Festival di Sanremo 2021

Il significato di Giudizi universali, la canzone di Samuele Bersani sulla fine dell’amore

È il 1997, e Samuele Bersani sta per completare il suo omonimo terzo album in studio, pubblicato poi nel 1998. Dopo aver diffuso il primo brano “Coccodrilli”, arriva il momento di “Giudizi universali”, diventato praticamente il singolo che ha cambiato la carriera del cantautore riminese. Il singolo ha vinto il premio “Lunezia” nel 1998.
A cura di Vincenzo Nasto
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Festival di Sanremo 2021

È il 1997, e Samuele Bersani sta per completare il suo omonimo terzo album in studio, pubblicato poi nel 1998. Dopo aver diffuso il primo brano "Coccodrilli", arriva il momento di "Giudizi universali", diventato praticamente il singolo che ha cambiato la carriera del cantautore riminese. La canzone racconta la progressiva perdita di gioco e divertimento all'interno della coppia, un rapporto con il proprio partner che fino a qualche anno prima riusciva a resistere grazie alla leggerezza di entrambi. Il singolo vincerà il premio "Lunezia" nel 1998 e verrà inserita in due pellicole cinematografiche, prima "Chiedimi se sono felice" di Aldo, Giovanni e Giacomo, mentre negli anni più recenti nella produzione di "Fuochi d'artificio" di Leonardo Pieraccioni.

Il significato di Giudizi Universali

Il brano è diventato uno dei cavalli di battaglia nella carriera di Samuele Bersani, una canzone resa ancora più celebre grazie anche all'apporto cinematografico delle pellicole "Chiedimi se sono felice" e "Fuochi d'artificio". "Giudizi universali" è il racconto del cantautore riminese di un rapporto che ha messo un muro tra sé e la sua partner, un'evoluzione che ha fatto perdere ai due la semplicità di gioco nella relazione, come quando canta: "Liberi com'eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi, per tirare la maniglia della porta e andare fuori". Incomincia a subentrare anche il sentimento della rabbia, per un odio che sta annientando entrambi: "Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l'odio, torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio". L'ultima strofa è la pietra tombale sulla relazione, con l'ammissione del cantante, che non riesce più a fidarsi della partner, che scompare piano piano dalla sua visione: "Potrei ma non voglio fidarmi di te, io non ti conosco e in fondo non c'è, in quello che dici qualcosa che pensi, sei solo la copia di mille riassunti".

Il testo di Giudizi universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
Ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l'aquilone
Togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace

Liberi com'eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
Per tirare la maniglia della porta e andare fuori
Come Mastroianni anni fa
Come la voce guida la pubblicità
Ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore
Ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l'odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio

Potrei ma non voglio fidarmi di te
Io non ti conosco e in fondo non c'è
In quello che dici qualcosa che pensi
Sei solo la copia di mille riassunti
Leggera, leggera si bagna la fiamma
Rimane la cera e non ci sei più

Vuoti di memoria, non c'è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia
Piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l'aquilone
Togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace

Libero com'ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
Adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
Come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
E non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà

Potrei ma non voglio fidarmi di te
Io non ti conosco e in fondo non c'è
In quello che dici qualcosa che pensi
Sei solo la copia di mille riassunti
Leggera, leggera si bagna la fiamma
Rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei e non ci sei

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