15 Luglio 2021
11:34

I 104 dischi di platino di Sfera Ebbasta potrebbero essere l’ultimo capitolo della trap in Italia

“Lo faccio sembrare facile” recita uno dei versi di Sfera Ebbasta, e non potremmo dare torto al rapper di Cinisello, che negli scorsi giorni ha pubblicato uno dei risultati più importanti della sua carriera: il superamento di quota 100 dischi di platino per la sua musica, un successo che però potrebbe mettere la parola fine al movimento trap, da lui stesso iniziato nel 2016.
A cura di Vincenzo Nasto

Ha cambiato la grammatica del successo hip hop in Italia, rendendo la normalità qualcosa di estremamente complicato. E allora oggi è difficile anche rendersi conto di quante siano 104 certificazioni di platino e 25 d'oro in soli cinque anni, ma se a farlo è Sfera Ebbasta è giusto analizzare anche il processo creativo e manageriale attorno alla sua figura. La sua figura dirompente nell'industria discografica italiana ha aperto il gioco a tutti, ha tradotto in immagini un'identità musicale lontana anni luce dal contesto italiano, e ha raccontato il viaggio di Gionata Boschetti, un ragazzo di Cinisello che ha finito pian piano per trasformare completamente la sua persona nel proprio personaggio. L'immagine più evidente potrebbe essere la bara di legno presente nel video di "Bottiglie Privè", in cui l'artista lascia l'ultimo fiore al suo alter ego: la visione negli ultimi mesi potrebbe incorrere anche in nuovi significati, relativi all'onda trap di cui lo stesso Sfera Ebbasta è stato uno dei precursori più convinti. La trap sta scomparendo e nessuno più di Sfera Ebbasta merita di porgerle l'ultimo fiore.

Il contesto in cui Sfera Ebbasta ha raccolto i 104 dischi di platino

Come detto, 104 platini e 25 ori in soli cinque anni. Spaventoso pensare a numeri e certificazioni così importanti per un movimento cresciuto sulle spalle di giovani speranze come Sfera Ebbasta e Ghali su tutti, ma che ha poi raccolto tantissimi altri artisti, unendo la penisola intera. Non bisogna sottovalutare come dopo l'esplosione del 2016 la scena italiana sia riuscita a raggiungere latitudini estreme di ascolto, pubblici inarrivabili, concerti all'estero sold out. Siamo di fronte a una rivoluzione copernicana, che ha dovuto combattere lo stigma dell'ascolto digitale e del pubblico young per affermarsi, derisa nella sua immagine colorata e nei messaggi espliciti, riconosciuta e utilizzata come scherno dallo stesso ambiente musicale, accusata dell'assenza di una responsabilità morale, come se l'educazione personale del pubblico dovesse provenire dalla lettura in pubblico di un testo musicale. Ecco, questo è il contesto di forte ribellione musicale in cui Sfera Ebbasta ha dovuto lavorare, contribuendo al richiamo della sua figura attraverso scelte provocatorie e che hanno creato una forte polarizzazione nel pubblico, strizzando l'occhio alle novità musicali senza però dimenticare il processo di redenzione creativa che ha portato il rapper di Cinisello sugli schermi di Times Square a New York dopo la presentazione dell'ultimo progetto "Famoso".

La potenza di Rockstar e il successo di Tran Tran

Ad annunciare la grande vittoria è stato lo stesso Sfera Ebbasta, che sul proprio profilo Twitter ha condiviso la foto delle sue certificazioni Fimi, imponendo la sua figura e lasciando parlare i numeri, che sono impressionanti. Perché i quattro dischi sono tutti certificati platino, con "Rockstar" del 2018, suo terzo album in grado di collezionarne cinque, senza andare a contare le certificazioni presenti nel disco. In quest'ottica è impossibile non soffermarsi sul suo secondo album ufficiale, che potrebbe esser preso come il vero e proprio esordio discografico del rapper milanese, dopo l'episodio da indipendente in "XDVR": l'album "Sfera Ebbasta" ha collezionato 33 dischi di platino, con "Tran Tran" che ha influenzato incredibilmente i numeri delle vendite con cinque dischi di platino, per adesso l'episodio più fortunato della sua carriera. In quell'album era presente anche "Cupido" con Quavo, uno dei primi colpi di martello in grado di creare una frattura tra Sfera Ebbasta e gli altri, il primo tentativo (nella nuova scuola) che verrà preso poi in prestito da molti altri colleghi nella scena.

La fine della trap e il cambio in Famoso

Quando si riflette sulla figura di Sfera Ebbasta, oltre alla visione da game changer, è impossibile non sorprendersi della lungimiranza musicale a cui ci ha abituato e che potrebbe vederlo nei prossimi anni in abiti diversi. Basti pensare proprio al suo ultimo episodio musicale "Famoso": in uno dei periodi più complicati dell'intera industria musicale, vessata dalla pandemia e dall'assenza di live e instore, Sfera Ebbasta decide di tagliare, se non in maniera definitiva ma almeno netta, il suo cordone ombelicale con la trap. Anche se nell'album sono presenti singoli come "Macarena", "Abracadabra" e "TikTok", Sfera Ebbasta ha incominciato a osservare in maniera sempre più insistente negli ultimi anni l'evoluzione di nuovi suoni: non ci sorprende trovare Steve Aoki nel disco, così come Diplo, ma anche J Balvin e le chitarre in "Male". Il progressivo allontanamento dalle sonorità trap, mantenendo comunque il proprio stile, ma soprattutto un tipo di scrittura che si rende adattabile a più contesti musicali, sembrano certificare quasi la fine dell'ondata trap, indebolitasi negli ultimi tempi negli artisti e nella loro originalità, meno nelle vendite, influenzata anche dall'esplosione virale di TikTok.

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