Il catalogo di Lucio Battisti assieme a Mogol, ovvero quello più noto, del cantante è disponibile anche in streaming. Dopo una battaglia durata anni, dal 29 settembre (data non casuale per chi ama il cantante di Poggio Bustone) tutte le canzoni scritte ed eseguite dalla coppia musicale più famosa del Paese è finalmente disponibile a chiunque voglia ascoltarla in streaming, oltre a essere disponibile su tutti gli store digitali. Una piccola grande rivoluzione: per anni, infatti, una battaglia tra eredi ha impedito che alcune delle canzoni che hanno scritto la Storia culturale del Paese potessero essere ascoltate da una platea potenzialmente enorme: "Sony Music, grazie alla decisione dell’Editore Acqua Azzurra di tornare a conferire mandato a SIAE per la raccolta e ripartizione dei diritti sulle opere musicali di propria titolarità sulle piattaforme online, torna a distribuire le relative canzoni, interpretate da Lucio Battisti, su tutte le piattaforme online  di streaming e di download" si legge nella nota con cui è stata data la notizia.

Come ascoltare la musica di Lucio Battisti

Ma serviva lo streaming per conoscere o scoprire Lucio Battisti? No, anzi sì. Il repertorio mogoliano del cantante, infatti, è quanto di più noto della discografia musicale italiana, inni come "La canzone del sole", "Il mio canto libero", "Mi ritorni in mente", "Pensieri e parole", "Amarsi un po'" sono patrimonio nazionale e su questo non ci piove. Ovviamente l'opera battistiana è stata, negli anni, disponibile – e spesso riproposta, come avvenuto qualche giorno fa con "Masters vol 2" – in tutti i formati: in famiglia tutti hanno o hanno avuto cassette, cd, vinili, file mp3, senza contare che le canzoni sono disponibili anche su Youtube, con vari video caricati dagli utenti. Insomma, l'opera di Battisti era già accessibile, le sue canzoni sono nell'aria continuamente, quando d'estate siamo attorno a un falò o quotidianamente nelle canzoni canticchiate, però esiste un enorme ‘ma' che adesso è stato colmato.

L'importanza dello streaming tra giovani (e non)

Negli ultimi anni la fruizione musicale si è rivoluzionata e i cambiamenti sono stati più repentini di quanto lo fossero in passato con i passaggi da vinili a cassette e da quest'ultime ai cd, per dire. Oggi è lo streaming la modalità prediletta di ascolto della musica, soprattutto in una fascia di pubblico più giovane. Sono i numeri a parlare chiaro: pochi giorni fa l'IFPI ha reso noti alcuni dati, grazie al Music Listening 2019, un report che esamina le modalità di consumo di musica nelle fasce d’età comprese tra 16 e 64 anni nei principali 21 mercati del mondo e dalla ricerca emerge la pervasività dello streaming, che acquista sempre più potere sia nelle fasce giovani che in quelle più adulte ("Si registra infatti un incremento dell’8% sia nei 45-54 anni che nei 55-64") ma in generale "il 57% consuma musica solo attraverso servizi di audio streaming".

Accompagnare nell'ascolto di Battisti

Basta quindi inserire il catalogo di Battisti online per vedere un'esplosione della conoscenza della sua opera anche tra i più giovani, quelli che non hanno vissuto da vicino la rivoluzione battistiana? Forse no, eppure poterne usufruire anche grazie a quello che è la principale formula di consumo male non può fare. Ovviamente è importante che questa novità sia ben supportata dalle diverse piattaforme, accompagnando i propri utenti alla scoperta di quella musica, con Best of dedicati, playlist ad hoc, connessioni tra artisti simili, forse anche un incontro tra le nuove generazioni di artisti che in Battisti hanno un faro (dai Thegiornalisti a Iosonouncane, per pescare in alcuni estremi) e facilità di ricerca (ciao Spotify). Si potrebbe replicare, con le dovute proporzioni, quanto avvenuto poco tempo fa con i Beatles, la cui immissione del catalogo sulle piattaforme ha visto un'exploit degli ascolti anche tra un pubblico giovanissimo: "Spotify dice che le statistiche sono anche prova che lo streaming permette agli ascoltatori di esplorare l'eredita di artistic he hanno segnato la storia della musica" come scriveva Forbes proprio a proposito di quanto avvenuto con la band di Liverpool.