Ci sono numeri palesi che servono a dichiarare quanto un album, un singolo e un artista in generale genera consenso e ascolti e poi ci sono numeri che non esistono che, allo stesso modo, danno un'idea generale di quella che è la situazione della discografia italiana e quanto, nonostante la poca trasparenza dei numeri, il livello per andare in cima alle classifiche sia talvolta anche molto basso. Da tempo sappiamo che la discografia si sta pian piano riprendendo, sia a livello globale che a livello locale, come dimostrano i numeri che negli ultimi anni danno una crescita costante, talvolta più forte, altre volte meno, ma comunque è un segno ‘più' che da quattro anni caratterizza il mercato. Uno dei motivi, è noto, è lo streaming che ha dato una scossa a tutto l'ambiente, ridefinendo quello che sono le modalità di ascolto e distribuzione della musica.

Lo streaming nelle classifiche di consumo

Qualche giorno fa scrivevamo di quanto l'introduzione dello streaming nel conteggio delle classifiche ufficiali della FIMI avesse in qualche modo rivoluzionato anche il gusto, portando alla (ri)scoperta di generi e artisti che fino a quel momento, pur con un numero grande di fan, non trovava spazio nelle radio e in contesti più mainstream. Da qualche anni, quindi, lo streaming ha un peso enorme sulle classifiche grazie al conversion rate, ovvero l'indice di conversione che abbina a un tot di ascolti in streaming l'equivalente della vendita di un album: "Il CR è utilizzato per rendere omogenei gli ascolti in streaming premium, il download e l’acquisto del supporto fisico – si ottiene moltiplicando il conversion rate dei singoli (1 download digitale = 130 ascolti in streaming) per l’Equivalent Album Track (10 brani)" come si legge sul sito della Federazione.

L'esempio di Alberto Urso e Giordana Angi

Oggi, però, l'unico modo per avere un'idea molto generale del consumo della musica è quello di dare un occhio alle certificazioni di singoli e album, ovvero al limite di consumo affinché un album sia certificato Oro, Platino o Diamante. Se un singolo è certificato oro, sapremo che il consumo è stato di oltre 25.000, se un album è platino, invece, il consumo è di 50 mila copie (tutti particolari sono sul sito della FIMI). A guardare le classifiche degli ultimi giorni salta all'occhio come i due finalisti di Amici abbiano occupato i piani alti della classifica in queste ultime settimane, raggiungendo anche il primo (in cui siede ancora Alberto Urso col suo album "Solo") e il secondo (Giordana Angi con "CASA") senza però ottenere alcuna certificazione, quindi tecnicamente senza raggiungere le 25 mila copie dei singoli o degli album. Da due settimane, quindi, il vincitore di Amici è primo (le due settimane precedenti è stato due volte quarto) con vendite non eccezionali e lo stesso vale anche per Giordana Angi a dimostrazione di come le fluttuazioni delle classifiche spesso si riduca a numeri quasi marginali, se si contano altri periodi dell'anno (lasciando stare Natale, periodo principale per le vendite degli album) e a dimostrazione di come una buona campagna streaming – o anche un buon tour instore – potrebbe aiutare a scalare le posizioni, dando materiale per interviste, paginate e qualche buona ospitata tv/radio.

La frammentazione dell'ascolto

Insomma, le prime posizioni della classifica sono dettate anche da uno studio preciso delle etichette sulle uscite, chiaramente, e dalla fortuna, ma sono anche la dimostrazione della sempre più forte frammentazione dell'ascolto, anche se restano, sempre quei casi per cui un artista resiste più settimane in testa (come avvenuto, per trovare un esempio recente, a Ultimo, per cinque settimane in testa alla classifica con "Colpa delle favole" e in questo momento, a otto settimane dall'uscita, ancora secondo).