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Taylor Swift, il pop notturno di Midnights racconta senza sconti se stessa e i suoi nemici

Si chiama Midnights l’ultimo album di Taylor Swift che continua il percorso musicale che ne ha fatto una delle cantautrici più amate di questi anni.
A cura di Francesco Raiola
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Dopo il colpo doppio di folklore e evermore che in qualche modo avevano portato la cantautrice nel bosco intimistico che forse più di tutti rispecchiava il mood di un lockdown che aveva costretto il mondo nelle proprie case, per il ritorno col suo decimo album Swift è tornata nei lidi pre-folklore. Ma fino a un certo punto. È un periodo floridissimo per la cantante che, oltre ai due album pubblicati nel 2020 a pochi mesi di distanza aveva anche rilanciato le sue versioni di "Red" e "Fearless", che rientrava in una logica di riappropriazione della propria musica. E a proposito di riappropriazione, non sono in tanti a essere in grado di riappropriarsi e riflettere sulla riappropriazione della propria immagine come fa lei. "Midnights" sono 13 canzoni (numero non casuale per gli amanti della cabala swiftiana) in cui Taylor Swift si racconta, mette a nudo, dà la propria versione di se stessa, senza badare troppo ai convenevoli e senza preoccuparsi di essere educata, come qualcuno vorrebbe che fosse.

Farlo nel pop, farlo dall'alto della sua carriera non è semplice, nonostante il ruolo che è riuscita a conquistarsi in questi anni. Ma il potere in mano alle donne, soprattutto nella musica, non è ancora qualcosa di ben visto. E alcune canzoni di quest'album sembrano proprio riflettere su questa cosa. Intanto, nonostante il titolo notturno, le atmosfere tornano più a "Lover" e non è un caso che almeno nella versione base dell'album sia Jack Antonoff ad avere con lei le redini del gioco in mano, mentre quelle di Aaron Dessner sono in quattro delle sette canzoni che compongono la coda di quest'album ("3 am edition"). Dire che si torna a Lover, in ogni modo, è solo una riferimento per dare un'idea a chi non ha ascoltato l'album di avere percezione delle atmosfere meno folk. Synth pop, drum machine, elettronica, ma sempre con un'idea sempre "indie" (perdonateci anche questa semplificazione).

Nonostante tutto, infatti, le atmosfere continuano a essere sempre rarefatte, tappeti synth notturni, riferimenti a un certo pop (da Lana Del Rey, unico feat dell'album assieme a Zoë Kravitz, alle atmosfere à la Lorde e Eilish, come in Vigilant Shit passando per Carole King e Joni Mitchell), perché, piaccia o meno, Taylor Swift ha piena coscienza della sua strada, non nel singolo album, ma proprio nel percorso musicale che ha man mano costruito. Un percorso fatto anche di easter egg (il 13, la quinta canzone, più i tanti riferimenti interni che i fan coglieranno al primo tentativo, vero Scooter Braun?), di attenzione alla scrittura e soprattutto un messaggio sempre molto chiaro. "All they keep asking me is if I’m gonna be your bride/ The only kinda girl they see is a one night or a wife" (in Lavender Haze) è una sorta di manifesto femminista per una canzone che prende il titolo da un episodio di Mad Man, e fa il paio con "Ladies always rise above, Ladies know what people want, Someone sweet and kind and fun, The lady simply had enough" (Vigilante Shit) o "You see, all thе wisest women Had to do it this way ‘Cause we were born to be the pawn in every lover's game" (Mastermind). È un argomento che torna continuamente, a cui la cantautrice tiene molto, come ribadisce anche in Midnight Rain, quando canta "He wanted it comfortable, I wanted that pain He wanted a bride, I was making my own name Chasing that fame, he stayed the same All of me changed like midnight".

È sempre difficile parlare di onestà e verità quando ci si approccia alle canzoni: cos'è verità? Cosa costruzione? Cosa costruzione su fatti veri? Detto ciò, la narrazione di Taylor Swift cerca di essere onesta, sicuramente nella spietatezza con cui racconta sé o i suoi nemici, altro tema che Swift ha sviscerato in questi anni. "Anti-Hero" ha la stessa spietatezza nei suoi confronti di quanto "Vigilant Shit" e "Karma" ce l'hanno nei confronti dei suoi nemici. "Non credo davvero di aver approfondito così tanto le mie insicurezze in questo modo, prima" ha detto commentando un pezzo in cui si mette a nudo, parla di narcisismo covert ("Did you hear my covert narcissism I disguise as altruism Like some kind of congressman?") e lancia versi come "Sometimes, I feel like everybody is a sexy baby And I'm a monster on the hill". In Vigilant Shit canta "Now she gets the house, gets the kids, gets the pride Picture me thick as thieves with your ex-wife And she looks so pretty drivin’ in your Benz Lately she’s been dressing for revenge", mentre in "Karma" (termine che torna spesso nella vita artistica della cantautrice) Swift canta: "My pennies made your crown, Trick me once, trick me twice. Don’t you know the cash ain’t the only prize?".

Nella quinta canzone dell'album, quella che nella cabala swiftiana solitamente è la più emotivamente forte, la cantautrice ritorna sull'infanzia, guarda se stessa con lo sguardo adulto, l'amore non ricambiato e i problemi di dismorfia di cui ha parlato nel suo documentario Miss Americana, chiudendo, però, con una possibilità di salvezza: "Everything you lose is a step you take To make the friendship raise, let’s take the moment and taste it You’ve got no reason to be afraid". E della sua infanzia parla anche in "Mastermind" quando racconta di come nella sua vita ha dovuto organizzare dei piani per riuscire, in amore come in amicizia: "No one wanted to play with me as a little kid So I've been scheming like a criminal ever since To make them love me and make it seem effortless This is the first time I've felt the need to confess And I swear I'm only cryptic and Machiavellian ‘Cause I care". Con questo pop notturno, Taylor Swift continua la sua crescita, evita di seguire le mode del momento e rafforza la costruzione della sua identità musicale, che cambia ma non si sconvolge mai.

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