Gianna Nannini durante il Primo Maggio (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
in foto: Gianna Nannini durante il Primo Maggio (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Per un bel po' di generazioni a questa parte, quella che sta per arrivare sarà la prima estate senza musica live. Il 2020 sarà ricordato per la pandemia di Covid-19 e per le conseguenze che ha avuto, sia per quanto riguarda il numero di morti che per i cambiamenti imposti alla nostra vita quotidiana: distanziamento fisico, mesi senza vedere le persone care, mascherine obbligatorie, sospetto reciproco, qualche balcone, certo. Per la musica sarà l'anno zero, almeno per quanto riguarda i live, che sono una grande fetta del ricavo del settore, quel settore che per primo ha abbassato le saracinesche e che per ultimo le riaprirà, almeno a condizioni vicine al pre Covid.

Rinviati i grandi eventi

Con l'ultimo decreto è stato messa una pietra sopra a gran parte dei live della prossima estate. Oltre alla cancellazione dei grandi eventi, vietati almeno fino a fine luglio, e che costituivano da sempre una delle maggiori attrattive estive, grazie all'arrivo in Italia di grandi nomi internazionali e ai tour dei grandi artisti italiani, a farne le spese saranno soprattutto le realtà piccole. Se c'è una cosa che ci ha insegnato questa pandemia è che il racconto del Covid-19 come livella, come male che non guarda in faccia a nessuno, era una finzione. A fare le spese di questa enorme crisi economica saranno ancora una volta le realtà più piccole.

Vietati cibo e bevande

Sarà difficile, restando a quanto comunicato dal Governo nel Dpcm, con il famigerato Allegato 9, riuscire a raggiungere il pareggio in caso di organizzazione di un concerto. Non vuol dire che non si riuscirà, ma sicuramente non sarà semplice. Nelle ore successive all'annuncio del Presidente del Consiglio Conte si leggono già varie posizioni. Da una parte i grandi promoter italiani sono stati obbligati a cancellare tutti i grandi eventi, dal momento che sono permessi concerti con massimo 1000 persone all'aperto e 200 al chiuso, dall'altra le realtà medie e piccole cercano di capire come sopravvivere a live che tolgono dalla colonna degli introiti tutto ciò che ha a che fare con cibo e bevande, aggiungendo, però, i costi di sanificazione e quelli per rispettare le regole.

Le posizioni dei promoter

Su Fanpage.it Giorgio Riccitelli, fondatore di Radar Concerti, spiegava che la situazione sia critica e che difficilmente si potrà fare granché, senza sponsor istituzionali, nonostante loro fossero già pronti per ripartire, grazie a una serie di iniziative (come app che permettevano il delivery di cibo e bevande alle postazioni, per esempio), ma c'è anche chi, come Francesco Barbaro di OTR che spinge per inventarsi qualcosa: "Lo Stato non ha vietato la musica dal vivo, a noi tocca solo inventare nuove soluzioni per dare la possibilità ai musicisti di non fermarsi e al pubblico di scegliere se ascoltare o no la musica dal vivo" come ha detto all'Adn Kronos.

Cosa si inventerà l'industria live

Difficilmente, però, la stagione estiva sarà come siamo abituati a vederla, senza grandi e medi eventi, con una selva di concerti cancellati o rimandati e senza, per esempio, i grandi Festival che permettevano una programmazione stagionale. Resta da vedere, quindi, cosa ci si inventerà dal 15 giugno in poi, primo giorno valido. Qualcosa succederà, difficilmente, però, vedremo fuochi d'artificio. E soprattutto, per mantenere standard decenti bisognerà ripensare un po' l'intera filiera, abbassando i costi: dalle produzioni, ai cachet e anche i fitti delle sale. Potrebbe anche essere un anno di sperimentazione, e probabilmente lo sarà, ma sta al comparto cominciare a farsi inventivo, dal momento che a livello Istituzionale, quello che poteva essere fatto è contenuto in qualche punto del nuovo Dpcm. Quello è, ora tocca rimboccarsi le maniche.