ASAP Rocky, il rapper americano in carcere in Svezia dal 3 luglio scorso, è accusato formalmente di aggressione a seguito di uno scontro avuto mentre era a Stoccolma dove avrebbe dovuto esibirsi. Il rapper dovrà rispondere di questa accusa assieme a due suoi collaboratori; il Procuratore svedese ha scritto in una nota stampa che ASAP e gli altri due indagati "sono sospettati di aggressione che avrebbe causato danni fisici, arrivando alla conclusione che gli eventi in questione costituiscano un crimine nonostante loro sostengano si sia trattata di difesa a seguito di una provocazione". I tre sospettati, quindi, resteranno in carcere fino al processo di cui ancora non si conosce la date: nei giorni scorsi era stata vietata la libertà su cauzione per paura che gli indagati potessero abbandonare il Paese e neanche l'intervento del Presidente americano Donald Trump, che aveva telefonato al Primo Ministro svedese, era riuscita a sbloccare la situazione.

La rissa in strada a Stoccolma

A fine giugno ASAP Rocky era a Stoccolma per un concerto e mentre camminava per le strade di Stoccolma assieme ad alcuni collaboratori e guardie del corpo hanno cominciato a essere seguiti da un paio di ragazzi: nei video in rete si vede prima come il gruppo cerchi di allontanarli con le buone, chiedendo di smetterla e successivamente, a seguito del rifiuto dei ragazzi, si vede il gruppo aggredirli e scaraventarli a terra. Proprio questi video sono stati usati dall'accusa che a differenza dei difensori del rapper che parlano di difesa ha spiegato: "vale la pena notare che ho avuto accesso a un enorme quantità di materiale (…) a cui si aggiungono anche alcuni testimoni oculari". Inizialmente anche ASAP aveva inoltrato una controdenuncia che, però, pochi giorni fa è caduta a causa di mancanza di prove.

L'intervento inutile di Donald Trump

Il caso era arrivato fino alla Casa Bianca, soprattutto a seguito della solidarietà di tantissimi artisti americani come Kanye West, P Diddy e soprattutto Kanye West e la moglie Kim Kardashian, al punto che il Presidente Donald Trump aveva telefonato al Primo Ministro svedese per rassicurarlo sul fatto che il rapper non avrebbe abbandonato il Paese, garantendo lui stesso per il pagamento della cauzione. Ma quella telefonata, definita dal Presidente Stefan Lofven "amichevole e rispettosa" non era servita a molto perché a detta del Primo Ministro svedese, non poteva intervenire in questioni giudiziarie.