha dichiarato il giornalista Park Hee-A all'Associated Press. "Il sesso poi è un tabù in Corea del Sud se comparato con i Paesi occidentali. C'è uno standard morale molto alto, soprattutto per le celebrità donne, a causa della società patriarcale del Paese" ha aggiunto sempre all'AP lo psichiatra Tae-Sung Yeum.

Il tabù dei problemi mentali

Il Guardian aggiunge che esiste un altro enorme tabù per quanto riguarda la società sudcoreana, quello delle malattie mentali, di cui sia Sulli che Goo soffrivano. "Non è una coincidenza che un decennio in cui svariate celebrità si sono tolte la vita – compresa la star Kim Jong-hyun, che è un uomo – coincida con un incremento delle malattie mentali e dei suicidi in tutta la Corea del Sud" scrive il Guardian, che sottolinea come la popolazione non sia affatto incoraggiata a chiedere aiuto, con la depressione che "è vista ancora come una debolezza del proprio carattere": "La società sudcoreana cresce con l'idea che gli uomini debbano essere rispettati e che le donne, al contrario, non meritino rispetto o comunque non ne meritino abbastanza – ha spiegato il neurologo Ryu Sang-ho -. I media aiutano questa idea e per questo non mi sorprende che il pubblico non abbia alcun tipo di empatia nei confronti di queste donne". Alla Reuters l'ex attore Kwon Young-chan, lui stesso vittima di bullismo, ha detto che è impossibile evitare attacchi personali: "Quando qualcuno scrive commenti del genere, prima cominciano con un colpetto leggero e poi salgono la scala del cyber bullismo con un pugno, arrivando alle vite private delle star. Quando le star cominciano carriere soliste, poi, devono affrontare depressione e attacchi in solitudine".