Le condizioni di Michele Merlo continuano a essere stazionarie dopo l'annuncio del coma farmacologico. "Speranze ridotte al lumicino" ha spiegato in mattinata il padre dell'artista cresciuto ad Amici. In una dichiarazione rilasciata a "La Repubblica Bologna", svela un retroscena che ha già aperto un'indagine dell'Ausl. Lo scorso mercoledì, il cantante si era presentato al pronto soccorso dell'Ospedale di Vergato ma le sue condizioni non sarebbero state prese seriamente in considerazione, tanto è vero che è stato dimesso, rivela il padre di Mike Bird, perché "intasava il pronto soccorso per due placche alla gola".

La rivelazione del padre di Mike Bird

Secondo quanto rivelato dal papà Domenico Merlo, suo figlio Mike Bird presentava sintomi rivelatori già lo scorso mercoledì. Pertanto, se la situazione fosse stata gestita diversamente, forse avrebbe potuto ancora salvarsi.

È andato al pronto soccorso di Vergato in piena autonomia. Lamentava dei sintomi che un medico accorto avrebbe colto. Aveva una forte emicrania da giorni, dolori al collo e placche in gola, un segnale tipico della leucemia. Se l'avessero visitato avrebbero visto che aveva degli ematomi. Non abbiamo un referto medico ma un braccialetto col codice a barre che io ho a casa. E un audio che mio figlio ha mandato alla morosa: ‘Sono incazzato, mi hanno detto che intaso il pronto soccorso per due placche in gola'. Invece lui era stanco". Michele aveva due braccia così. Faceva sport, non beveva, non ha mai usato droghe, gli piaceva la bella vita, mangiare bene, le cose belle, ha girato l'Italia in lungo e in largo.

La terapia ricevuta non è stata idonea

A Vergato, Michele Merlo avrebbe ricevuto come terapia una serie di antibiotici e sarebbe stato dimesso con la febbre alta a 39. Questo il racconto di Domenico Merlo:

Non posso dire se ha riferito al medico di avere, oltre agli altri sintomi, sangue dal naso – come ha avuto – e giramenti di testa.  A Vergato gli hanno dato degli antibiotici da prendere: quando l'hanno mandato a casa aveva 38,5-39 di febbre. Ma non fidandosi, il giorno dopo ha chiamato il suo medico di famiglia a Bassano, che invece gli ha consigliato un altro antibiotico. Senza vederlo, però. La terapia iniziale era sbagliata a prescindere. Il primo soccorso, nella serata in cui mio figlio è finito in ospedale, è stato condizionato da un medico non proprio professionale che non può fare quel tipo di interventi, non tiene la tensione quando è sotto stress. Non voglio puntare il dito contro nessuno. Mi interessa che certi errori non si debbano ripetere, se di errori si tratta. Che chi ha sbagliato così oggi non sbagli domani.