Un genio vero o un talento sprecato? Un provocatore o un esteta? Un esegeta musicale o un personaggio da baruffa televisiva? Difficile inquadrarlo, ancora di più dopo la squalifica da Sanremo per l’invettiva in versi contro Bugo che ormai è diventata molto più di un fenomeno virale e accostata a una performance di arte concettuale. E forse l’unico che può fare chiarezza in questo caos, paradossalmente, è proprio lui: Marco Castoldi, in arte Morgan.

Lo incontro a Milano, zona Piazza Sempione. Ai tavoli della pizzeria Taglialà, dove sembra di casa e ci riservano uno spazio di riservatezza, si presenta con la sua compagna, Alessandra, che tra pochi mesi gli regalerà la terzogenita. È rilassato e ha voglia di rimettere un po’ di ordine nel mare magnum di congetture che circolano sul suo conto da una decina di anni a questa parte. Visto che della questione sanremese si è detto tutto e il suo contrario, ci diamo una regola: proviamo a non parlarne. Eppure, nonostante gli sforzi, il patto durerà poco. Ma sarà utile per spostare l’attenzione verso l’uomo e l’artista. Dal cambio di prospettiva, emergerà una vera e propria poetica di Morgan. Ai posteri, l’ardua sentenza.

Dopo ogni polemica che ti riguarda, ritornano sempre le solite domande: Morgan è un talento vero o sprecato? Perché non pubblica dischi? Avrà problemi di droga? Il critico Gian Paolo Serino ha addirittura lanciato una sfida: chi ricorda una sua canzone?

"Altrove" la conoscono tutti, oppure canzoni di Morgan che in realtà non ha cantato Morgan come "Discoteca labirinto" portata al successo dai Subsonica, "I am happy" dei Soerba prima in classifica nel ’98. Io chiederei a Serino: chi si ricorda una canzone di Scott Walker, di Tom Waits o di Brian Eno? Forse se le ricorda lui, perché è un critico. Allora dovrebbe porre la domanda nel modo giusto: io ricordo le canzoni di Morgan, chi altri se le ricorda? L’articolo cambierebbe forma, facendo luce sul fatto che lui conosce determinate cose perché interessato alla musica, ma invece non lo è quindi vuole fare retorica. Chi ha ascoltato i miei dischi si ricorda bene, come quelli dei Bluvertigo, con ‘Altre forme di vita' che ha vinto l’Mtv Music Award, ‘Cieli Neri' molto popolare, "L’Assenzio" e "La Crisi" che tutti cantano, oppure "Le canzoni dell’appartamento", in cui ‘Altrove' è il singolo, così come "Canzone per Natale" di cui sono state fatte varie cover come quella di Irene Grandi.

E allora come mai viene messa in discussione la tua professionalità?

Chi sostiene che non abbia competenza secondo me sbaglia, perché invece sono uno dei pochi che ce l’ha. In termini di pop e avendo anche preparazione accademica classica. Ma non faccio canzoni pop, solo a tratti, sono simulazioni di pop. Ecco perché non possono gareggiare con quelle da classifica. Ascoltatevi Cantautoradio su Radio2, un incompetente non avrebbe saputo farlo. Ho vinto due volte il premio Tenco. Una addirittura come interprete di De Andrè. Non è che proprio il primo che passa raggiunge questi risultati. Ho anche contribuito a forgiare il sound di Franco Battiato nell’album ‘Gommalacca' il cui singolo era "Shock in my town", canzone nata dopo una giornata di conversazione tra me, Battiato e Sgalambro.

Prova a spiegare, allora, come sono le tue canzoni.

