Franco Battiato è morto nella sua casa di Milo. Il cantante, uno dei più grandi artisti del nostro Paese è scomparso all'età di 76 anni. Tra i primi a ricordarlo c'è Antonio Spataro, direttore della Civiltà Cattolica che ha postato un tweet in cui cita La cura, uno dei pezzi più noti del Maestro siciliano: "‘E guarirai da tutte le malattie Perché sei un essere speciale Ed io, avrò cura di te'. Ciao, Franco #Battiato. Il cantante era malato da tempo e da anni, ormai, aveva centellinato le sue presenze pubbliche, ritirandosi a vita privata nella sua casa di Milo. Tra i suoi brani più di successo "L'era del cinghiale bianco", "La voce del padrone", "Gommalacca", ma prima ancora le sperimentazioni di "Fetus" e una serie di canzoni che sono parte del patrimonio italiano. La conferma della sua morte arriva anche dall'Ansa che ha scritto che il maestro "si è spento questa mattina nella sua residenza. Lo rende noto la famiglia. I funerali avverranno in forma privata".

L'incidente nel 2017 e i problemi di salute

Il cantante aveva praticamente azzerato le sue presenze in pubblico da quando si fratturò il bacino e il femore nel 2017, ma nonostante le smentite sulla malattia del cantante le voci che stesse male ormai si rincorrevano da anni. Nel 2019 si era ritirato del tutto dalle scene nel 2019, si disse per via di un malore e delle sue condizioni di salute piuttosto preoccupanti. Tuttavia sulle sue condizioni la sua famiglia ha sempre mantenuto il massimo riserbo.

La vita e la carriera di Franco Battiato

Nato a Ionia il 23 marzo del 1945 Franco Battiato è stato compositore, musicista, pittore, regista, insomma, artista a tutto tondo, ma soprattutto un innovatore della musica italiana. Ha attraversato tutti i generi, iniziando con il rock progressivo e sperimentale, sublimato nell'album "Fetus" passando al cosiddetto "pop colto" del segmento successivo e dando vita ad album che hanno un posto d'onore nella storia della musica italiana: "L'era del cinghiale bianco", "Patriots", "La voce del padrone". E ancora: "Orizzonti Perduti", "Mondi lontanissimi". Nel 1996 "L'imboscata" contiene uno dei brani che segnerà la seconda parte della sua carriera, "La cura", frutto del breve sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro.

L'omaggio a Sanremo 2021

"La cura", "Voglio vederti danzare", "Centro di gravità permanente", "E ti vengo a cercare" o anche "Povera patria", la canzone che poche settimane fa Colapesce e Dimartino hanno riportato sul palco del Festival di Sanremo, facendo riascoltare al pubblico italiano uno degli artisti più lucidi e visionari della musica italiana, lui sì uno di quelli che possono essere tranquillamente definiti Maestri. Nel 2019 era stato presentato uno degli ultimi lavori discografici col suo nome "Torneremo ancora" e durante la presentazione il manager aveva spiegato così l'assenza del cantante: "Non possiamo dire che sta male, ma non sta sufficiente bene per essere presente a parlare di questo nuovo progetto".

Parlando di lui in un'intervista a Fanpage.it Colapesce disse: "Pensiamo che Battiato sia un artista gigante, il più grande innovatore della musica italiana, soprattutto in ambito pop. "La voce del padrone" cambiò completamente le carte in tavola della discografia e non solo" e nello specifico di Povera Patria: "È incredibile come questa canzone risulti ferocemente attuale e questo è il dono che hanno pochissime canzoni, avere questa immortalità nell'anima: c'è una grande maestria sia armonica sia nella costruzione del testo con ogni parola messa al posto giusto, la parte iniziale sempre più violenta, parola dopo parola, con la parte musicale che va in un 5/4 anche ostico ma che non pesa mai e poi esplode in un finale luminoso. Ci piace anche perché non è una canzone giudicante, più che politica direi etica come quando dice ‘I corpi in terra senza più calore', ti apre finestre in alcune stanze".