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Più di 1 milione di euro per sedersi in prima fila al concerto dei Maneskin, Agcom multa Viagogo

Sedersi in prima fila al concerto dei Maneskin costa oltre 1 milione di euro. Il caso limite che ha spinto l’Autorità garante per le Comunicazioni a sanzionare la società Viagogo per 12 milioni di euro.
A cura di Stefania Rocco
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Partecipare al concerto dei Maneskin, soprattutto se seduti in prima fila, può arrivare a costare oltre 1 milione di euro. 1.182.999 euro per la precisione. Una cifra esorbitante, prodotto del cosiddetto “secondari ticketing” che consente di acquistare biglietti per concetti ed eventi per poi rivenderli a un prezzo maggiorato. Quando questo prezzo è arrivato a superare il milione di euro, il caso è finito sul tavolo dell’Autorità garante per le Comunicazioni che ha sanzionato la piattaforma Viagogo con una maxi multa da 12,24 milioni di euro.

L’AgCom sanziona la pratica del bagarinaggio

La società che ha sede negli Stati Uniti si occupa di vendita online di biglietti per concerti ed eventi in tutto il mondo. La cosiddetta pratica del bagarinaggio, già finita sotto la lente di ingrandimento perché mette gli utenti nella condizioni di acquistare biglietti a prezzi anche 10 volte maggiori rispetto al reale prezzo di vendita.

Le indagini

Le indagini che hanno condotto alla maximulta comminata a Viagogo sono state condotte con il supporto della Guardia di Finanza,  in particolare del Gruppo Radiodiffusione ed editoria del Nucleo speciale beni e servizi, reparto specializzato delle Fiamme gialle. Secondo quanto risultato dai rilievi effettuati, nel 2022 la piattaforma avrebbe venduto biglietti per 68 eventi a un prezzo 10 volte più alto rispetto a quello dei biglietti nominali. Tra i concerti per i quali la società è stata segnalata risultano esserci quelli di Maneskin, di Blanco, di Renato Zero e anche del Cirque du Soleil. Una sanzione che l’AgCom definisce importante “non solo perché il fenomeno del secondary ticketing sottrae rilevanti risorse al fisco, ma anche perché aumenta le barriere all’accesso ai mercati dei consumi culturali degli utenti, a danno anche della comunità degli artisti e dei lavoratori dello spettacolo”.

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