Il produttore Roberto Colombo le ha definite con una “struttura alla Morgan”. Cosa significa? È molto precisa. "Altrove", per esempio, all’inizio è pop e poi prende una strada digressiva dalla quale non ritorna. Prende una deviazione, dopo il momento orchestrale, senza ritorno. Quando canto “svincolarsi dalle posizioni” è la canzone stessa a svincolarsi. "Semplicemente" che portai a Sanremo con i Bluvertigo era apparentemente pop. Con questa forma, anche "Fuori dal tempo" che dura più di 10 minuti ma il vero e proprio pezzo si consuma nei primi 3 dove è pop. Poi si sviluppa la “coda psichedelica”. I Bluvertigo facevano questo, sull’onda dei King Crimson, sviluppata ancora più radicalmente nei dischi di David Sylvian & Robert Fripp, sia studio che dal vivo e David Bowie con i Tin Machine. Ascoltavamo moltissimo band che portavano avanti questo discorso, come Ozric Tentacles e Bark Psychosis.

Insomma, semplicemente sei un cantautore sofisticato?

La mia canzone preferita che ho scritto è "Una storia d’amore e di vanità", contenuta nella colonna sonora del film Il Siero della vanità, del 2003. Nei titoli di coda c’è la versione strumentale, l’ho poi ripresa nell’album "Da A ad A" nel 2006 e ho aggiunto il testo. È l’esempio tipico di una canzone con struttura “alla Morgan”. Lentamente arriva al ritornello, poi tenterà di rifare una strofa ma andrà direttamente alla coda. Una specie di "Il cielo in una stanza", studiata ad arco, non il semplice alternarsi di strofa-ritornello-strofa. È un discorso unico che porta alla “coda psichedelica”. Lì si consuma l’armonia della canzone, dove c’è un meccanismo a piramide, costruito secondo una progressione che arriva alla terza minore e permette una illusione musicale: quando sta scendendo sembra che invece salga. Si tratta di soluzioni che derivano dall’ascolto di "Ashes to Ashes" di Bowie.

Ok, sulla competenza credo che non ci siano dubbi. Ma a cosa stai lavorando adesso che effettivamente vedrà la luce?

A un libro che si intitola "La canzone perfetta" dove spiego a un alieno e a un cane come si scrive un pezzo. Se non fossi competente non potrei farlo, no? Sarà illustrato, come il "Poema a fumetti" di Dino Buzzati. Vedrete che dopo averlo letto, tutti sapranno scrivere canzoni. Voglio che sempre più persone imparino, perché il mondo sarebbe migliore e non ci sarebbero in giro canzoni come quelle attualmente in classifica. La cultura si alzerebbe e la gente avrebbe una soglia di tolleranza più alta, chiedendo di conseguenza davvero delle canzoni nuove. Spinoza sosteneva che il giovanilismo fa parte del nuovo, mentre nell’arte va ricercato il vero. Io ritengo che debbano essere insieme, divisi non funzionano mai fino in fondo. È questo l’anelito di un artista. La canzone pop si misura con il contemporaneo, l’invenzione, il progresso del linguaggio e della tecnica, però manca la verità. Ecco perché hanno avuto tanto successo gli otto versi di Sanremo contro Bugo, erano carichi di verità.

Ma perché non un disco di canzoni?

Sto ancora aspettando che capiscano "Da A ad A". Non mi interessa fare la gara. Comunque, ho 57 canzoni inedite già pronte e molto belle. Ma sai, non temo il passare del tempo. Quando mi dicono “ma non hai paura che invecchino?” No, per nulla. Ci sono tanti motivi, non voglio liquidare così la questione. Visto che siamo nell’ambito di verità, negli ultimi 10 anni mi sono dedicato alla divulgazione musicale, senza fare semplicemente la televisione come altri. Non serve ricordare il record di vittorie a X Factor, che è nel Guinness dei primati. A Chiara Galiazzo durante la finale feci cantare Piero Ciampi e vinse. Non so quanti altri avrebbero avuto questo coraggio.

Quindi, a chi spera in un tuo disco, diremo che si deve mettere il cuore in pace?

