Foto i Jovanotti (credit: Michele Lugaresi), foto volontarie (via WWF)
in foto: Foto i Jovanotti (credit: Michele Lugaresi), foto volontarie (via WWF)

In che modo un evento come il Jova Beach Party può avere effetto concreti sulla divulgazione di un messaggio ambientale? In questi giorni, dopo le prime tappe del tour sulle spiagge di Jovanotti, all'entusiasmo dei fan si sono anche alternate le critiche di alcune sigle ambientaliste che hanno denunciato l'impatto dell'evento sull'ecosistema. Abbiamo chiesto a Gaetano Benedetto, Direttore Generale di Wwf Italia, come è nata questa collaborazione e di chiarirci in che modo un evento del genere può aiutare la divulgazione del problema delle plastiche che l'associazione sta portando avanti con quella che lui stesso definisce "la più grande campagna di informazione popolare sul tema": "Jovanotti è stato un divulgatore emotivo e il JBP ci è parsa un'occasione importante per analizzare la possibilità di un ambientalismo più popolare, più semplice, basato sulla percezione della soluzione".

Come nasce il vostro incontro con Jovanotti e come si è sviluppato nel tempo?

Nasce da una casualità, dal fatto che Jovanotti è rimasto colpito da un'altra campagna Wwf e tramite la sua agenzia ci ha contattati mettendosi a disposizione per quella sulle plastiche, annunciando che stava organizzando un tour per l'estate con una formula diversa e che quel tour, data la coincidenza dell'impatto della plastica sugli ecosistemi marini, poteva essere l'occasione di divulgazione di un messaggio. Ci ha chiesto, quindi, se il Wwf volesse partecipare a questa serie di eventi – insomma, non è il Wwf che sta organizzando il tour, ma lui che ha aderito alla nostra campagna plastica – mettendo questo evento a disposizione sia come spazio, sia in termini di educazione e informazione ambientale, sia mettendo se stesso come vero e proprio testimone, perché dal palco, attraverso messaggi visivi e vocali, è stato protagonista di una campagna di sensibilizzazione.

Cosa avete chiesto nel momento in cui avete accettato questa collaborazione?

Innanzitutto siamo entrati in un momento in cui tutti i contatti con le pubbliche amministrazioni erano state avviate, quindi lo abbiamo fatto con alcun criteri prescrittivi e con una serie di richieste e attenzioni per quanto riguarda la gestione del villaggio. In particolare abbiamo chiesto che non venissero considerate aree protette, utilizzate spiagge attenzionate per la nidificazione di tartarughe o la presenza del fratino. Per il villaggio abbiamo fatto un ragionamento a proposito della raccolta differenziata: un protocollo di gestione riguardo ai rifiuti differenziati che venivano raccolti, la società ha poi preso una serie di attenzioni aggiuntive incaricando una serie di aziende specializzate nella gestione. Per la parte ambientale abbiamo chiesto e ottenuto che anche laddove non strettamente necessario, in alcune aree più delicate come il Lido degli Estensi, venisse comunque fatta una valutazione di incidenza e le valutazioni fatte sono state 7 su 17 tappe, ovvero 7 su 15 località, con risposte positive da parte degli enti.

Quali sono state le principali criticità che avete affrontato?

Per quanto riguarda la prima tappa, c'è stato un evidente problema organizzativo dovuto al rapporto tra servizi e numero delle persone con le file per i token e quelle per il cibo, situazioni che si sono risolte immediatamente e già a Rimini la situazione era completamente diversa. Su Rimini, invece, c'è stata una polemica legata alla presenza del fratino: voglio specificare che la localizzazione era corretta, perché originariamente stava ben più a sud dell'area del concerto, successivamente, però, sono stati fatti una serie di interventi di manutenzione della spiaggia che hanno disturbato la presenza dei fratini che si sono spostati più a nord, a ridosso dell'area, con una doppia nidificazione fatta non sull'area concerto, ma a ridosso, presso quella che si chiama Colonia bolognese. g Quell'area è stata recintata ed è stata fatta una sperimentazione gestionale importante: sono stati recintati, infatti, circa 20 mila mq, area che è stata sorvegliata a vista non solo dal Wwf ma anche dalla polizia municipale, dalla security del concerto a cui si è aggiunta la collaborazione della Capitaneria di porto, permettendo la convivenza del concerto nell'area attigua. Quello che appare clamoroso è che non sull'area Jovanotti, ma su quella presidiata dalle autorità pubbliche, tre giorni dopo si è aperta la Beach Arena Rimini, senza che nessuno protestasse.

