Il pubblico a un concerto (foto di repertorio: NICOLAS TUCAT / AFP) (Photo by NICOLAS TUCAT/AFP via Getty Images)
in foto: Il pubblico a un concerto (foto di repertorio: NICOLAS TUCAT / AFP) (Photo by NICOLAS TUCAT/AFP via Getty Images)

Vorrei avere l'ottimismo di quanti stanno posticipando di pochi mesi, se non poche settimane i propri concerti cancellati a seguito delle disposizioni per fermare il contagio da Coronavirus. L'ottimismo di poter sperare che in pochi mesi non solo l'esplosione della pandemia rallenterà a cifre minime, ma che anche la paura che ormai porta con sé e le abitudini di isolamento a cui siamo costretti potranno affievolirsi. Invidio l'ottimismo di chi, facendo il proprio lavoro al meglio e come può, in un momento in cui il settore – quello dei concerti – è immobile, cerca date disponibili per poter recuperare tour organizzati da mesi, concerti che segnavano ritorni importanti e in cui tanti avevano riposto sogni, ambizioni e aspirazioni. Quell'ottimismo che spesso porta a confidare che almeno la stagione estiva in qualche modo potrà proseguire più o meno come prevista, che luglio e agosto possano essere i mesi in cui ripartire, che settembre resterà il mese finale dei festival estivi.

Ma non vi è alcuna certezza, le star straniere – i cui Paesi si sono accorti con qualche settimana di ritardo della portata di questa pandemia – stanno cancellando i concerti, anche a seguito delle misure restrittive intraprese dai propri Governi sugli spostamenti non solo interni ma soprattutto esterni. Come avvenuto negli Usa che per ora vietano voli da e per l'Europa. Il settore è in ginocchio, qualche giorno fa Vincenzo Spera – Presidente di Assomusica – parlava a Fanpage.it di una perdita di 40 milioni in pochi giorni, e la situazione – come in altri settori – rischia di diventare una vera e propria valanga, nonostante gli interventi economici dei Governi nazionali e di quello europeo.

Eppure bisogna guardare al futuro, cercare un briciolo di speranza, e quella speranza passa pure da quello che fino a due settimane fa era un normalissimo rischio di impresa, ovvero lo spostamento di una data e la ricerca di uno spazio utile per recuperarlo. Si continua a sperare che maggio, forse giugno, speriamo luglio, almeno agosto… e così per adesso il domino degli stop prosegue lento ma impetuoso e a chi drasticamente sposta i tour di un anno e chi vivrà vedrà, tanti altri sperano di poter tornare su un palco tra qualche settimane. Dovremmo superare la paura che questo periodo di isolamento porta con sé, quello che almeno all'inizio frenerà qualcuno dal riassembrarsi in luoghi affollati come sono i concerti, dovremmo riscoprire la bellezza ma anche la sicurezza della vicinanza, dopo settimane mesi in cui non potremo incontrare genitori, fidanzati e figli. Vorrei quell'ottimismo per non sussultare a ogni comunicato stampa, post sui social e notizia che parla di rinvio. Vorrei avere quell'ottimismo, sperando che quel "prima o poi" diventato ormai comune sia più prima perché una delle sfide più complesse di questo momento è anche quella della speranza.