La bambina che redarguiva il papà esaltato nella navetta che dal parcheggio portava a uno degli ingressi del Jova Beach Party dava un po' la sensazione di quello che avremmo visto pochi minuti dopo. Era segnato in agenda sin dalla presentazione avvenuta una decina di mesi fa: il concerto di Jovanotti a Castel Volturno, e in generale il Jova Beach Party, primo tour di queste dimensioni portato sulle spiagge italiane, era senza dubbio uno degli eventi più attesi dell'estate 2019 e ovviamente, tra festa e polemiche, sta tenendo alta l'attenzione su di sé. Anche nella tappa campana oltre trentamila persone si sono riversate in spiaggia per poter assistere a quello che sarebbe riduttivo chiamare concerto: quello di Jovanotti è un festival vero e proprio, qualcosa che impressiona fin da quando, passeggiando nella pineta (che speriamo stamattina sia più pulita di ieri), si vedeva l'enorme palco di spalle e l'effetto che faceva la vista con il mare di fronte.

Tante generazioni, ma soprattutto i genitori

Sulle spiagge, su cui solitamente siamo abituati al massimo a vedere qualche star del reaggeton o, comunque, qualche concerto di dimensioni ridotte, faceva impressione, invece, la moltitudine di persone riunite per vedere compiersi questo rito: quello dei padri e delle madri, più che dei figli, come faceva subito notare la bambina della navetta. Jovanotti rappresenta più generazioni, e la scelta di far entrare gratis i bambini fino ad otto anni era un segno anche di facilitazione: "Fan, venite tranquillamente, e portate anche i vostri bambini" pareva essere il messaggio. Le immagini, i video, i report visti nei giorni scorsi non davano, però, precisamente l'idea di quello che sarebbe stato questa giornata in cui, come sempre, il cantante aveva dato spazio a un po' di amici: in Campania, tra gli altri, c'erano Bombino, ma soprattutto Rocco Hunt, Enzo Avitabile e Clementino che si sarebbero ritrovati insieme sul palco a jammare.

Jova e l'invito a proteggere l'ambiente

L'apertura delle attività era alle 16, ma il momento vero e proprio di Jova è stato verso le 20.15, quando il sole stava tramontando, in lontananza qualche nube faceva un po' paura, ma l'entusiasmo della spiaggia era coinvolgente. Bambini che giocavano con la sabbia, gente che ballava, beveva, cantava, si baciava, sullo sfondo il mare con le barche della Capitaneria di Porto, un nastro per impedire (più o meno) la discesa in un mare che più si faceva tardi più si ingrossava e il cantante che sul palco invitava tutti alla responsabilità verso l'ambiente (ma, insomma, non tutti gli hanno dato retta, purtroppo).

Tra live e dj set

Chi si aspettava un classico concerto di Jovanotti evidentemente non aveva ben compreso il progetto, perché se è vero che il cantante aveva un set con molte sue canzoni è altrettanto vero che alla fine il live si mescolava al dj set: Jovanotti cantava, metteva musica, attraversava epoche, generi, faceva mash up con le proprie canzoni, le manipolava, le trasformava. Dopo qualche problema iniziale all'impianto, le cose si sono messe in discesa: "I bianchi, i neri, la religione, il pessimismo della ragione, la foto di gruppo, il primo giorno di scuola, libertà di movimento, libertà di parola", parte "Salvami" e subito dopo "Il più grande spettacolo dopo il Big Bang" c'è spazio per "Ciao Mamma", "Estate" e "Nuova era", poi comincia il gioco delle citazioni, "Tutto l'amore che ho" infatti viene mescolato a "Get Lucky" dei Daft Punk e da lì praticamente il delirio.

La festa carioca di Jovanotti

Castel Volturno diventa Copacabana, Jovanotti prende per mano il pubblico e lo porta verso la samba, parte un mega trenino, anzi ne partono svariati, diventa una festa carioca. "E non hai visto ancora niente" ripete Jovanotti in un mantra, mentre alziamo la testa al cielo, sperando che il vento non cambi e continui a tenere lontane le nubi nere che dopo le notizie del pomeriggio (il tifone avvenuto non distante) non promettono nulla di buono. "Oye cómo va mi ritmo, bueno pa' gozar, mulata", parte dal palco il brano di Tito Puente reso famoso da Carlos Santana, ma un po' di sconcerto tra il pubblico lo si osserva quando il cantante si allontana un po' dal mainstream festaiolo, e se "Seven Nation Army" è ormai un inno nel nostro Paese (quella del "Po-poropopopò"), e "Sabato" sfumata con Jammin' di Bob Marley assume forme impreviste, l'accoppiata "90Min" di Salmo e "This is America" di Childish Gambino lascia qualcuno stupito, ma "Song 2" dei Blur rimette tutti d'accodo.

L'omaggio a Pino Daniele

Jovanotti fa il dj e sceglie la musica che gli piace, ma è anche il padrone di casa che invita sul palco Enzo Abitabile davanti a cui, pochi minuti prima, si era inginocchiato, e Rocco Hunt per una versione di "Yes I know my way" ("La musica del più grande, Pino Daniele" dice al pubblico in delirio). "Napoli non è solo pizza e mandolino" dice un po' paraculo prima di un freestyle "napoletano" dopo il quale sale sul palco anche Clementino e lì si mescolano "Wake Up", la sempre fantastica "Soul Express" e "‘O viento" coi tre artisti napoletani a impreziosire la festa.

Muoviti, La mia moto e gli anni '90

Il sole è calato, tutto si è fatto buio e l'illuminazione, ormai, è solo quella artificiale, si alza la brezza ma si continua a ballare: a "Ora" segue "Bella", classicone che conosce ormai chiunque, c'è "L'ombelico del mondo" (su cui anche mia figlia si riprende dopo un momento di… riposo), poi torna Clementino per fare live per la prima volta in coppia "Fratello". La festa forse è ancora lunga, i bambini hanno sonno e la paura delle trentamila persone che si riverseranno sulle strade della Domitiana ci convince che può bastare così, abbiamo visto quello che dovevamo vedere. Mentre ci incamminiamo sulla spiaggia arrivano alle orecchie "Muoviti", "Attaccami la spina" che ci riporta automaticamente a metà degli anni '90 dove restiamo con le note de "La mia moto". Riattraversiamo la pineta, fuori c'è una navetta che ci aspetta per riportarci al parcheggio, ma senza il papà fan. La gente è ancora quasi tutta là, formiamo il numero che convince l'autista a partire. Alla fine, ne è valsa la pena.