Però non si può negare che con 30/40 mila persone in spiaggia abbiano un impatto sull'ecosistema, no?

Guardi, innanzitutto parliamo di aree antropizzate e non di aree protette, quindi aree che vedono presenti migliaia di persone. Io non nego che l'impatto ci sia, però è gestito, controllato, misurato e per quanto possibile viene compensato, ad esempio, col consumo energetico e col recupero di materiali. Anche rispetto al fratino devo dire che sia la stagione che la tipologia delle aree ci ha fatto pensare che la gestione fosse possibile o, citando Castel Volturno, qualche giorno prima c'era un noto artista portoricano che ha fatto migliaia di persone senza che nessuno sollevasse questioni su cose che il Wwf, invece, ha preteso, come la sorveglianza anche fuori dall'area concerto, l'area cuscinetto interdetta al pubblico, in cui si entrava solo col biglietto in mano, un meccanismo di controllo su tutti gli impatti indiretti e un meccanismo di compensazione.

Nonostante ciò, però le critiche sono state e sono veementi…

Io ho grande rispetto per chi la pensa in maniera diversa, le spiagge sono sacre ma personalmente ritengo che dire che Rimini equivalga alla Dune del Circeo, proprio a livello di approccio di linguaggio, non faccia bene né all'una né all'altra cosa: creare un sistema indistinto, in cui tutto è uguale, non ti consente di avere la necessaria forza sulle cose che poi veramente contano. Ci sono questioni di principio e qualcuno le ha sollevate, ad esempio il fatto che la spiaggia, ancorché antropizzata, è comunque un elemento di naturalità che non deve essere trattato laddove ci sono alternative, tipo gli stadi etc, ma qui il tema è capire cosa stiamo facendo e secondo me la nostra posizione è molto chiara: il Wwf in questo momento sta dicendo che non basta più essere testimoni del nostro tempo, è necessario fare qualcosa, non mi basta più "Io l'avevo detto".

Quindi qual è il passo successivo?

C'è bisogno di parlare con quelli che ancora non sono ‘dalla tua parte', è un problema di linguaggio, di ingaggio, del rendere ancora più popolari la possibilità di soluzione ai temi ambientali: questo tema, infatti, dà un senso di smarrimento, si pensa di non poter fare nulla, non c'è la percezione che il tema ambientale è dato dalla sommatoria dei comportamenti individuali. Il tema delle plastiche è un tema vero: è vero o no che nel 2050, se continuiamo con questo tipo di atteggiamento, avremo a mare più plastica che pesce? È vero. Cosa possiamo fare, quindi? Dobbiamo parlare con quelli che questo problema lo creano, il che non significa di non indicare le responsabilità delle aziende o dei Governi – fronti con cui il Wwf parla in contemporanea -, ma il tema di responsabilizzazione del cittadino è un tema prioritario. L'ambiente non è solo un diritto, ma anche un dovere, esiste la responsabilità nella tutela dello stesso, quindi in questo momento avere la disponibilità di un divulgatore popolarissimo, differente dalla divulgazione scientifica, un divulgatore che direi quasi emotivo, ci è parsa un'occasione importante, un'occasione per analizzare la possibilità di un ambientalismo più popolare, più semplice, basato sulla percezione della soluzione.

Una delle idee, insomma, è quella per cui il concerto comunque ci sarebbe stato, ma con il Wwf si crea una maggiore responsabilizzazione?

Questa è solo una parte, in fondo i concerti ci sono anche oltre Jovanotti e il Wwf e portano migliaia e migliaia di persone senza avere minimamente le attenzioni che sono state imposte per il Jova Beach Party. Il tema è che il concerto non è solo il concerto, ma un sistema di semina rispetto al quale speriamo ci sia una crescita, che faccia sì che si possa entrare nel problema, sentendosi parte della soluzione. Questo è il tentativo che stiamo facendo e questo è il motivo per cui al di là di ogni considerazione, attenzione e di ogni esagerazione che abbiamo sentito in questo dibattito che, onestamente, ha avuto dei tratti eccessivi, ci ha portato ad essere presenti.

