"Tutto quello che è successo non è mai stato ‘costruito', non ho fatto niente, ho solo cantato una canzone. Anche quando ho vinto il Grammy non ho mai sfruttato il momento, a volte sento leggo: ‘Chissà che team avrà la Pausini, il mio team fra un po' non mi sopporta più" ha detto Laura Pausini in una conferenza stampa per la nomination all'Oscar in cui non è riuscita a trattenere l'emozione. Una spontaneità che la caratterizza da sempre, come sa chi ha avuto minimamente a che fare con lei, e come sottolinea spiegando come ancora debba giustificare il suo successo quando è nel suo Paese: "All'estero ho meno paura perché, qui sento un'enorme responsabilità, devo sempre spiegare il perché di questo successo, anche a me stessa, ovviamente. In Italia ho paura, quando sono all'estero non ce l'ho, lì mi dicono che mi ammirano, in Italia me lo dicono solo i miei fan".

Come Laura Pausini è diventata una star mondiale

Partita dal pianobar, Laura Pausini è arrivata alla vittoria del Golden Globe e alla nomination come Best original song agli Oscar con la canzone "Io sì/Seen" scritta con Niccolò Agliardi e Diane Warren e colonna sonora del film "La vita davanti a sé" con la regia di Edoardo Ponti e la presenza di Sophia Loren. Un successo planetario che negli anni l'ha vista protagonista anche ben al di fuori dei confini nazionali e che, ha spiegato, è dovuto a un'enorme caparbietà e alla voglia di arrivare al suo pubblico: "Quando esco con un album rompo le scatole alla mia casa discografica, voglio presentarlo, chi ha comprato i miei album, tipo quando ne vendetti 900 mila in Francia, deve saperlo che ne è uscito uno nuovo. È giusto che l'album sia per me, ma visto che sono diventata una storia per qualcuno voglio andare là e dirlo, voglio fare tanta roba, non si fa conoscere una cosa italiana al mondo con un'intervista, bisogna lavorare duro, raccontarle, e ho fatto questo, ho rotto le balle. A volte dicevano che muoversi con un manager, un ufficio stampa e il manager costava troppo, allora mi sono data regole stringenti, tagliando le persone in trasferta. Ma io non ho paura, sono di un paese con campi di pesche, so cosa significa darsi da fare, mi rimbocco le maniche".

Dal pianobar al Golden Globe

Nonostante il successo, Pausini sa bene quanto abbia lavorato per arrivare a questo punto, ma non solo ci tiene a sottolineare quanto alla fine sia rimasta comunque quella che sognava di fare pianobar: "Io non so cosa ha di particolare la mia vita, da quando ho vinto Sanremo mi chiedo perché proprio io, però so che da quel giorno dentro di me è nato desiderio di non accontentarmi e voler essere come un'atleta: disciplinata, impegnata, cercando di fare il meglio, a volte sbagliando. Quello che ho sentito quando ho vinto il Golden Globe e la nomination sono cose talmente più grandi che non so come prenderle, mi sento piccola rispetto a queste cose enormi. È una sfida continua con me stessa, mi chiedo sempre: ‘Sei sicura di volerti prendere questa responsabilità?' e non so mai dire no, è un dovere verso la mia vita quello di non arrendermi".

L'importanza del Festival di Sanremo

Oltre al lavoro col padre, Sanremo resta la tappa principale della sua carriera e della sua vita, come ripete spesso durante la conferenza: "Ogni tanto mi spavento perché non so se sono in grado di affrontare quello che succede, in fondo sono una donna che ha molte cose di quella ragazzina che è andata a Sanremo, ho imparato tanto in questi anni, ma l'ansia, le paure, lo stesso modo di gioire è uguale ad allora. Mi sento piccola, e mi chiedo se mi merito quelle cose, se merito di fare questo mestiere in questo modo. Il principio di cantare è uguale a quello di quando facevo pianobar, ma attorno ci sono cose che non immaginavo prima di andare a Sanremo. Ora mi dico, cosa c'è dopo gli Oscar? Forse c'è il pianobar o forse la mia mansarda di Solarolo dove cantavo e i vicini bussavano per abbassare il volume".

Le aspettative della gente e di se stessa

È una Pausini fiume quella che si dà completamente ai giornalisti, a cui parla delle proprie paure, delle ansie che in qualche modo continuano ad affiancare le sue tante vittorie, un percorso che l'ha vista trionfare e diventare l'artista italiana più famosa al mondo: "Io mi sento più piccola a Sanremo, invece di sentirmi figa mi fa venire più ansia avere queste nomination, perché la gente si aspetta di più e io stessa mi aspetto di più: questa sfida con me stessa è entusiasmante, ma anche il mio piccolo dramma con me stessa".

Pippo Baudo che le fa più paura di Beyoncé

La cantante racconta anche di come lo star system sia diventato un mondo con cui è riuscita a convivere, di come il confronto col suo Paese le fa ancora più paura che quello con l'estero, dove è amata e ammirata: "Per anni e ancora oggi quando mi chiama Baudo ho ansia, mi sento nervosa, può sembrare una cosa che per noi italiani è assurda, ma sono più tranquilla quando parlo con Beyoncé. Ci ho dovuto lavorare tanto, ma continuano a essere le aspettative italiane a farmi agitare. Anni fa mi sentivo addirittura in colpa per il successo e andai anche in analisi, mi dicevo: "Perché io?".

Il nuovo album e la conduzione di Sanremo 2022

Il richiamo di Sanremo continua a essere forte e non nasconde che in passato le hanno chiesto di presentarlo. Per il 2022 non si candida, però, anzi spiega di voler pubblicare un album, ma che se in futuro dovesse accettare, lo farà con Paola Cortellesi e solamente da conduttrice: "Anni fa la Rai mi ha chiesto di condurlo, con Paola Cortellesi, poi con Bonolis, ma sinceramente non lo so. Finora non ho accettato perché non mi sento in grado di reggerla, e se un giorno dovesse succedere non farei la direzione artistica perché sono plagiabile, ho i miei preferiti e non sono in grado di fare un cast come si deve, metterei solo i miei amici. Sanremo bisognerebbe farlo in un momento in cui sia io che Paola siamo libere e vogliamo divertirci e fare qualcosa di speciale per la musica, e in questo momento non sono in grado".