No, forse è arrivato il momento. Contemporaneamente ho proseguito la ricerca e lo studio. Ho prodotto da indipendente del materiale che non è pubblicabile dalla discografia italiana, come tutta l’opera di Bach riaggiornata. La mia lontananza dal mercato discografico dipende dal fatto di aver cercato solo quello che mi piaceva. Potevo sbattermi per pubblicarle, è vero, ma ero più animato dall’esigenza della conoscenza. Nel mentre ho lanciato un altro tipo di messaggio, che non voleva avere le classifiche, non era quello l’obiettivo. Ci sono finito lo stesso, senza cercarlo. Ma io voglio la libertà dal mercato, dalle mode, dai condizionamenti. La libertà è tanta roba e non vuol dire pubblicare. Capisco chi mi dice “perché non pubblichi?” e forse è arrivato il momento, ho tirato troppo la corda. E poi ci sono in giro sono soggetti pericolosi, che mettono in dubbio la mia serietà, una devozione che ho per la musica. A queste persone posso dire che rimarranno sorpresi.

Puoi anticipare qualcosa?

Parallelamente a Bach ho portato avanti un lavoro di ricerca elettronica, perfezionando il mio uso delle macchine e diventando completamente indipendente. Ho creato delle canzoni con una forma cangiante, che puoi usufruirne solamente se ci sono io. Ogni volta sono diverse all’ascolto. Il supporto disco con queste non ha senso. Mi ricorda l’ernia al disco oppure il disco orario. Non ho nostalgia di questa roba che gira. La musica non ha a che fare con qualcosa che ruota, semmai che procede in direzione orizzontale o verticale. Un nastro, per esempio, scorre. Ho lavorato a una nuova struttura delle canzoni mentre ero infervorato dallo studio dell’intelligenza artificiale. Sono tornato all’università, ho seguito le lezioni di Douglas Hofstadter (filosofo e divulgatore americano, figlio del Premio Nobel per la fisica Robert Hofstadter, ndr). A chi mi chiede perché non pubblico, bisognerebbe chiedere a lui perché non si riesce a definire la sua materia che unisce logica, scienza, matematica, filosofia e semiologia. Hofstadter la chiama Scopritività. Ha un bel suono.

Di che si tratta?

È tutto contenuto nel libro "Gödel, Escher, Bach: an Eternal Golden Braid" che sostanzialmente è quasi illeggibile. Il teorema matematico di Gödel che non è ancora stato risolto, l’arte del pittore Escher e la musica di Bach. Li metti insieme e crei l’intelligenza umana. Il cervello non è solo una pappetta molle, non è un muscolo come gli altri, ma è quello che produce. Pensiero, quindi opera d’arte. Da qui arriva alla musica, perché è l’espressione più alta dell’ingegno. La più difficile di tutte. E non c’entra l’andare in classifica, mi sono divertito con quel mondo per una quindicina d’anni ma oggi preferisco la sperimentazione. Ciò non vuol dire che sono lontano dalla musica, anzi, non le sono mai stato così vicino. Quando un discografico mi disse: “Hai realizzato le canzoni con l’Ipad? Non possiamo pubblicarle” ho compreso che non c’era niente da fare.

Visto che sei un grande esperto di musica, ti sei definito un esegeta del cantautorato in Italia, prova a metterti nei panni del critico. Cosa c’è di originale in circolazione?

Il pezzo di Diodato è bello e lui è bravo, per il resto di Sanremo non ho ascoltato nulla. Non mi dispiace Young Signorino, così come i Canova o Colapesce. Se possiamo definire “nuovo” Calcutta, anche lui è molto interessante, come Willie Peyote. Persino Bugo lo consideravo tra quelli che mi piacciono, anche se il fatto di non essere mai emerso, nonostante fossimo coetanei, doveva insospettirmi. Bramava oltremodo Sanremo e ha venduto l’anima per questo scopo, tradendo l’amicizia e la musica.

Va bene, visto che non resisti parliamo delle “brutte intenzioni, la maleducazione…” che ormai sta spopolando. C’è chi l’ha definita una performance artistica concettuale.

