Francesco De Gregori (Foto di Daniele Barraco)
in foto: Francesco De Gregori (Foto di Daniele Barraco)

"Mi sembra una stronzata" dice Francesco De Gregori quando gli chiediamo un parere sulla proposta di inserire una quota fissa di musica italiana nella rotazione radiofonica italiana. Una proposta di legge di alcuni deputati della Lega che da boutade e forse provocazione ha preso un'altra piega quando anche il Presidente della Siae Giulio Rapetti, in arte Mogol, l'ha fatta sua invitando gli associati della società a "contribuire a questa battaglia", nonostante il capo del partito di quei deputati, ovvero il Ministro degli Interni Matteo Salvini, abbia chiaramente espresso la sua contrarietà al fatto che la Politica possa mettere bocca nel gusto delle radio e degli ascoltatori.

Una vita segnata dalla musica straniera

Il cantautore romano, impegnato da questa sera in una serie di concerti romani che lo impegneranno al Teatro della Garbatella per un mese – dal 28 febbraio al 27 marzo -, lo ha detto senza astio, più un'esclamazione di getto, poi spiegata con molta tranquillità: "Io non so cosa sarebbe stata la mia vita di musicista se non avessi potuto ascoltare fin da piccolo tutte le canzoni straniere che ho sentito" ha detto alla platea di giornalisti con cui ha scambiato una chiacchiera alla fine dell'ultima prova dell'Off the record (questo il nome del progetto live). Un De Gregori divertito e divertente, sia sopra che giù dal palco, visibilmente felice di queste serate in cui incontrerà 230 persone massimo alla volta, in cui l'intimità la farà da padrona e in cui ai suoi grandi classici, che faranno da fulcro delle serate, alternerà anche pezzi meno famosi, le sue riletture di Bob Dylan, ma anche pezzi della tradizione romana e non (come "Ma che razza de città" e "Stelutis Alpinis").

Le radio e le canzoni di De Gregori

È con fare molto tranquillo che ha scherzato più volte su come le radio non passino tanto le sue canzoni e quelle di tanti colleghi bravi: "Le radio non mi passano, e come non passano me non passano un sacco di gente come me, su questo bisognerebbe interrogarsi, dopodiché c'è musica buona, musica cattiva, se io non avessi sentito certe canzoni alla radio, quando avevo 10 anni…". In realtà completamente sfavorevole all'idea di un terzo di canzoni decise da qualcuno non è, ma a un solo patto: "Sarei favorevole soltanto se un terzo della programmazione, il 33,3 periodico fosse riservato… alla mie canzoni". Beh, una proposta che qualcuno potrebbe anche trasformare in una battaglia.