Il 2020 sarà ricordato da tutti e per sempre come l'anno della pandemia da Covid-19. Giustamente. Ma per noi che quest'anno l'abbiamo vissuto e che cerchiamo anche di guardare ciò che è accaduto nelle sue pieghe non possiamo non provare anche ad andare un po' oltre e restando alle cose musicali oltre alla crisi del settore live che ha messo in ginocchio migliaia di persone e un'intera economia, cerchiamo di guardare anche quello che è accaduto. E non possiamo dimenticare di Diodato.

E tra le cose che sono accadute, tra un trapper e un altro in testa alla top 10, tra il tormentone e le solite classifiche senza donne, abbiamo avuto lui, Diodato. Il cantautore tarantino, infatti, è stato l'ultimo protagonista musicale del mondo pre Covid, almeno per quanto ci riguarda. Con "Fai rumore" ha vinto il Festival di Sanremo 2020, l'ultimo grande evento italiano prima della crisi e del lockdown generalizzato. L'ultimo vero grande appuntamento con assembramenti un po' ovunque, uno degli ultimi appuntamenti in cui abbiamo potuto vedere artisti esibirsi più volte su un palco senza badare troppo alle distanze e alle regole. Era l'anno di Diodato, ma alla fine lo è stato lo stesso, nonostante tutto il casino che è successo.

I primi due mesi sono stati proprio all'insegna del cantautore, che prima aveva conquistato le radio con "Che vita meravigliosa", canzone che aveva fatto da colonna sonora del film di Ferzan Ozpetek "La dea fortuna", vincendo premi costantemente e che ha dato lo slancio a Diodato per arrivare al Festival tra i favoriti. Ma c'è voluta la prima esibizione sul palco dell'Ariston per far capire che dopo anni di impegno, belle canzoni, pacche sulla spalla, cambiamenti e complimenti forse era arrivata l'ora di prendersi qualcosa di concreto. Qualcosa che rimanesse nel tempo. E la vittoria al Festival è qualcosa che resta, qualcosa che finisce inciso nella Storia della musica italiana, dove Diodato è entrato dalla porta principale (ma per molti appassionati il suo nome in quella Storia era già scritto). Gli manca un Eurovision, vero, un palco che lo avrebbe senza dubbio visto protagonista, ma nonostante ciò Diodato è riuscito a non lasciarsi sfuggire manco quello spazio, con una suggestiva esibizione in un'Arena di Verona vuota. E da qualche settimana è su Raiplay con “Storie di un'altra estate”, una docu-serie che raccoglie le "sensazioni, emozioni, pezzi di vissuto e che il cantautore ha registrato nei mesi scorsi durante i live estivi che lo hanno portato ad attraversare un’Italia diversa in un anno diverso".

Il cantautore sa vestirsi, sa vestire le sue trame linguistiche con abiti diversi, ha dimostrato di sapersi muovere nei diversi mondi musicali, mantenendo sempre un'eleganza che forse è la sua caratteristica principale. Diodato sa creparti il cuore (e come se lo sa fare!) e sa farti ballare, sa prendersi in giro e sa farci scomparire nei suoi versi, giusto per citare il suo ultimo singolo, quello scelto per chiudere questo cerchio magico del 2020. Un pezzo che racconta la fine di un amore: "È stato il silenzio che abbiamo sentito arrivare ad essere complice di ogni accadimento immorale. Ci siamo tolti tutto anche la nostalgia, dio mio che pena che fa mischiarsi a un estraneo che vorrebbe sentirsi speciale, ma quando eri in silenzio mentre andavi via ti sei portata anche me". Di "Fino a farci scomparire", incluso in "Che vita meravigliosa", poi, è uscito anche il video, che riprende il cantautore immerso in un contesto mistico e sospeso raggiungendo “ETHEREA”, l'installazione dello scultore Edoardo Tresoldi presente nel parco di Villa Borghese.