In un'intervista al Corriere della Sera Amadeus ha parlato di come per Sanremo 2020 vorrebbe 22 canzoni che siano anche hit radiofoniche. Ma veramente Sanremo deve aspirare esclusivamente e univocamente alle radio? Cosa vuol dire, poi, radiofonico? Filosofie a parte, il Festival è sempre stato una cassa di risonanza per tantissimi artisti e negli anni ha, ovviamente, passato diverse fasi. È impossibile, infatti, che la più importante rassegna musicale italiana non sia influenzata profondamente dai cambiamenti discografici e in questi ultimi anni sono stati tanti. C'è anche da dire che con le epoche Conti e Baglioni il festival ha ritrovato una certa centralità discografica, creando fenomeni dal nulla e spingendo giovani di talento.

Le anime del Festival di Sanremo

Nel contempo, però, è riuscito anche a trovare una chiave per portare un certo tipo di cantautorato (pop e rock), dando l'impressione che non fosse più una questione prettamente di quote, come in passato, quando gruppi come Afterhours o Marlene Kuntz erano alieni all'interno di un contesto completamente diverso dal loro. Negli anni scorsi, invece, i confini erano più attutiti – come avvenuto per la discografia di questi anni, con i generi che si sono aperto alle contaminazioni – e band come gli Zen Circus, o uno come Achille Lauro erano perfettamente funzionali al discorso totale. E addirittura lo scorso anno ha vinto Mahmood, che della canzone sanremese aveva ben poco.

La ricerca della contemporaneità di Amadeus

Ci sta, quindi, che Amadeus cerchi la contemporaneità pop, adeguandosi al mercato odierno che ha nello streaming il mezzo maggiore di diffusione e anche di modellamento di una certa realtà musicale, però… C'è un però: "Cerco 22 canzoni che siano pop, che il giorno dopo possano essere trasmesse su tutte le radio o cercate su Spotify (…). Sono brani al passo con la quotidianità, con quello che funziona discograficamente, c’è attualità ed energia, c’è molto ritmo" ha dichiarato e proprio nelle pieghe di questo discorso potrebbe insidiarsi una sorta di problema al contrario. Siamo sicuri che la radiofonicità sia di per sé un valore? E lo stesso discorso vale per "quello che funziona discograficamente" che rischia a portare a quell'appiattimento che il pop italiano ha vissuto per anni, almeno se si guardano ai grandi numeri.

Che ruolo può avere il Festival di Sanremo

Sanremo, invece, potrebbe essere anche portatore di sperimentazione e proprio Mahmood ne è l'esempio lampante. Chi avrebbe scommesso un euro su di lui prima dell'inizio della rassegna? Chi lo avrebbe fatto qualche anno fa? Speriamo che la lista dei Big e l'ascolto delle canzoni possa in qualche modo permetterci di declinare la musica italiana nelle sue diverse sfaccettature, senza la rincorsa alla hit preconfezionata.