La polemica seguita al Festival di Sanremo, quella relativa alla vittoria di Mahmood e il televoto violato, sembrava la classica boutade destinata a spegnersi nel giro di pochi giorni. E invece non solo è stata cavalcata dalla politica, ma a distanza di qualche giorno ha prodotto addirittura una proposta di legge firmata dal leghista Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera e fino allo scorso anno direttore di Radio Padania, che punta a dare più spazio alla musica italiana nelle radio. L'obiettivo, si legge dal testo della proposta, è quello di dedicare "almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione". 

Il testo, che riporta le firme anche dei deputati Maccanti, Capitanio, Cecchetti, Donina, Fogliani, Giacometti, Tombolato e Zordan, ha per titolo "disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana", aggiunge che una quota equivalente ad "almeno al 10 per cento della programmazione giornaliera della produzione musicale italiana è riservata alle produzioni degli artisti emergenti". E vengono indicate anche le eventuali sanzioni per le emittenti, che potranno andare dagli otto ai trenta giorni di sospensione delle trasmissioni. Deputata al controllo e quindi alle sanzioni, si legge nel testo, dovrebbe essere l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Il presidente della Commissione Morelli ha spiegato la ratio di questa sua proposta ad Adnkronos: "La vittoria di Mahmood all'Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica […] Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare. Mi auguro infatti che questa proposta dia inizio a un confronto ampio sulla creatività italiana e soprattutto sui nostri giovani". Il fatto che si tiri in ballo Mahmood fa intuire come la proposta leghista sia viziata da quanto accaduto nell'ultima settimana e faccia emergere la capacità del partito guidato da Matteo Salvini di capitalizzare nel breve termine alcune pulsioni popolari.

Un sistema di quote che, spiega Morelli, trae spunto da una medesima legge francese in vigore dal 1994 (Legge Toubon), che impone alle radio di programmare almeno il 40% dei contenuti musicali prodotti in Francia. A suffragare l'iniziativa, inoltre, i dati di alcune delle emittenti più ascoltate in Italia, la cui quota media di repertorio italiano giornaliero sarebbe inferiore al 23%, con alcuni casi limite in cui la percentuale scende sotto il 10%.