Io la considero un gesto poetico, infatti alcuni poeti amici mi hanno chiamato per farmi i complimenti. Una improvvisazione che finalmente conteneva sia il nuovo che la verità, per riallacciarmi a Spinoza. Senza volgarità, cattiveria, violenza. Mi vengono in mente solo altri due momenti di televisione così eccezionali. Il primo, quando Giulio Andreotti ebbe un malore e la Perego lo chiamava “presidente, presidente, presidente” e lui guardava nel vuoto con un sorriso malefico e meraviglioso. Il secondo, che mi rappresenta di più, quando Serge Gainsbourg alticcio, ospite insieme a Witney Huston in una tv francese, cerca di sbaciucchiarla e le dice: “You are not Reagan, I am not Gorbachev, so don't try” per concludere: “I said I wanted to fuck her”. Che figata!

Il problema è che non puoi depositarne i diritti.

No, perché non si capisce cosa sia. Il mondo non era preparato. Non ci sono diritti d’autore per me che sono l’autore, li prenderà Bugo e i cofirmatari del pezzo "Sincero". Il successo l’ha fatto con questo, sennò sarebbe caduto nel dimenticatoio. È incredibile che un gesto fatto dalle parole, otto versi, stia imperversando ovunque. “Nell’internet” in particolare sotto forma di meme, slogan, barzellette, doppiaggi, vignette, paradossi, un videogame, è stato tradotto in greco e latino. Quante declinazioni sta avendo? Una canzone non le avrebbe avute. Forse dovrebbero ringraziarmi invece di insultarmi. Io ringrazio Bugo di avermi così esasperato da portarmi a quello sfogo in metrica, a gettargli in faccia una cosa così nuda e cruda eppure artisticamente dirompente. Intanto il foglietto originale all’asta su Ebay, partito da 5 euro, ha superato i 6mila che andranno in beneficenza.

Quindi non c’è stato niente di premeditato, visto che in molti lo insinuano.

No, semplicemente Bugo doveva rispettare me, Endrigo e la musica. Invece ha dimostrato di non essere adeguato, anzi, un nemico di quel palco. Io ci sono salito con i più grandi, da Celentano a Massimo Ranieri, da Franco Battiato a De Gregori e Fossati, senza contare chi è sempre in classifica come Ramazzotti, Giorgia, Loredana Bertè, so bene cosa vuol dire stare in seconda fila in un duetto e l’ho insegnato a tante persone. Bugo non ha colto l’occasione, è stato un prepotente. Voleva sfruttare l’amicizia con me per mettersi in mostra. Appena entrato a Sanremo, insieme al suo team, pensava di farmi fuori e invece l’ho fatto a fette io con un gesto creativo.

Di questo hai già parlato ampiamente. Ti lancio una provocazione: Achille Lauro e Boss Doms si possono considerare i nuovi Morgan e Andy della musica italiana?

Sì, sono uguali a noi alle elementari. Sia musicalmente che letterariamente. In quel periodo mettevo la tutina, così come Andy quando pattinava. Cosa c’è di provocante in quello che ha portato Achille Lauro a Sanremo? Niente. La vera provocazione si fa con il pensiero e quello manca totalmente.

Ce l’hai con loro perché hanno rifiutato il remix di “le brutte intenzioni, la maleducazione…”

Avevo chiesto a Boss Doms di aiutarmi e mi ha detto: “No, con questo trash italiano non voglio avere niente a che fare”. Sai cosa ti dico? Che "Rolls Royce" lo scorso anno è ovvio parlasse di droga, eppure io li ho difesi. Lo sapevamo tutti. Ma sono stato l’unico, con il passato diffamatorio che ho in materia, a essermi immischiato nella questione per supportarli e loro mi trattano così? Questa è la riconoscenza. Però me lo spiego: musicalmente sono alle elementari e non sono in grado di fare certi ragionamenti. Non voglio essere cattivo, solamente dico che quando riusciranno a capire che l’anno scorso gli ho fatto un grande favore si renderanno conto di come mi hanno trattato.

Chi ti considera un genio, altri un grande talento sprecato, ma Morgan come si definisce?

