C'è una nuova generazione di cantanti che fa bei numeri ma è evidentemente ancora alla ricerca di sé. Nati con Youtube, dove hanno trovato popolarità come youtuber (ciao Troye), appunto, ma anche pubblicando cover, e che col tempo si sono aperti alla musica. Una spinta probabilmente è stata data dall'esplosione di questi ultimi anni di app come Vine (ciao Shawn), Musical.ly e la versione aggiornata di TikTok che ha dato spazio a tanti fenomeni di questi ultimi anni. Rosalba Andolfi (ma in arte solo Rosalba) ha cominciato, giovanissima, col make up: faceva video perché voleva mostrare agli altri quello che sapeva fare, poi la platea di pubblico è cresciuta sempre di più, ha incontrato altri mondi e la musica che sta per diventare una nuova strada. Dopo il successo di "Bipolare", e prima quello di "Teddy Bear", oltre alle collaborazioni con un gruppo di youtuber che vede protagonisti Sespo (che è anche suo compagno), Alessandro Montesi (Monte) e Valerio Mazzei, Rosalba ha pubblicato il suo primo album "Angel", che gioca con una sorta di versione aggiornata del bubblegum pop, il bubblegum urban, in cui sonorità catchy si mescolano a sonorità urban, appunto (ma all'improvviso veniamo catapultati in un giro di ukulele), testi che riprendono stilemi classici della sua generazione, dalle anime ai videogame, con la cultura giapponese che fa da sfondo al racconto del suo mondo, dalle fake news, alla vita online, gli amici, ma anche il disagio.

Ciao Rosalba, come ti presenteresti a chi non ti conosce?

Sono Rosalba, ho 21 anni sono nata a Napoli, ora vivo a Milano e ho iniziato tutto questo per caso.

In che senso per caso?

Nel senso che ho cominciato nel 2016 su Youtube facendo video di makeup – vedevo tantissimi video make-up -, volevo far vedere agli altri quello che sapevo fare, volevo comunicare con  le persone. Quando ho iniziato i social non erano così affermati, Instagram era appena nato, quindi quello che facevo non era visto come un lavoro ma come un hobby e poi è diventato quello che è diventato. Grazie a questo, poi, ho scoperto la musica, ovviamente già mi piaceva ma così ho avuto l'opportunità di fare la mia musica, esprimermi, mi ha svoltato completamente la vita.

Quando hai cominciato a pensarlo come un lavoro?

Ho capito che stava diventando qualcosa di più grande quando i numeri hanno cominciato a salire tantissimo, quando mi sono arrivate le prime opportunità e richieste di collaborazione coi brand. Lì ho capito che forse era qualcosa di più grande di un semplice hobby.

E come è cambiata la tua quotidianità?

Fortunatamente i miei amici, quelli veri, ci sono sempre stati, non è cambiato nulla: per loro sono Rosalba, come è giusto che sia, perché io sono la stessa persona di prima. Per quanto riguarda la scuola ho cominciato un nuovo percorso e anche lì sono una persona normale, nessuno fa distinzioni, nessuno mi considera come Rosalba, sono una studentessa come gli altri. Per quanto riguarda la vita sociale, ho conosciuto nuove persone, legate soprattutto all'ambito social, quindi è cambiata, però neanche più di tanto.

Parlando con artisti e colleghi che hanno fatto il tuo percorso si evidenzia spesso la difficoltà di gestire un pubblico enorme: tu non parli a poche persone e spesso è un pubblico piccolo d'età, come ti rapporti a questa cosa?

Diciamo che non è sempre facilissimo, perché devi essere te stesso, ma anche trovare il modo migliore di esserlo. Devi sicuramente far passare anche buoni messaggi, soprattutto se ti seguono così tante persone, spesso molto piccole, talvolta si lasciano influenzare da quello che fai. Sento che ogni cosa che faccio potrebbe vederla anche un bambino e loro non devono prendere un esempio sbagliato da quello che faccio, devono trovare qualcosa che le piacerebbe fare, un'ispirazione. Per questo cerco di far passare messaggi positivi.

Senti, invece come hai deciso di cantare e fare musica?

La musica è sempre stata una delle cose più belle della mia vita, ho sempre ascoltato tanta musica, soprattutto internazionale. Nel 2016 avevo fatto "Teddy Bear" un po' per sperimentare, perché tutti i miei amici erano musicisti, tutti facevano la loro musica, le loro produzioni e mi mi trovavo spesso in studio con loro a sentire quello che facevano. Un giorno che erano più liberi mi sono detta che volevo provare a fare qualcosa: era un po' per divertimento, per capire cosa ne sarebbe uscito fuori. Ho capito che era molto bello esprimersi attraverso la musica, fare la tua musica, creare un testo da zero, una base assieme ad altre persone e quindi ho capito che mi piaceva tanto.

E hai cominciato ad addentrarti, quindi…

Sì, a quel punto ho cominciato ad approfondire, ad informarmi sul lato tecnico, su come si fa la musica, oltre ad ascoltarla, e qualche anno dopo ho scritto le prime canzoni. Poi ho cominciato a lavorare per il disco e ho capito che era una cosa che volevo integrare nella mia vita al 100% e soprattutto sentivo di comunicare con le persone anche in modo diverso. In fondo la musica è un modo per esprimere te stesso, far capire chi sei.

