In principio era stato Fedez. Poi è toccato a Gigi D'Alessio e a Nesli, e infine a Fabio Rovazzi, J-Ax, Enrico Ruggeri e ai 99 Posse. In poco più di un anno, Soundreef, gestore indipendente dei diritti d'autore, ha attirato intorno a sé alcuni dei più popolari artisti italiani. Ma mai nessuno avrebbe potuto immaginare che la sua forza crescesse a tal punto da abbattere il monopolio della Siae, la Società italiana degli autori e degli editori, in questo settore. A darne l'annuncio è stato proprio il rapper milanese nel corso di una conferenza tenuta insieme a Davide D’Atri, fondatore e amministratore delegato della nuova società: "Ho creduto fin dall'inizio nel progetto dei ragazzi di Soundreef – ha sottolineato Fedez -. Ero consapevole delle difficoltà cui saremmo andati incontro ma sapevo che si doveva rompere un sistema che agevolava pochi soggetti e i soliti. Oggi sono contento di poter rivendicare di essere stato in prima linea in questa battaglia tra Davide e Golia che alla fine ci ha visti tagliare il traguardo nonostante gli ostacoli che hanno cercato di metterci davanti".

Una vera e propria rivoluzione, dunque, nel mondo della musica italiana, il cui mercato diventa in parte liberalizzato. Ciò è stato reso possibile, come hanno sottolineato Fedez e D'Atri, grazie alla collaborazione con l'associazione no profit Lea, a cui è affidata la riscossione del copyright per i suoi artisti, in modo da rientrare nel perimetro delineato dall'art.19 del decreto fiscale (148/2017) collegato alla Legge di Stabilità 2018, con il quale il nostro Paese ha recepito la direttiva Barnier. "Il decreto fiscale in questione dice che si può lavorare in concorrenza con Siae dal primo gennaio. Lea è già operativo e riscuote per conto nostro i diritti d’autore", ha sottolineato l'Ad della startup nata a Londra nel 2011. Ma, se una battaglia è stata vinta, la guerra non è ancora terminata. "L’ex monopolista non può continuare a pretendere di raccogliere compensi anche di autori ed editori non più iscritti alla Siae – ha continuato D'Atri -. Questo è legalmente e eticamente inaccettabile per una società che vorrebbe difendere il diritto d’autore".

Da qui, un appello proprio ai dirigenti della concorrenza: "È dovere dei soggetti presenti sul mercato aiutare le istituzioni a trovare soluzioni per la tutela di autori, editori e utilizzatori", ha concluso l'Ad. Ora la palla passa nelle mani di Siae, che si è detta sconcertata per quanto annunciato dall'Ad della startup. "La gestione collettiva del diritto d'autore è un argomento serio, frutto di battaglie condotte per anni dagli autori ed editori per una loro sempre maggiore tutela – hanno commentato -. Non è una attività che si improvvisa con una associazione no profit creata ad hoc, in evidente conflitto di interessi – di cui Soundreef è cliente e fornitore – e presieduta da un consigliere di amministrazione di Soundreef stessa. Per questo siamo certi che le Istituzioni e le Autorità preposte verificheranno questa evidente finzione". Ma la svolta, ora che è cominciata ufficialmente, sembra inarrestabile. Sono già undicimila in totale gli autori italiani che sono passati a Soundreef, e chissà che anche altri non prendano a breve questa decisione.