Un essere umano, di cui bisogna avere rispetto e pietà. Il fatto che io sia una persona libera, spesso scomoda, è il punto centrale. Artisticamente, sono un performer, un compositore, un autore di testi e un artista pop. Un creatore di oggetti quotidiani. Una specie di artigiano che produce cose multimediali: video, audio. Come uno scultore, a furia di levigare, tiro furi diamanti dalla caverna. Mi infastidisce definirmi “artista”, perché uno deve essere un bravo artista sennò che artista è? Come il poeta, non puoi essere un poeta di merda, sennò non lo sei. Ma chi si loda si imbroda. A me piace intrattenere la gente, perché sono istrionico. Quando mi dicono “genio” giro la definizione a Eugenio Finardi o Eugenio Bennato. Eu-genio significa “ben nato”. Un genio è colui che gioca sessanta partite di scacchi bendato vincendole tutte, come Hofstadter definisce la “fuga a sei voci di Bach improvvisata”. Improvvisata, sottolineo. Io non lo so fare, arrivo a quattro voci, per questo continuo a studiare il compositore tedesco.

Cosa rimarrà di tutta questa attività di Morgan?

Delle tracce, senz’altro. Ma chi se ne importa se io non ci sarò. Ci penserò, spostiamolo questo tempo in avanti. Avrei voluto essere un filosofo della filosofia inglese, così nessuno capiva che dicevo.

Quali sono i tuoi riferimenti filosofici?

Mi piace molto Ludwig Feuerbach. Sono invece in conflitto con Martin Heidegger, perché da lui in poi la filosofia cambia. L’ha portata a un livello di ritorsione in sé stessa che passa alla filosofia della filosofia, la meta-filosofia, senza più contatti con il reale. Per cui bisogna tornare ai presocratici con la missione di domandarci che ruolo deve avere la filosofia nella società. Il tanto criticato Bertrand Russell ha cercato di tornare a una pratica per illustrare la via. Il filosofo non è un prete o uno che cerca soldi, ma una figura che ci dice dove stiamo sbagliando. Non se ne trovano in giro, purtroppo, ma solo gente che studia Heidegger, suoi interpreti. Lui con il suo genio ha paralizzato la filosofia. Apprezzo così i presocratici, la filosofia medievale, Guglielmo di Ockham, Plotino e i neoplatonici. Molto interessanti anche Wittgenstein e Althusser. Amo la filosofia perché è un punto d’unione anche per un cantautore.

In che modo?

Quando un poeta fa la musica diventa un po’ filosofo. È come se la filosofia stesse in mezzo tra la poesia e la canzone. Tenco è filosofo, perché ci dà una morale. Come io con Bugo a Sanremo: la mia è stata una invettiva moralistica. Gli ho detto di rispettare chi lo aveva portato su quel palco.

Il direttore artistico Amadeus cosa ti ha detto? È sembrato davvero spiazzato.

Lo rispetto molto, per avermi aperto la porta della sua casa. Dopo gli ho mandato un messaggio e non ci siamo più sentiti, ma lo ritengo degno e bravo per quello che è stato chiamato a dirigere. Mi spiace se ha letto questa cosa come un attacco al festival, non lo era. Ha dovuto eliminarci, però non c’era la volontà di infrangere la legge. Non sono io ad aver pisciato sul regolamento, ma Bugo ad aver riempito di escrementi quel palco e con il mio gesto ho voluto ripulirlo.

Sbaglio se ti dico che ti vedo felice solo (o quasi) quando sei al pianoforte?

In ciò che va al di là della musica sono come tutti gli altri, quindi capita di sbagliare, fare gaffe. Quando suono, invece, sono in pieno controllo. Vuol dire che non mi emoziono, ma emoziono gli altri. Se sei emozionato tu stesso non sei in controllo. In quel caso domino. È importante per fare spettacolo e io sono un uomo di spettacolo, lo tengo sempre in mente. Bisognerebbe leggere ciò che faccio come gesto spettacolare. A Sanremo in pochi hanno capito la spettacolarità, forse se ne accorgono adesso. Eppure, dopo nessuno ha potuto fare a meno di giudicare, commentare, guardare. Tutti sono stati tirati in mezzo, l’hanno subita come spettatori. Infatti, considero quel momento il più grande spettacolo in tv degli ultimi anni.

