Quando uscì "Pizza e fichi", primo singolo con cui Pietro Morandi lanciò il progetto Tredici Pietro, la discussione principale girò attorno al suo essere figlio di, dal momento che, come dice il cognome, Pietro è il figlio di Gianni Morandi e con questa cosa, ormai, ha fatto pace, ma in questi mesi ha cercato di dimostrare che la sua musica e le sue velleità artistiche c'entrano poco con il suo nome: "Quando canto ‘Metto fuori la testa dal buco, guardo cosa succede qui intorno, mastro sta' attento a tutti e a nessuno, con lo sguardo sfocato, vedo il contorno (in ‘Pizza e fichi')' per me significa dichiararmi al mondo come figlio di una persona, perché i ‘figli di' vivono costantemente questo paragone, c'è costantemente la figura di mio padre nella mia vita e per me ‘mettere la testa fuori dal buco' significa mostrarmi" dice a Saverio Tommasi che è andato a trovarlo per farsi raccontare un po' chi è Tredici Pietro, nome che nasce dalla sua crew composta, appunto, da 13 persone.

Il nome Tredici Pietro e la sua crew

"Il mio nome nasce nel parco della Resistenza di San Lazzaro, quando Alessandro mi dice: ‘Chiamati Tredici Pietro' e ho pensato che era figo, pensa a rapper come 21 Savage, Ketama 126 e mi sembrava rappresentativo, per calcare sul fatto che insieme a me ci sono i miei amici" ha raccontato Pietro che ha alle spalle quattro singoli ("Pizza e fichi", "Piccolo Pietro", "Rick e Morty" e l'ultimo "Passaporto") in cui Pietro racconta proprio questa sua voglia di emergere nel mercato discografico con il suo rap e di andare oltre gli stereotipi che si porta appresso ("Ho capito come fare, almeno ci devo provare, non ascolto più le cose false, ok, l'ho capito che sei piccolo ma non stare ad ascoltare quello che ti dicono, sono Piccolo Pietro, non un piccolo Pietro" canta in "Piccolo Pietro").

Pietro: dai supermercati alla trap

Lontano dall'immagine del privilegiato, Pietro ha raccontato come in passato abbia lavorato tra Italia e Londra per sbarcare il lunario: "In Italia ho fatto il cassiere, il porta pizze, in un supermercato, poi sono partito per Londra e ho vissuto un anno lì da solo e mi sono sentito un po' solo: lavoravo in un alimentari, però ho imparato l'inglese". Pian Piano Pietro si sta costruendo una sua poetica, anche grazie alla collaborazione di Mr Monkey, suo producer di fiducia e per adesso è riuscito ad abbattere alcuni pregiudizi, riuscendo, nel bene e nel male a far parlare della sua musica e non di suo padre che, anzi, deve proprio al figlio il suo interesse nei confronti di tanti artisti di nuova generazione, vicini al mondo del rap e della trap.

Il sogno di Tredici Pietro

Ed è proprio da qui che viene il sogno principale del rapper: "Il mio sogno era quello di giocarmi la possibilità di lavorare nel mondo della musica, ora posso giocarmela, mi rendo conto che ci vuole un po', piano piano stupiremo chi dovremmo stupire. Mi imbarazza parlare della mia musica con persone che non sono al corrente, coi vecchi, con quelli che calcano sulla persona di mio padre". In attesa del suo prossimo passo, in bocca al lupo Pietro.