14 Gennaio 2022
17:39

Sick Luke tra X2 e il ruolo dei producer: “È partito tutto da me e Charlie Charles”

L’esordio discografico dell’ex membro della Dark Polo Sick Luke era il progetto più atteso di inizio 2022: “X2” raccontato nell’intervista del producer romano.
A cura di Vincenzo Nasto

Terzo album più ascoltato al mondo nel suo weekend d'esordio: davanti solo "Dawn FM" di The Weeknd e "DS4EVER" di Gunna. "X2" non si lascia spaventare dai colossal internazionali, ancora meno il producer romano, ex beatmaker della Dark Polo Gang, Sick Luke che traccia una linea divisoria con il passato, in un album in cui le influenze del lo-fi punk, della trap e dell'indie riescono a ritrovare un loro filo rosso, semantico e musicale. Una fotografia dei tempi che cambiano, ancora una volta, per il producer romano, che nel 2016 è stato, insieme a Charlie Charles, che celebra nell'intervista, uno dei volti più importanti della rivoluzione musicale italiana. La spinta per il progresso è arrivata proprio dalle ceneri del passato, come racconta Sick Luke, che determina l'inizio di un nuovo racconto dallo scioglimento della Dark Polo Gang: "Magari è successo nel momento in cui mi sono staccato dalla Dark Polo Gang, quando è successa quella cosa con Side, che non è colpa della Dark". Un direttore d'orchestra a tutti gli effetti, con 34 artisti da associare nella creazione di un instant masterpiece: la sorpresa arriva nell'ultima traccia, quella col padre Duke Montana, dal titolo "Libertà". Infatti per la prima volta Luke canta su una propria produzione, ringraziando il padre, una figura fondamentale nella sua crescita, anche musicale: "Ne avevi diciotto quando sono nato (Damn), mi hai cresciuto e non mi hai mai lasciato (Mai, mai). Sono stato un caso fortunato (Ah), giuro che un giorno sarai ripagato (No cap)". L'intervista a Sick Luke qui.

Come hai reagito alla notizia di X2 come terzo album più ascoltato al mondo nel weekend d'esordio?

Guarda pensavo di arrivare primo, ma purtroppo non ce l'ho fatta a causa di Gunna e The Weeknd. Scherzo, comunque non mi aspettavo che sarebbe successa una cosa del genere. Cavolo, è una bomba.

Quanto credi sia stato importante dare una dimensione diversa rispetto al 2016 e che tipo di risposta hai avuto dal pubblico con X2?

Sicuramente con questo disco, vengo riconosciuto più come un artista che come un produttore dietro le quinte. Ho sempre avuto questa cosa di stare davanti come un rapper, infatti sono uno dei produttori più famosi. È sempre stato il mio modo di essere. Questo disco mi è servito per far vedere a tutti cosa so fare: un disco di 17 tracce con così tante sonorità diverse. Mi serviva uscire con una roba del genere e non con la musica per cui tutti mi conoscono. Dovevo dimostrare di saper fare molto di più.

C'è stato un momento in cui ti sei sentito stretto nei tuoi panni, in un suono in cui gli altri ti avevano identificato?

Ogni giorno sento come se dovessi fare qualcosa di più, quindi è difficile inquadrare un momento esatto. Magari è successo nel momento in cui mi sono staccato dalla Dark Polo Gang, quando è successa quella cosa con Side, che non è colpa della Dark Polo. Io sono una persona molto emotiva, per via di quella storia mi sono un po' rattristito, mi sono sentito un po' solo musicalmente. In quel periodo ho fatto le cose con Ghali, con Zoda, Luche e Izi rimanendo ancora con la Dark Polo, volevo dimostrare di saper fare anche altro, di potermi misurare. Adesso che ho una maturità diversa, ho deciso di chiamare i nuovi e i vecchi amici per mettermi alla prova con questo progetto.

Un disco che raccoglie 34 artisti, non pochi. Qual è stata la difficoltà più grande nell’essere un direttore d’orchestra e invece quale aspetto del lavorare a un tuo album ti ha sorpreso?

È stato difficile stare appresso a 34 artisti, capire se a loro gasava l'idea e se il brano si potesse avverare. A molti son piaciute le mie idee, a parte qualcuno trap che era un pochino più indeciso, perché sembra più difficile con loro uscire dagli schemi. Invece quelli indie erano mega aperti. Alla fine è andato tutto bene, sono felice che tutti si son fidati di me anche perché sanno come ho lavorato in passato e non sbaglio.

