"È un album in cui riesco a coniugare il mio percorso iniziale con quello che sono adesso" dice Elodie parlando del suo secondo album "This is Elodie". La cantante, diventata una presenza fissa nei palinsesti delle radio estive di questi anni ("Nero Bali", "Rambla", "Pensare male" e "Margarita"), cerca di mostrare anche un lato diverso, di dimostrare di essere all'altezza anche sulla lunga distanza. Lo fa con un album uptempo, che conferma la sua tendenza danzereccia, la voglia di tenere alto il tempo e il morale, facendosi aiutare da una squadra di autori e produttori che vanno da Mahmood e Dardust a Dade, Leo Pari, Michele Canova, Big Fish, Generic Animal, Zef, Neffa e da feat importanti come quelli con Fabri Fibra, Gemitaiz, Margherita Vicario, Lazza, Low Kidd, Ernia e tanti altri. Un album collettivo in cui, però, Elodie spiega esserci tanto di lei, di quella che è adesso.

La cantante sarà tra le protagoniste del prossimo Festival di Sanremo, dove gareggerà tra i Big con la canzone "Andromeda". Un brano che i suoi fan potranno ascoltare nella seconda uscita dell'album. Sì, perché "This is Elodie" avrà una doppia pubblicazione: uscirà prima in digitale il 31 gennaio, senza il brano sanremese e successivamente, il 7 febbraio in formato fisico con tutti i brani: "Era un modo per dare spazio a tutto l'album e per far capire che cosa abbiamo fatto, che cosa ho fatto in questo periodo, mi piaceva l'idea che avesse il suo spazio".

Lo si aspettava da un po' quest'album, finalmente ci siamo…

Sì, finalmente uscirà il 31 gennaio. È un album in cui riesco a coniugare il mio percorso iniziale con quello che sono adesso, a come vivo: sono una ragazza di oggi e avevo bisogno di avere un album che fosse più contemporaneo, più in linea col mio storico, con la mia vita, col mio modo veramente di vivere. Io sono connessa con gli altri, per questo ci sono molti featuring, ho ascoltato tanti generi musicali in questi anni. Questo è un lavoro in cui ci sono tanti brani con sonorità apparentemente diverse, ma che si collegano. Ci sono anche delle ballad alla fine del disco.

Hai scelto per una doppia uscita, prima senza "Andromeda", il singolo sanremese solo in digitale e poi completo. La promozione è una delle sfide della contemporaneità, immagino sia per questo, no?

Abbiamo scelto assieme alla discografica e al mio team di uscire prima, il 31 gennaio, in digitale, senza il brano  sanremese e una volta cantato la canzone si aggancerà direttamente al disco digitale e il 7 febbraio uscirà la versione fisica. L'abbiamo fatto per dare comunque vita e spazio a tutti i brani, a tutto il lavoro che è stato fatto oltre a tentare di non avere, poi, il problema Sanremo, che comunque fagocita tutto il resto. Era un modo per dare spazio a tutto l'album e per far capire che cosa abbiamo fatto, che cosa ho fatto in questo periodo, mi piaceva l'idea che avesse il suo spazio.

Come hai lavorato a This Is Elodie?

Ho lavorato due anni a quest'album e in questo lasso di tempo è cambiato anche il modo di lavorarci. Mi sono chiesta: come faccio in un album, da interprete, a far capire come come sono fatta, che tipo di carattere ho? Io sono una donna determinata, una che si mette in gioco, una persona che le distinzioni non le nota, cioè noi facciamo parte di una società e siamo tutti insieme, in questo disco mi piace l'idea che si capisca, che si evinca questa unione. Vale anche per il sodalizio con il rap, perché io sono una ragazza che è nata in periferia, un quartiere popolare di Roma, quindi in realtà c'è una parte di me che è rap, non so come dirti, perché il rap è la voce del popolo, racconta realmente quello che succede nella realtà, in modo nudo e crudo perché la realtà è cruda; mi piace l'idea che il pop che voglio fare io sposi le mie origini.

Quando hai messo la parola fine al disco?

Ho messo la parola fine solo qualche settimana fa, abbiamo fatto tutto di corsa, le ultime cose le abbiamo chiuse poco tempo fa.

Cosa puoi dirci di "Andromeda"?

Andromeda è un brano che sorprende al primo ascolto, non è scontato, ha più momenti sorprendenti. È una canzone che ti lascia sospeso, è come se fosse un incontro tra la tradizione italiana e la modernità, che poi è quello che in realtà vorrei fare io. È una canzone che ha una scrittura delicata, cioè è stato scritta per me, su una mia esperienza, da Mahmood e ha una scelta musicale che è dedicata, da Dardust, anche in base ai miei gusti. Ha dei momenti dance anni '90 e momenti anni '70, gli archi sono suonati proprio come nei brani dance anni '70 e fanno parte proprio dei miei ascolti da adolescente

Nella tracklist ci sono alcuni vocali, compreso uno su Marracash, è reale?

Quello è un messaggio che ho mandato a Jacopo Pesce (Direttore di Island Music). Avevo già saputo da lui che Marracash aveva accettato il feat e non ci credevo. Qualche giorno dopo una mia amica, che è anche una musicista, mi dice: ‘Sto andando a casa di una mia amica, c'è anche Marracash, che è un mio amico, ti va di venire?'. Inizialmente ho detto che non sapevo, non mi era manco simpatico, così, a pelle, senza motivo, poi dovevamo lavorare assieme, mi vergognavo. Insomma, per me era lavoro, già mi sembrava una botta di culo infinita che avesse accettato, non sapevo se saremmo andati d'accordo. Alla fine, comunque, mi ha convinto, sono andata e in effetti era molto simpatico, ma ho evitato completamente il discorso del pezzo, perché non mi sembrava molto elegante. Il senso del messaggio era proprio che era una persona molto carina, poi, vabbè, hai visto come è andata…

Che ne pensi delle polemiche di Sanremo?

Penso che certe volte le parole le scegliamo lì sul momento e magari volevamo intendere qualcosa e ne diciamo un'altra, non credo che Amadeus volesse intendere che Francesca Novello dovesse stare un passo indietro, credo che in momenti di stress ci possa stare che una persona abbia una défaillance.

E del sessismo nel rap, invece, cosa ne pensi?

È vero che ci sono poche donne nel rap, ci sono Chadia, Beba, c'è Madame, ci sono giovani donne che rappresentano il genere, ma credo che questo per noi donne sia un momento importante, siamo tante, siamo belle, siamo agguerrite, abbiamo carattere. Questo è un problema che forse spaventa più donne di un'altra generazione, noi, invece, quelle dalla mia in giù, non lo avvertiamo, anzi.