(Photo: TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)
in foto: (Photo: TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)

Sorprendersi per lo streaming che tiene alti i numeri del mercato discografico mondiale sarebbe come sorprendersi per i numeri che rap e trap fanno da qualche anno, mantenendosi in cima alle classifiche e alle preferenze di chi consuma musica in Italia e non solo. Insomma, per farla breve, vorrebbe dire vivere fuori da quella che è la realtà, una realtà da leggere con occhi ormai diversi rispetto a quella con cui la leggevamo anche solo cinque anni fa, quando lo streaming era ancora una chimera e la discografia fronteggiava ancora la crisi delle vendite. Anche quest'anno, infatti, i dati del Global Music Report 2019 di IFPI spiegano bene quali sono le forze in campo per quanto riguarda l'industria discografica mondiale con quella italiana che mantiene più o meno quelle che sono le tendenze mondiali (pur crescendo di meno).

L'incremento dell'industria nel 2018

I numeri crudi dicono che nel 2018 l'incremento del comparto è del 9,7% con un totale di ricavi totali pari a 19,1 miliardi di dollari (che in euro fanno circa 17 miliardi) con lo streaming, appunto, che continua a crescere in maniera esponenziale mettendo una pezza al calo ormai fisiologico del fisico fissando l'aumento al 34% rispetto al 2017, rappresentando ormai il 47% del totale dell'industria; insomma, quasi la metà dei ricavi proviene da quel ramo che riesce a fidelizzare sempre più utenti, con gli abbonamenti che crescono del 32,9%. Sono sempre di più le iniziative delle piattaforme principali che spingono gli utenti a tentare varie forme di sottoscrizioni a pagamento, dai pacchetti familiari a quelli a coppia senza contare le edizioni speciali degli album per coloro che, appunto, si legano. Nella nota stampa si legge che "nel 2018 si registrano 255 milioni di utenti di servizi streaming a pagamento, rappresentanti il 37% delle entrate totali della musica registrata" e che questo incremento in qualche modo compensa "il calo del 10,1% delle entrate fisiche e del 21,2% di quelle inerenti il download".

L'incremento dei Paesi latino-americani

In base alle regioni sono i Paesi latino-americani a segnare una crescita maggiore con un incremento del 16,8%, seguito dal Nord America col 14%, Asia e Australasia dell'11.7% mentre l'Europa ha solo un +o.1% con enormi differenze tra un Paese e l'altro e la Germania che segna un -9.9%: "Abbiamo assistito a quattro anni consecutivi di crescita: è un progresso che sta permettendo alle case discografiche di proseguire negli investimenti, non solo nelle persone, nelle tecnologie e negli artisti, ma anche nelle regioni in via di sviluppo" ha dichiarato Frances Moore, CEO di IFPI – la Federazione Internazionale dell’Industria Discografica. "Mentre i mercati continuano a svilupparsi ed evolversi, è importante che siano predisposte le giuste infrastrutture legali per garantire che la musica venga valutata in maniera equa e che i ricavi vengano restituiti ai titolari dei diritti. Stiamo lavorando per garantire che la musica continui nel suo entusiasmante viaggio globale".

Il mercato in Italia: bene lo streaming

Dopo il calo cominciato nei primi anni 2000 e una stabilità nei primi anni '10, da quattro anni, ormai, i numeri parlano di una crescita costante, quindi, che quest'anno è ancora maggiore e anche il mercato italiano, appunto, segue questo trend: +2,6% e 228 milioni di fatturato (dati IFPI) con lo streaming a segnare il passo con il 41% del mercato e gli abbonamenti in crescita (+55,4% rispetto al 2017) e il digitale complessivo cresciuto negli ultimi cinque anni passando dal 32% al 63%: "Nonostante il calo di fisico e download sia fisiologico in una dimensione digitale sempre più consolidata, grazie ai risultati del repertorio italiano che ha dominato le classifiche degli album nel 2018, il mercato fisico italiano resta uno dei più forti a livello internazionale, posizionandosi al settimo posto. È merito anche grazie dei risultati generati dal Bonus Cultura, che solo nel 2018 ha prodotto oltre 21 milioni di fatturato, per quasi la totalità sul fisico" ha affermato il CEO di FIMI, Enzo Mazza.