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Ligabue sulle polemiche animaliste: “Era un gioco. Il mio cattivo gusto non arriva a tanto”

Ligabue risponde alle accuse che gli sono state rivolte dagli animalisti riguardo un pellicciotto indossato nel video di “Siamo chi siamo”: “Il mio (eventuale) cattivo gusto non arriva a tanto”.
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Dopo le polemiche scatenate da alcune organizzazioni animaliste riguardo un pellicciotto indossato da Ligabue nel video di "Siamo chi siamo" è lo stesso cantante a rispondere direttamente dal suo profilo Facebook e lo fa con molta ironia, spiegando come la sua immagine col pellicciotto sia talmente ridicola che a nessuno passerebbe mai per la testa di provare anche solo ad avvicinarsi a un capo d'abbigliamento del genere. Ligabue, infati, spiega la genesi di quel video, nato con l'idea di essere un "video leggero" nato soprattutto "strappare un sorriso e allora ho deciso di mettermi in gioco chiedendo alla costumista di trovare gli abbigliamenti più balordi e assurdi che avrebbe potuto". E in effetti a vedere il video quello che risulta è appunto la ridicolaggine di alcune di quelle mise.

"Per la prima volta in vita mia ho indossato boa di struzzo, salopette, giacche fluorescenti, cappelli, occhiali colorati anni sessanta e, per l’appunto, un pellicciotto" continua il rocker di Correggio che ricorda come l'unico "capo già indossato, a ricordare la mia tamarraggine primi anni ’90 era un gilet tailandese". E sottolinea come non gli verrebbe mai in mente di utilizzare un pellicciotto in futuro, così come mai gli è passato per la testa di indossarlo precedentemente

Penso che se qualcuno avesse mai la malsana idea di comprare un pellicciotto, vedendo quanto ridicolo risulti addosso a me, se ne guarderebbe bene dal farlo.
Detto questo per lo stesso motivo per cui non ne ho mai indossato uno in passato (se non per il gioco di questo video) è evidente che non lo farò mai in futuro.
Non fosse altro perché il mio (eventuale) cattivo gusto non arriva a tanto.

Ad aggiungere una precisazione, nello stesso post del cantante, è il manager del cantante Claudio Maioli il quale spiega che, a differenza di come scritto da qualcuno, non c'era nulla di commerciale in quel capo.

A integrazione della lettera aperta di Luciano voglio precisare,
viste le insinuazioni di questi giorni,
che Ligabue non ha nessun contratto commerciale o di sponsorizzazione con alcuno stilista.
Claudio Maioli (management)

Ieri Ligabue, intanto, è stato confermato come l'artista italiano più ascoltato su Spotify nel 2014, dopo che il suo album era stato il più venduto nel 2013 e uno dei più venduti nel 2014.

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