Teddy Bear l'hai inserita pur non considerandola proprio la tua canzone. È una sorta di canzone zero, giusto?

Sì, infatti l'ho messa in modo diversa, la canzone zero è diventata la canzone finale dell'album. La cosa bella è che l'ultima parola di Teddy Bear è "fine" perché lì finisce il disco. È stato il primo approccio alla musica ma l'o quasi totalmente rifatta: il testo è rimasto più o meno lo stesso, la base è cambiata, anche se è sempre ispirata a quello vecchio, però rivoluzionata, sono state riregistrate le voci e ho aggiunto il feat di questo amico, Uale. Con lui ho fatto la prima versione, per questo l'ho voluto come fine dell'album.

Sespo, Monte, Mazzei etc, siete un bel gruppo unito, che lavora assieme, come mai non c'è nessuno di loro nell'album?

Perché questo primo album va a raccontare quella che ero io prima, fino ad oggi. Loro sono amici importanti, ma sono entrati nella mia vita relativamente da poco tempo. In questo primo album volevo focalizzarmi su me stessa, raccontare me stessa, poi magari succederà qualcosa anche con loro, sono i miei più grandi amici.

Però è un bel gruppo affiatato, vi scambiate idee di scrittura e musicali? C'è qualcuno che ti aiuta tecnicamente nella scrittura?

Sì, ma non loro, nel senso che quello che possiamo scambiarci tra di noi sono i gusti, i consigli musicali, ma chi mi ha aiutata davvero in tutto il mio percorso è stato proprio Uale, e lui è stato il punto di riferimento, mi ha insegnato tutto.

All'interno dell'album c'è tutta la tua passione per la cultura giapponese, passi dall'anime allo shinigami.

Sono un po' di cose che si ricollegano, le canzoni hanno sempre un punto di contatto l'una con l'altra. Sicuramente c'è l'influenza giapponese, dei videogame, perché è ciò con cui sono cresciuta. Da quando avevo 11 anni guardavo anime e mi sono appassionata alla cultura giapponese, poi o avuto la fortuna di poter anche andare a Tokio e stare un po' in quella situazione. C'è lo shinigami, il videogame, è tutto ricollegabile sia nelle parti più gioiose che in quelle più cupe.

Come è nata questa passione?

Quando ero piccolina, era la fine delle scuole medie – conta che non ero una di quelle che usciva tanto – e stavo a casa, al computer, a giocare, vedere cose e quando ero piccola c'erano tantissimi anime in televisione, anche se non sapevo che erano anime, ovviamente, crescendo, stando al computer, però, ho cominciato a informarmi ed è stato così anche che ho conosciuto persone appassionate e questo mi ha portato a essere quello che sono adesso.

Cosa ti piace del mondo online da fruitrice, quali sono le cose che ti interessano, che cerchi?

Io cerco davvero di tutto, quante più cose posso scoprire più mi fa piacere. Posso cercare recensioni di video e di serie tv, cerco sfilate di moda del 2001, nuovi videogiochi o cose da fare. Siamo fortunati ad avere internet, perché si può trovare di tutto, impari lingue, trovi cose, ti metti in comunicazione con persone dall'altra parte del mondo.

Leggi quello che si dice su di te?

Mah, dipende, non sto spesso a cercare quello che si dice di me, magari a volte mi è capitato, però non più di tanto, vedevo le bio che mettono, per esempio.

In base a cosa cambi il colore dei capelli, invece?

In base a come mi sento: se mi sento felice posso farmi i capelli rosa che mi ricordano la felicità, oppure può essere anche solo per estetica. Ora sono ferma perché sono molto rovinati, quindi basta, anche se a me piacerebbe cambiare ogni giorno colore, anche per abbinarlo a come mi sento.

Senti, il successo di Bipolare ti ho portato anche critiche…

Vero, anche se tutto sommato è stato molto apprezzato, ho raggiunto dei numeri davvero alti, che onestamente non credevo, anche perché è la canzone numero uno. In più è stata registrata a casa mia, non in chissà quale studio, proprio perché era all'inizio.

Quali sono gli artisti che ami di più?

Troye Sivan mi piace tantissimo, Melanie Martinez che ascolto da tantissimi anni ha una grossa influenza in quello che sono, è sempre stata una delle artiste che ho più ascoltato, ma se dobbiamo scavare più a fondo ci sono i TwentyOne Pilots che mi piacciono tantissimo, specie per le performance live, e ovviamente i Blink 182 contemporaneamente ai One Direction.

Qual è la cosa più bella che ti è capitata in questi anni?

Una delle cose più belle è stata poter essere indipendente, vivere da sola col mio ragazzo, poter viaggiare in giro per il mondo, ho visitato tanti posti, gli Usa, il Giappone ed è stato bellissimo, poter vedere gli altri come vivono, cosa fanno. Insomma, vivere la mia vita a casa mia, fare le mie cose, crearmi la mia routine, avere i miei cani.