Ci eravamo ripromessi di non parlarne, eppure ritorna sempre fuori.

È stato fortissimo! Un altro che fa spettacolo con le parole è Vittorio Sgarbi: è come se le parole fossero attori che abitano nella sua bocca. Mi sono sentito nello stesso modo: creare spettacolarità con un uso distorto, negato, ribaltato, altro, delle parole. Ma con concetti veri. Per questo ha fatto scandalo. Torniamo alla verità unita al nuovo di Spinoza. Chiedo scusa per aver infranto il regolamento, ma tutto ciò esonda dal regolamento: è giustizia morale unita alla creazione. Sono leggi più potenti di un regolamento di Sanremo.

Torniamo alle critiche che ti vengono rivolte. Sarà che la scelta di andare da Barbara D’Urso non sembra la scelta migliore per un artista che si considera colto e sofisticato, o sbaglio?

Sembra un mondo lontano da me, apparentemente. A volte mi è più distante un centro sociale, perché dentro ci sono dei nemici. Quando vado da qualche parte mi baso sulla percezione delle persone che sono presenti, senza pregiudizi. Non guardo la tv, non conosco la differenza tra il Tg1 e la D’Urso. Sono stato invitato, ho trovato un ambiente umano, ho potuto esprimere concetti in libertà. A quel punto, cosa mi importa del contesto? È come dire: devo arrivare in una piazza passando per una via non molto bella, però a me cosa cambia? Ci passo attraverso, a meno che in quella via ci sia qualcuno che mi vuole derubare. Ma non è il caso di Barbara D’Urso. È stato un modo di raggiungere la piazza. Nessuno mi ha censurato. Se ci sono dentro persone maleducate non me ne assumo io la responsabilità, come non me la assumo di un brutto palazzo che incontro sul mio cammino. Anzi, dovremmo pensare che riesco a cambiare il contesto in cui vado. Tenco e Endrigo con una orchestra non si era mai visto né sentito in quel programma.

Anche la Mussolini ha cambiato idea sul tuo conto dopo l’esibizione del brano di Tenco…

Alessandra è simpatica. Certo è che aver avuto un nonno così una marcia in più te la deve aver data. Se non altro perché Mussolini era una persona colta e oggi non ce ne sono molti di politici colti in giro.

Morgan in politica è un conservatore?

Forse più un conserva-autore, perché conservo gli autori del passato. Però non mi piacciono le cose conservate ma non utilizzabili, fossilizzate nelle vetrine e nelle teche. Le categorie politiche non sono più così precise: conservatore, restauratore, progressista, cosa significano? Così come libertà. Sei per il Polo delle libertà, con Berlusconi, o un libertario, cioè un anarchico? Un libertino è un’altra cosa ancora, così come lo stile Liberty. Essere un dandy, cosa significa? Oscar Wilde o Federico Fiumani? Non mi definisco conservatore, dico solo che a volte ho trovato persone della destra intelligenti e persone della sinistra sciocche. Lo affermo sapendo che la cultura in Italia parte dalla sinistra, ma non è più così. Infatti, Craxi è stato preso come capro espiatorio.

Se dopo Mussolini rivaluti anche Craxi, poi non lamentarti delle polemiche…

Ha pagato con la vita tutto un marciume di cui non era l’unico responsabile, anzi, forse lo faceva con più eleganza di altri. Ma quanti devono un posto di lavoro a lui, quanti politici ha fatto emergere, da Berlusconi in poi? Invece l’hanno fatto morire come uno stronzo. Non voglio dimenticare la levatura morale di Craxi, alla quale i politici odierni non arrivano lontanamente. Prima di tutto, gli servirebbe un po’ di lessico, perché sono inascoltabili. La politica è oratoria, retorica, captatio benevolentiae, consenso e riconoscimento. Gli consiglio risentire il discorso di Mussolini agli agricoltori pugliesi, poi andranno a casa a vergognarsi.

La domanda a questo punto sorge spontanea: Morgan è di destra o di sinistra?