Qual è stato il criterio con cui hai scelto la Strega del frutteto come primo singolo del progetto?

In verità volevo uscire con "Dream Team", ma il pubblico ragiona in maniera diversa rispetto all'artista. Se fossi uscito con quella traccia, tutti avrebbero pensato a un disco con quelle sonorità, non volevo questo. Volevo capissero da subito che il disco sarebbe stato qualcosa di diverso. Molte persone che conoscevo temevano che il disco sarebbe stato in buona parte come "La strega del frutteto", ma poi ascoltandolo si vede che è qualcosa di diverso. Ci sono ancora alcuni che la pensano così, ma vuol dire che non hanno ascoltato il disco. Viviamo in questa società, quindi va bene. Arrivare terzi nel mondo, ottavi in Inghilterra e primi in Italia è già tanto. Ci sarà tempo per fargli capire il disco.

Il 2021 è stato uno degli anni in cui i producer hanno raccolto il testimone dei rapper, decidendo di realizzare progetti in prima persona. In molti hanno parlato di mere operazioni commerciali per unire gli hitmaker di turno: ti chiedo invece, cosa ti ha spinto nel voler pubblicare un progetto del genere?

Durante la pandemia, ho subito pensato al fatto che sarei stato da solo in studio e non avrei visto alcun rapper. Cosa potevo fare? Lavorare al mio disco. Sembra una cavolata, perché avrei dovuto iniziare molto prima e dovevo essere io il primo producer a far uscire un disco da produttore. Però va bene così. Avendo Night Skinny e Mace come riferimento, ho avuto la prova che anche il produttore può fare qualcosa. Purtroppo vengo da un ambiente molto egocentrico come la trap, potevo farlo ma ho preferito aspettare e uscire in questo momento in modo più artistico, piuttosto che da trapper. Risulto molto più un artista che un trapper, e la cosa mi piace molto e mi va benissimo così.

E invece della nuova figura dei producer?

Sono felice che i produttori oggi escano e abbiano successo, anche se è partito tutto da me e Charlie Charles. C'è spazio per i producer finalmente.

Chitarre, distorsioni, batterie: la riscoperta dell’analogico è un altro passo in avanti compiuto rispetto al passato. In cosa è cambiato Sick Luke anche nel modo di produrre?

Diciamo che ho fatto questo cambio da beatmaker a producer, perché ho iniziato a fare il direttore d'orchestra. Ho chiamato dei musicisti a suonare degli strumenti che non so suonare perché sono una foca, non sono bravo a farlo. Io quando suono tastiera e synth vado a orecchio, perché non ho mai imparato a suonare. In "X2" mi accompagna Valerio Bulla, bassista dei Cani, un maestro. Mi ha assistito in tutto il disco, ha suonato con me tutto. Io avevo delle idee e gli chiedevo di suonare delle cose, che poi uscivano alla perfezione, come "Temporale". Lui mi dice sempre che riesco a sentire le note come uno che sa suonare e questa cosa mi inorgoglisce.

Nell’outro del disco troviamo “Libertà” con tuo padre Duke, uno dei rapper più importanti della capitale. Come hai vissuto la tua crescita musicale, con un sostegno continuo come quello che ti ha dato nei tuoi primi anni di carriera?

È sicuramente una delle cose più belle nella musica. Da piccolo quando ho iniziato a fare produzioni, nella stanza accanto alla sua, lo chiamavo e gli facevo sentire il beat. Lui mi diceva che erano belli e mi dava consigli su cosa potessi fare sulla traccia. Alcune volte entrava e mi chiedeva: "Ma che cos'è questa? Bellissima, una bomba". Io volevo tenermi queste produzioni ma lui insisteva che le voleva. Diciamo che è stata una bomba, anche perché non avevo tante persone nel mondo del rap a cui poter far ascoltare la mia roba all'inizio, e mi ha aiutato tanto. Questa cosa potrebbe aiutare molto i giovani produttori. Se non sono i genitori, alcune volte sono gli amici ad ascoltare la musica dei producer, perché serve un parere sempre. A parte quelli negativi che scrivono su Instagram.

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