C'è un giorno preciso in cui la musica italiana ha subito un cambiamento che forse tra qualche anno definiremo epocale ma che adesso è sicuramente sostanziale: il 7 luglio 2017, giorno in cui la FIMI ha introdotto per il conteggio delle classifiche degli album anche gli streaming. In realtà l'inizio della rivoluzione era avvenuta qualche anno prima, ovvero nel 2014 quando la prima sperimentazione fu fatta col conteggio dei singoli, mentre la forma precisa è stata trovata l'1 gennaio del 2018 quando dopo un periodo di assestamento la Federazione ha scelto di conteggiare solamente gli abbonati, mentre in precedenza erano conteggiati anche gli stream gratuiti.

La rivoluzione dello streaming

Il 7 luglio 2017, comunque, è stato il giorno fatidico, quello che ha veramente rivoluzionato il settore, cambiando radicalmente la faccia di una classifica che resta soprattutto una facciata – e lo rimarrà finché non saranno resi trasparenti i numeri della musica del nostro Paese – ma utilissima per capire un po' la direzione che prende il gusto, oltre che per regalare qualche comunicato stampa in più agli artisti. Lo streaming è senza dubbio il cambiamento epocale di questi anni, in grado di stravolgere sia il concetto di distribuzione che quello di fruizione, che in questi ultimi anni aveva subito cambiamenti sempre più repentini, dai vinili, alle cassette, passando per i walkmen, i cd e gli mp3, fino alla rinuncia, praticamente, a qualsiasi velleità di possesso fisico del supporto, diventato, oggi, più feticcio che altro (ma che resiste ancora, pur calando di anno in anno). Oggi il mercato è praticamente dominato dallo streaming che segna il 41% del mercato, con una crescita costante degli abbonati (+55,4% rispetto al 2017) e facendo la parte del leone per quanto riguarda il digitale che in cinque anni è passato dal 32% al 63%.

Coez e la trap il volto del cambiamento

Come scrivemmo qualche anno fa, a godere di questi vantaggi furono soprattutto gli artisti che si rivolgevano a fanbase giovanissime, quelle che più che comprare il supporto usavano lo streaming, appunto, quindi il rap e la trap soprattutto, oltre ai fenomeni talent e anche un certo tipo di pop (quello che oggi è denominato It-Pop). Probabilmente il personaggio che più di tutti è testimonial di quello che è avvenuto è Coez che in una settimana passò dalla posizione 46 alla 15 e successivamente, grazie all'uscita di "La musica non c'è" entrò costantemente nella top 10: prima di questo cambio il suo terzo album "Faccio un casino" aveva avuto sicuramente visibilità in un mondo che lo conosceva e apprezzava, ma con lo streaming salì sempre più facendo chiedere a molti addetti al settore che non conoscevano la scena chi fosse questo ragazzo romano che era espressione di un rap cantautorale che andava sempre più verso il pop: "Molte cose sono cambiate nel 2017, pochi mesi dopo l'uscita di ‘Faccio un casino' mi è entrato ‘La musica non c'è' che ha fatto scoprire tutto quanto il mio archivio di dischi che stava lì ad aspettare che un pezzo portasse tutto fuori (…). ‘Faccio un casino' è uscito nel momento in cui il conteggio di Spotify stava per cambiare, però non era ancora cambiato, per una volta ho avuto la fortuna dalla mia, infatti ho fatto un botto di platini. Lo streaming secondo me ha impattato, sta impattando molto ed è giusto che la fruizione cambi in base anche ai tempi che corrono" disse a Fanpage.it qualche settimana fa.

Chi ha goduto dello streaming

Da quel momento in poi il fenomeno (t)rap è esploso definitivamente anche in platee più vaste, arrivando agli occhi di chi – forse digiuno di Youtube o di streaming, appunto – non si era mai accorto della potenza di fuoco che avevano questi giovanissimi che oggi sono sulla bocca di tutti, da Sfera Ebbasta a Ghali (la sua "Ninna Nanna" è emblema di quello che abbiamo scritto, con un'esplosione ritardata almeno per quanto riguarda la percezione dei media generalisti), ma anche quello che oggi chiamiamo It-Pop e il cantautorato pop hanno avuto un importante spinta da questo fenomeno: quando anche il gusto dei giovanissimi – non solo quelli spinti a comprare gli album dagli instore, però – ha cominciato a contare il cambiamento è stato netto e a pagarne le conseguenze, almeno in termini di risultati in classifica, sono stati quelle generazioni a metà, non con enorme appeal sui ragazzi con un pubblico non legatissimo all'acquisto del supporto (resistono, invece i Vasco, i Ligabue, le Pausini e i Ramazzotti, che hanno costruito una carriera negli anni 80/90). Sono tanti i cantanti e le cantanti che hanno pagato lo scotto di un'uscita contemporanea al trapper di turno non riuscendo a mettere a referto un primo posto che fa sempre curriculum, mentre si sono prolungati alcune settimane in testa alla classifica, come avvenuto a Sfera Ebbasta, ad esempio – oltre ai talent di Amici che vista la popolarità tv fanno discorso a parte – o anche a fenomeni come Ultimo, in grado di catalizzare un pubblico giovanissimo che lo ascolta e lo segue: due artisti diversi tra loro, che si fanno da contraltare, ma che spiegano bene quello che sta succedendo.

Il ritorno del singolo

La cosiddetta rivoluzione dello streaming ha anche cambiato il consumo e di conseguenza la distribuzione della musica. Con la crescita enorme del settore, infatti, ha acquistato sempre più forza il singolo divenuto sempre più centrale in questi ultimi anni: alcuni tra gli album più popolari di questi ultimi anni sono più che altro una raccolta di singoli ("Polaroid" di Carl Brave e Franco126 ne è un esempio classico, ormai), usciti precedentemente e posizionatisi sempre meglio negli ascolti in streaming. Con il dominio di Spotify, ad esempio, oggi riuscire a piazzare bene un proprio singolo in una delle principali playlist è diventato quasi vitale per artisti che vedono nella singola canzone il mezzo migliore per promuoversi. Col digitale i tempi di distribuzione si sono accorciati radicalmente e oggi il singolo è sempre più specchio di quello che un artista è e vuole comunicare in un determinato istante e l'album è diventato un raccoglitore che fa gioco comunque a tutti. Ovviamente questa non è una regola generale, restano le differenze di generazioni e sensibilità, ma è sicuramente uno dei grandi temi del momento.

Cambia la musica, cambia il linguaggio

In un passaggio di "In tutto c'è stata bellezza", lo scrittore spagnolo Manuel Vilas scrive di come, secondo lui, interi linguaggi muoiano con la fine dei rapporti d'amore: "La morte di un rapporto è in realtà la morte di un linguaggio segreto. Un rapporto che muore dà origine a una lingua morta" e allo stesso modo il cambiamento di cui stiamo parlando – quindi la modifica costante di uno stato – porta con sé anche un cambiamento del linguaggio. La lingua cambia continuamente in base anche al cambiamento tecnologico, e oggi probabilmente parlare di classifiche di vendita non ha più senso: Enzo Mazza, CEO della FIMI, ad esempio, parla più di "classifiche di consumo" che rende meglio l'idea nel momento in cui la musica si compra a cataloghi, con qualche euro mensile che ci dà accesso alle piattaforme.