È una lettera densa di commozione e di speranza, quella che Mika dedica alla sua città natale, Beirut, oggi devastata dopo l'esplosione dello scorso 4 agosto. Mentre nella capitale del Libano si continua a scavare tra le macerie, il cantante mette nero su bianco i sentimenti, di amore e di vicinanza, per la sua città di origine. Mika infatti lasciò la città a solo 1 anno e mezzo: "I miei genitori si sono sposati a Beirut", aveva raccontato in un'intervista a Fanpage.it. "Mio padre aveva avuto lavoro lì, poi sono nato lì, in mezzo alla guerra, siamo stati evacuati. A quel punto mia madre ha detto che era troppo pericoloso". Dopo la tragedia che ha devastato il porto libanese, Mika ha espresso il suo dolore con un messaggio postato sui social: "Sto guardando e leggendo con apprensione, tristezza e orrore quello che succede a Beirut", si legge. "Il mio cuore è con Beirut e con il Libano".

Mika piange la devastazione di Beirut

Oltre 200 morti e migliaia di feriti non potevano lasciare indifferente il cantante, che con il Libano ha ancora oggi un legame viscerale. A Beirut sono conservati i primi ricordi della sua infanzia, indelebili nonostante le immagini della devastazione. "Così vicino a te, devastata dall’apocalisse, non riesco a smettere di guardare attonito i visi martoriati dei miei fratelli e delle mie sorelle", scrive Mika nella sua lettera riportata dal Corriere della sera. Sul suo profilo Instagram il cantante ha riportato la lettera integrale, insieme ad un collage di vecchie foto della sua famiglia. La mamma, Joannie Penniman, insieme alle sorelline Yasmine e Paloma, sorride felice, in uno scatto del 1983:

Così lontano da te, in balia dell’apocalisse, non riesco a smettere di pensare al rumore assordante delle due esplosioni che continua a rimbombare nelle orecchie della gente. Le grida delle famiglie in lutto e delle vittime frastornate si confondono con le sirene spiegate delle ambulanze nel cuore della notte. Al telefono mi hanno raccontato anche del silenzio che regnava alle prime luci del giorno, dell’odore che si sprigionava dalle macerie fumanti.

Sentimenti di rabbia e di paura, che hanno colpito come un pugno al cuore il cantante. L'esplosione è il simbolo di un "sistema che va in pezzi", come racconta in un altro stralcio di lettera:

E poi all’improvviso, martedì alle 18:10, una funesta nube grigia è salita dal porto, falcidiando un popolo allo stremo delle forze. Uno spesso fumo arancione ha offuscato il cielo di Beirut. Ha preso il posto del lontano ricordo, tante volte rievocato da mia madre, della luce gialla che inondava il nostro appartamento al quarto piano affacciato sul mare. Come non leggere in quelle due esplosioni il simbolo di un sistema che va in pezzi. Come non sentirci il frastuono delle bombe che seminavano morte per le tue strade ancora segnate dalle stigmate della guerra. Il Primo ministro libanese Hassan Diab assicura che i responsabili dovranno «risponderne». Ma i responsabili di chi? di cosa? I responsabili di trent’anni d’agonia che hanno trasformato il Paese dei cedri nel Paese delle ceneri.

La lettera si chiude con un messaggio positivo di speranza e di forza. Mika vuole essere parte della rinascita della città:

Dopo la notte arriverà l’alba. Conosco la tua resilienza, la tua forza, lo spirito di solidarietà nutrito dall’amalgama di culture che contraddistingue questa terra a metà strada tra il mondo arabo e l’Europa. Domani ti risolleverai come hai sempre fatto. La musica tornerà a risuonare dalle finestre, i corpi danzeranno tra i tavoli all’aperto, i profumi si spanderanno dalle cucine. E io sarò lì.

#Beirut

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Le origini libanesi di Mika

"Il mio nome è Michael Holbrook", è il titolo del suo album uscito nel 2019, che ripesca nelle sue radici. Delle sue origini miste aveva parlato proprio nella sua intervista a Fanpage.it. Il padre americano è nato a Gerusalemme, cresciuto a Il Cairo, poi a Washington, Roma, in Svizzera, per tornare poi negli Stati Uniti. "Ha conosciuto mia madre a una festa, non si sono parlati più, un mese dopo si sono incontrati di nuovo sulla Fifth Avenue a New York, hanno preso un caffè assieme e una settimana dopo si sono sposati". Anche la madre ha una storia multiculturale, nata in Connecticut da mamma libanese e padre siriano:

I miei hanno fatto un figlio insieme, mia mamma ha deciso che non voleva più stare in America perché non voleva dei figli che fossero troppo americani, perché voleva questo gusto, questo profumo del Medio Oriente che la attraeva e anche l'Europa, che la voleva e lei voleva andare verso la luce lì, ha preso la sua famiglia e sono andati via.