C'è stato, per caso, un incontro ex post con le altre sigle ambientaliste?

Beh, con alcune ci siamo parlati, il bilancio poi lo faremo alla fine, sulla base dei danni annunciati e sulla loro realizzazione o meno, su come è avvenuto l'ingaggio e le persone contattate e se questo linguaggio ha consentito di aumentare o no la penetrazione. Io ho l'orgoglio di dire che questa estate il Wwf sta facendo la più grande campagna di informazione popolare sul tema della plastica: Jovanotti fa parte di una campagna che non è una battaglia contro la plastica tout court, ma sul fatto che deve essere usata con intelligenza, non essere usata quando non è necessaria e per questo bisogna mettere al bando, ad esempio, l'usa e getta, lo smaltimento deve portare al recupero del materiale. Con tutte le nostre iniziative, che vanno oltre il Jova Beach Party, il Wwf sta rendendo popolare un macrotema con un linguaggio e un approccio diverso, un linguaggio popolare in cui il problema è la possibilità della soluzione.

Si aspettava le critiche che sono piovute addosso all'associazione?

Onestamente in questi termini non pensavo, perché parto sempre da un certo tipo di correttezza nel confronto: se il discorso è ‘Io non l'avrei fatto, non sono d'accordo, ti critico perché lo fai', oppure ‘Io non l'avrei mai fatto e tu stai sbagliando a farlo, mi dissocio' ci sta, però scrivere che sono state rase al suolo le ultime dune di Rimini, dire che la Caretta caretta a Praia non andrà più a nidificare, discutere una settimana di un eliporto a Cerveteri che nessuno ha voluto realizzare e non c'è mai stato, fino al fratino sparito la mattina dopo, prima ancora di fare i censimenti, è stato eccessivo. Anche da parte dell'associazione, però, è necessario porre qualche freno, perché non si può consentire di dire qualsiasi cosa sui social, l'opinione è un conto, ma la motivazione dell'opinione deve essere circostanziata.

Senta, c'è anche chi denuncia che non esistano verbali in cui il Consiglio nazionale ha approvato questa collaborazione, qual è la vostra posizione?

Il Consiglio ha affrontato il tema di Jovanotti, dando il via libera per la realizzazione del progetto il 21 dicembre, dopodiché il progetto è stato presentato all'assemblea dei volontari di Riccione il primo marzo con una specifica relazione: faccio presente che il 21 dicembre sono state presentate tre relazioni del consiglio, quindi il Consiglio ha chiuso con un'ulteriore relazione alla Direzione Generale il 29 maggio. Non so perché i verbali non siano stati trovati: quello del 29 maggio ha un problema perché, essendoci altre questioni in ballo, non è ancora pubblicato, l'altro, quello di dicembre, che è il via libera, invece è online, così come la questione dei volontari è agli atti, perché l'assemblea di Riccione era pubblica.

Nessun problema di comunicazione, quindi?

Tutte le organizzazioni del Wwf territoriali hanno ricevuto la relazione data al consiglio il 29 maggio e una mia nota personale con una serie di affermazioni che dava comunicazione di questo avvenimento. I cassetti sono aperti, socio o meno, se una persona vuol vedere gli atti io devo darglieli… poi c'è l'accusa che abbiamo preso soldi ed è una cosa pazzesca, veramente, non abbiamo preso un euro da Jovanotti. Io posso capire le critiche da chi ha una certa visione ambientalista, ma non capisco l'acrimonia: in questi giorni ho letto di molti esposti e pochi ricorsi al Tar, ma se io voglio bloccare un'azione impugno l'atto deliberativo e faccio una richiesta sospensiva al Tribunale amministrativo, non faccio un esposto.

Senta, come direttore generale del Wwf ci lascia con una parola di speranza?

La speranza è nelle risposte che stiamo avendo dal pubblico, parlo di come la gente ci avvicina, vuol sapere, di come partecipa al questionario. Allargare la conoscenza delle soluzioni, dal giro degli ambientalisti al giro delle persone ‘normali', è una ricetta che può far vedere la speranza, ma dobbiamo arrivare alle persone, dobbiamo arrivarci con positività, dobbiamo fargli capire che il comportamento può fare la differenza: tutto si determina in base ai nostri consumi, solo se facciamo attenzione rispetto ai comportamenti quotidiani possiamo diminuire il nostro peso sul pianeta.