Qualche mese fa scrivemmo un articolo che si intitolava "La musica che parla di umanità e prende posizione sui migranti riceve solo insulti" in cui facevamo un recap, appunto, degli insulti che alcuni artisti si erano beccati sui social nel momento in cui avevano trattato pubblicamente di argomenti come migranti e accoglienza a dimostrazione di come questo sia un Paese in cui chiunque si sente in diritto di poter dire quello che vuole sui social ma guai se a dirlo è un personaggio noto, in cui il dissesno si esprime con l'insulto e non con la cara vecchia ars retorica. Quello che è successo a Emma è solo l'ultimo capitolo di una storia molto brutta, fatta di insulti personali, sessismo, ma è anche la solita Storia che vuole la musica come veicolo di messaggi positivi e di battaglie sociali.

Siamo in un altro mondo rispetto ai "We Shall overcome", ai John Lennon di "Give peace a chance", ai Woody Guthrie di "This Machine kills Fascists" o a tanto cantutorato italiano, tanta canzone di protesta, ma stiamo comunque parlando di artisti che si assumono una responsabilità di umanità. La colpa di Emma è stata dire, durante un concerto, quello che esprime da tempo, ovvero un messaggio di apertura verso i migranti, quell'"Aprite i porti" che è diventata una frase simbolo in un Paese sempre più chiuso su se stesso e spaventato.

Eppure, all'improvviso, qualcuno ha deciso che era il caso di insultarla, insultare una cantante che esprimeva un concetto, non solo dimostrando sessismo, come tanti tra i commentatori e, uno su tutti, il consigliere leghista che le chiedeva di aprire le gambe – come se fosse un'offesa che una donna possa aprire le gambe per godimento – ma dimostrando, ancora una volta, come non si conosce nulla di ciò di cui si parla, ma si aspetta che il vento porti alcune parole oltre i muri di un palazzetto.

Emma, infatti, è una di quelle artiste che non ha mai nascosto nulla del suo pensiero, che nel tempo ha parlato e cantati di migranti e femminicidio, e che qualche mese fa a Fanpage.it spiegava: "Io credo che un artista sia prima di tutto una persone, quindi libero di scegliere se parlare di determinati temi o meno, io sono anni che esprimo il mio pensiero su quello che succede, che sposo e abbraccio cause che ritengo importanti e che mi spingono a combattere per i diritti di queste persone. Rispetto gli artisti che non vogliono esporsi in merito, mi dispiace un po' di più quando alcune cose vengono dette solo in momenti che ritengono opportuni, tutto qui". Lo hanno già scritto Giulio Cavalli e Saverio Tommasi, lo ribadiamo anche noi: dieci, cento, mille Emma, che l'umanità sia con voi. Gli insulti potete tenerveli cari, insieme al disprezzo e al sessismo, non saremo mai come voi.