L'ultimo post di J-Ax, quello in cui ha parlato del Covid, scagliandosi contro la Politica incapace di gestire al meglio il post emergenza ha superato il milione di like, un numero enorme anche per il rapper milanese che pure è tra gli artisti italiani che arrivano a due milioni e mezzo di follower su Instagram. Un milione di like e oltre 4 mila commenti per condividere con lui la soddisfazione per essere passato indenne, lui e la sua famiglia, per l'esperienza Covid, che pure lo ha fatto stare malissimo, al punto da pensare all'ipotesi di poter lasciare il figlio orfano. Un post usato, partendo da quello, dalla sua posizione privilegiata e dal pensiero per i meno fortunati, anche per lanciare la sua rabbia contro le Istituzioni a sua detta non in grado non tanto di gestire il periodo emergenziale, quanto quello successivo.

Quello di J-Ax è uno dei post che in questi ultimi anni ha unito la voce della musica a quella della denuncia, più o meno rabbiosa contro le Istituzioni. Un binomio che, più o meno frequentemente – e in maniera veemente – accompagna la società da decenni. Oggi, però, coi social, il tutto ha assunto una dimensione più quotidiana, con la possibilità di far sentire la propria voce a tantissime persone e, mai come in questi anni si è sentito, anche da parte di personaggi non "di lotta", una battaglia costante su temi di attualità e spesso molto divisivi. Un'attenzione continua che non sempre è scontata, specie da parte di artisti che, se da una parte hanno una seguito tale da poterli fare megafono di battaglie sociali e diritti e dall'altra gli porta non pochi strali da parte di chi la pensa diversamente.

Lo sanno bene Emma ed Elodie, ma anche Fiorella Mannoia e Paola Turci, tra le altre, che si sono spese più volte su temi sensibili come quello dell'omosessualità e dei migranti, beccandosi oltre a offese infamanti anche offese sessiste, perché se sei donna c'è un carico in più da sopportare. Offese – non sessiste, ça va sans dire – e cause che non sono state risparmiate anche a Fedez, un altro di quelli che da anni porta avanti una serie di battaglie sociali, che tendono a sottolineare l'apertura verso maggiori diritti, ma le cui lotte si tramutano anche in aiuti concreti, come avvenuto con il reparto di terapia intensiva che hanno aperto a Milano con una raccolta fondi e quello che ha fatto dando il via a Scena Unita, il progetto per supportare i lavoratori dello Spettacolo, fino all'ultima battaglia sul ddl Zan, la legge sull'omotransfobia e misoginia che le destre stanno bloccando in Commissione al Senato.

Insomma, la questione di come una platea ampia di personaggi della musica possa e/o debba essere veicolo di messaggi è storia lunga e non ha una teoria generale, anche perché tendiamo ad appoggiarla o meno in base anche alle nostre credenze su alcune questioni. Sto con Fedez se sono con legge Zan, lo critico se non sono d'accordo con la legge. Eppure si può dire che, per adesso, molti tra i nomi più in vista hanno optato sempre per l'appoggio ai diritti e l'esempio di Malika, minacciata dalla famiglia per aver fatto coming out, ne è solo l'ultimo. Ovviamente esiste anche l'altra faccia della medaglia, tipo l'esempio di "Parlateci di Bibbiano", una "battaglia" abbracciata dalle destre e da alcuni cantanti che poi hanno dovuto fare marcia indietro. Ma, appunto, rientra nel gioco delle parti: solitamente, la musica tende ad appoggiare i diritti e speriamo che continui così, che il megafono sia usato per appoggiare un'estensione dei diritti.