Subito dopo il Festival di Sanremo quasi pareva che bisognasse giustificarsi per il primo posto di Mahmood, il cantante milanese che ieri sera ha conquistato la platea dell'Eurovision, cedendo solo di pochissimo, allo strafavorito della vigilia Duncan Laurence, rappresentante dei Paesi Bassi che si è aggiudicato la vittoria con la canzone "Arcade". Da giorni dato tra i primi, Mahmood non ha cercato neanche i fuochi d'artificio per quanto riguarda la scenografia, mantenendosi essenziale, con tre ballerini ad accompagnarlo e i visual alle loro spalle: è bastato la sua presenza sul palco, le sue espressioni, la sua voce e soprattutto quel clap clap che dopo l'Italia ha conquistato anche la platea di Tel Aviv dove ieri sera si è svolta la grande finale di uno dei capisaldi della musica europea, luogo in cui si racchiudono le tante espressioni artistiche di tutti i Paesi partecipanti, in un incrocio tra generi e personaggi che ogni anno fanno il pieno di spettatori.

Un artista internazionale

Mahmood è arrivato in Israele con la consapevolezza di avere un brano molto internazionale, nelle sonorità, grazie alla produzione della coppia d'oro Charlie Charles-Dardust, e un gancio forte come il doppio applauso e per questo, evidentemente il cantante non ha voluto cambiare nulla nel testo, mantenendo i versi in arabo e concedendo una piccola traduzione andata sul maxischermo alle sue spalle. Il suo sorriso alla fine dell'esibizione, però, ha fatto capire quanto fosse anche lui contento dell'esibizione, ma anche del lungo applauso riservatogli dal pubblico. È vero, alla fine conta chi vince e il prossimo anno toccherà andare a cercare di conquistarsi la vittoria nei Paesi Bassi di Duncan Laurence, eppure Mahmood è riuscito a dimostrare a se stesso e non solo che la sua canzone era forte, alla faccia delle critiche dei mesi scors.. Insomma, il cantante milanese è un talento da tenersi ben stretti, ma questo lo si sapeva anche oltre l'Eurovision che, anzi, lo immerge in una situazione lontana da lui, personaggio timido e schivo che si trova a confrontarsi su un palco su cui si è visto di tutto, nel corso degli anni.

Un Italia sempre tra le prime

L'Italia, insomma, fa ancora una volta bella figura, pur non portando a casa la vittoria (che manca dal 1990, quando vinse Toto Cutugno), ma in una competizione del genere per i cantanti è fondamentale anche crearsi un posto al sole, facendosi ascoltare in tutto il mondo. Mahmood è uscito con il massimo dei voti, cosa non riuscita neanche a Il Volo e ha confermato l'ottimo andamento in classifica del nostro Paese che nonostante praticamente porti all'Eurovision solo brani in italiano, continua a figurare tra i primi. Sempre in top 10 negli ultimi nove anni tra per due volte, con tre podi totali (il secondo di Raphael Gualazzi e il terzo del Volo) e ieri per la prima volta anche la vittoria del Composer Awards, il premio attribuito alla miglior composizione tra i brani in gara nell'edizione