Gigi D’Alessio
in foto: Gigi D’Alessio

Qualche settimana fa aveva fatto molto parlare la decisione di Fedez di lasciare la SIAE per legarsi a Soundreef per la raccolta dei diritti d'autore. Una decisione di rottura per il panorama italiano che derivava da una direttiva (Barnier) europea diventata attuativa in Italia (senza però che il Governo abbia deciso di recepirla e regolamentarla) e che vedeva in Fedez il primo nome grosso dell'industria a prendere questa decisione. Oggi arriva la notizia che anche Gigi D'Alessio ha deciso di provare questa nuova avventura e questa mattina ha firmato il contratto assieme all’amministratore delegato di Soundreef, Davide D’Atri, che accoglie un artista da 20 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, con un repertorio, come fa sapere la stessa azienda, di 750 canzoni.

Che cos'è Soundreef e come funziona

Soundreef è una delle prime aziende ad essere riconosciuta dal Governo inglese ai sensi della nuova Direttiva. Creata da Marco Piana e Davide D'Atri nel 2011 anche per ‘raccoglie e distribuisce compensi per conto di autori, editori, etichette discografiche e artisti' ha cominciato il proprio lavoro anche nel nostro Paese – nei giorni scorsi anche il rapper calabrese Kento aveva annunciato il passaggio – mettendo a segno i primi colpi importanti anche grazie a una rendicontazione più veloce di quella della SIAE: l'azienda, infatti, rendiconta le utilizzazioni entro 7 giorni dal concerto e paga le royalty entro 90 giorni dal concerto, sia per il nazionale che per l’internazionale, dando la possibilità di verificare in tempo reale come e quando hanno guadagnato, come sottolinea D'Atri che si dice contento dell'approdo del cantante napoletano:

Siamo felicissimi per l’arrivo di Gigi e questo ci testimonia che siamo sulla strada giusta dell’innovazione, e della necessità di cambiare garantendo meglio tutti, soprattutto i più deboli. Con la direttiva Barnier l’Unione Europea ha preso atto della rivoluzione digitale in corso e della conseguente fine dell’era dei pochi monopoli che ancora resistono come quello italiano della SIAE. Credo che presto assisteremo a un effetto domino. Abbiamo tanti contatti in fase avanzata di artisti che hanno espresso la loro volontà di cambiare, esercitando la libertà che la Direttiva riconosce loro.

D'Alessio: ‘Più trasparenza nella rendicontazione'

Il cantante ha deciso di lasciare la SIAE proprio per questa trasparenza nella rendicontazione, decidendo di fare un grosso passo verso una realtà nuova:

Sono sempre attento alle novità – ha detto il cantante partenopeo – e mi sono accostato con curiosità a Soundreef. Ho cercato di capire meglio e mi ha convinto la trasparenza della rendicontazione al contrario di quella Siae che non è analitica e non chiarisce con esattezza da dove arrivano i proventi. Non era per me una scelta facile ma ho creduto nel progetto di questi giovani e credo nel libero mercato. Laddove c’è il monopolio il mercato non cresce. Sono certo – ha concluso Gigi D’Alessio – che tanti altri colleghi ci seguiranno su questa strada.

La lettera di Soundreef a Matteo Renzi

Per cercare di far pressione sul Governo affinché questo possa recepire, anche con ritardo, la Direttiva europea, Soundreef si è rivolto direttamente al Presidente del Consiglio Matteo Renzi illustrandogli in una lettera le ricadute positive della liberalizzazione dell'attività. Da par suo la Siae in seguito all'abbandono di Fedez la SIAE spiegò che il cantante non aveva informazioni corrette e che l'azienda stava attuando grossi cambiamenti ‘per migliorare i servizi per i propri associati – digitalizzando l’offerta, pubblicando online bilancio e relazione di trasparenza'.

Cosa dice la Direttiva Europea

La Direttiva Barnier ‘sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno' dispone, tra le altre cose, che:

I titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti, le categorie di diritti o i tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta, per i territori di loro scelta, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti. A meno che non abbia ragioni oggettivamente giustificate per rifiutare la gestione, l’organismo di gestione collettiva è obbligato a gestire tali diritti, categorie di diritti o tipi di opere e altri materiali protetti, purché la gestione degli stessi rientri nel suo ambito di attività.