Non sono fascista. Neanche comunista. Se proprio devo scegliere, l’anarchismo mi rappresenta al meglio. Sto parlando di linguaggio. Ricordo che l’anarchico Gaetano Bresci uccise il Re d'Italia Umberto I con tre colpi di rivoltella, spinto dall’America dopo che gli arrivarono le informazioni della repressione del generale Fiorenzo Bava Beccaris verso gli operai che chiedevano il pane. Nel 1901 non esisteva il concetto di sciopero o protesta sociale e li hanno bombardati con i cannoni. Per vendicarli, si è fatto fare un vestito buono dalla sarta, ha spettato il Re a Monza e durante la visita domenicale l’ha fatto fuori. È quello che ho fatto io a Sanremo con Bugo. Questo vuol dire anarchia. Non mi identifico con un omicida, ma nel fargliela pagare sì. La mia rivoltella sono state le parole. Vuoi darmi del conservatore? Del rivoluzionario? Chissà! È comunque un gesto anche politico. L’azione politica la fai al supermercato, se scegli certe cose o se le rubi. Certamente i politici di oggi non hanno nessuna statura, per questo mi sento più rappresentato da Craxi, anche se accettava il finanziamento illecito ai partiti. Sono un retore, ma antiretorico.

Se potessi reincarnarti in un personaggio storico, chi sceglieresti?

Mi viene in mente Arthur Rimbaud, ma ha vissuto artisticamente solo 16 anni. Comunque, il mio periodo preferito è il 1800. Ecco, se potessi decidere, mi reincarnerei in Franz Liszt. Pensa che veniva spesso a Milano a rappresentare le sue opere e i milanesi puntualmente non lo capivano. E lui, per protesta, andava in giro in carrozza, la “scappellava” e in piedi li affrontava de visu. Non capivano la sua arte. Come l’orchestra a Sanremo, che è stata vittima di un gioco perverso, ma sul quale presto farò luce insieme al maestro Valentino Corvino.

Usciamo da Sanremo e Bugo. Il leader dei Blur, Damon Albarn, ha dichiarato: “L’eroina per me è stata incredibilmente creativa” senza grossi scandali. Come ti spieghi la diversa reazione alle tue dichiarazioni del 2010 che ti costarono Saremo?

Perché gli inglesi sono più evoluti. Gli italiani, invece, non sono pronti a certe cose, forse non lo saranno mai. Sono bigotti, tranne qualche eccezione. Tendono al pregiudizio, a giudicare gli altri senza voler essere giudicati. Non hanno senso civile. Sono fondamentalmente anarchici corrotti: ognuno si fa la sua legge ma non rispetta quella comune. In Italia abbiamo il 90% delle opere d’arte del mondo e non riusciamo a farne una ricchezza. Una eredità pazzesca, che da coglioni non sappiamo sfruttare. La riprova l’ho avuta con lo sfratto che mi hanno inflitto senza che nessuno abbia mosso un dito, in particolare gli altri artisti.

Però non eludere la domanda: Morgan ha problemi con la droga?

A chi lo sostiene bisogna chiedere: quando ti sei “fatto” l’ultima volta con Morgan? Se non sa rispondere, bisogna dargli uno schiaffo da parte mia. Farebbero meglio a stare zitti. Di queste cose non ne parlo più, perché è ingiusto quello che dicono. Chiunque afferma questo è un cretino. Qualcuno ha insinuato che a Sanremo ero sballato, ma dimostra solo di non saper leggere la realtà. Chi ha un minimo di cervello, dovrebbe giudicare il perché ho detto quelle cose, non se io mi drogo. Le dichiarazioni che feci a Max nel 2010 le avevo già fatte mille volte: gli antidepressivi tentano di imitare la droga. È l’uso di quel concetto che è stato distorto. Da quel momento sono diventato abilitabile e disabilitabile. Le persone normali non capiscono cosa significa vedersi togliere la libertà, la patria potestà, la casa. Tutto perché pensano sia fuori controllo, dal loro punto di vista. Un punto di vista da pezzi di merda. Quindi, chi è nemico dei pezzi di merda, o è un pezzo di merda più grosso o è uno bravo. Nel mio caso è la seconda.

Sulla questione sfratto si sta muovendo qualcosa?

Ancora nulla. Eppure, se metto un foglietto all’asta, da 5 euro arriva in due giorni a valerne 4mila. Ma nella mia casa c’erano innumerevoli fogli simili, più gli strumenti, i costumi, quadri, disegni, hard disk, nastri con i master, e non ho più niente. Ho fatto una battaglia, per dimostrare che il contenuto era indisgiungibile da chi ci lavorava, invece quella casa è stata svalutata. Uno Stato serio dovrebbe proteggere i suoi artisti, ancor di più quando sono vivi, perché sono risorse. Come Woody Allen per gli Stati Uniti o Leonardo da Vinci per l’Italia. Il ministro Franceschini è stato totalmente assente, ma l’assenza più grave è dei miei colleghi musicisti, che non hanno avuto la sensibilità di muovere un dito. L’unico che mi è stato vicino è Bugo, ma perché nel periodo dello sfratto stava preparando la canzone. Così ho accettato di andare con lui a Saremo, per riconoscenza, e invece mi ha ripagato in quel modo.

Il giorno prima dell’esclusione a Sanremo hai scritto un post su Facebook molto profondo rivolto a tua figlia Anna Lou, ormai maggiorenne. Che padre è stato e sarà Marco Castoldi?

Alle mie figlie, purtroppo, ho insegnato cose che sono state coperte dall’influenza pessima delle loro madri. Quanti sono i padri che dormono in macchina per situazioni simili? Bisognerebbe fare qualcosa per loro, perché molti non hanno fatto niente di male se non avere al fianco donne malvagie. La violenza sulle donne è sbagliata, ma le donne non devono rivolgerla agli uomini. Lasciare nella merda un genitore, un uomo, solo per questioni legate ai soldi, è una cosa schifosa. Anna Lou è lontana da me, purtroppo. Le dico solo una cosa: vorrei mi facesse sapere cosa ne pensa della questione. A me interessa il suo punto di vista, essendo ormai maggiorenne. È intelligente, in grado di criticarmi o apprezzarmi, perché da me ha avuto tanto affetto. Soprattutto nei primi anni in cui sono stato un ragazzo padre. Un momento meraviglioso, in cui abbiamo instaurato un rapporto unico. Ma sono convinto che l’imprinting non si cancellerà mai. La lontananza di qualche anno prima poi finirà e sarà come se non ci fossimo mai lasciati. Ma perché dobbiamo parlare di questo?

Del tempo che passa, invece, hai timore?

Non ne ho la percezione. Mai avuta. Il tempo è una misura. Il musicista lo controlla. Lo tiene nelle mani. È una velocità di un brano, una misura, uno spazio tra una barra e l’altra, le battute. Dentro c’è la misura. Un contenitore, sotto il mio controllo. Non di chi ascolta. Il musicista il tempo degli altri lo crea. È come dar vita a un organismo che posso accendere e spegnere a mio piacimento. Dal punto di vista biologico, ci sono tutti i limiti, fa parte della natura. Da Un matto di De Andrè: le mie ossa regalano ancora alla vita, le regalano ancora erba fiorita. Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina; di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia “Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.

Come vorresti morire?

Come faccio a decidere come morire? Non ho ancora deciso come vivere! La morte non spaventa. È luminosa. Ci dà le risposte che non abbiamo avuto in vita. Sono convinto che la reincarnazione sia una scelta che ci verrà data. Io gli spiriti li ritrovo nelle pareti delle case, tra i muri. Lì si annidano. Alcuni scelgono di tornare alla vita e dimenticano di esserlo stato. Lo spirito è un fatto di dimenticanza, non si ricorda dei sentimenti. E sono ciechi, ecco perché si ritroviamo tra le ombre delle luci, fra i giochi di riflessi degli specchi. Sento questo mondo, che sta dentro le cose. Lo pensava anche Gustavo Adolfo Rol, noto sensitivo italiano. È qualcosa che vedo chiaramente.